The Prison in Twelve Landscapes



Il film della regista canadese Brett Story, The Prison in Twelve Landscapes (Canada, 2016, 87'), è un film che va ad indagare la realtà carceraria statunitense di dodici luoghi da un punto di vista che ha a che fare prevalentemente con il personale, nel senso di un qualcosa che riguarda l'individuo in relazione a un sistema, quello carcerario, il quale, per sua natura, annette ed annienta l'individuale, a opera di una strategia punitiva che organizza i corpi e nel contempo li traccia. Brett Story non vuole creare un documentario in cui mostrare i meccanismi interni al carcere, evitando così probabilmente il rischio di fare un film oscillante tra la denuncia e la creazione di un interesse che scivola tra il consenso e la ritrosia verso ciò che si vede, cosa di cui si occupa già, peraltro, la televisione (pensiamo ad esempio al programma Carcere duro di Sky). Il complesso carcerario non riguarda unicamente ciò che sta dentro le mura delle carceri e questo la Story lo sa bene: come ciò che ingloba un fuori che sfugge la normatività, si ha l'infrazione come origine di una regolazione che non ha il solo compito di isolare. L'isolamento non è mostrato se non come isolamento nascosto, come ciò che non si dimostra solo all'interno delle mura carcerarie ma anche fuori: è come se si avviluppasse un filo invisibile che percorre tempo e spazio e compito della Story è percorrerlo, mostrando così i vari collegamenti, che ne è del dopo, che ne è del lavoro, che ne è di un tempo e delle tracce che inevitabilmente sono state tracciate. Ma se una traccia c'è stata, questa non è solo ciò che è stato dato, ciò che è stato come innestato, ciò che ha agito come marcatura istituzionale che nello stesso tempo si occupa dell'omologazione. Esiste una sorta di individuazione anche nelle tracce, un qualcosa che sfugge all'internamento come ciò che immette in uno spazio delimitato e che disciplina i corpi, che li traccia. Una volta che l'interno si fa esterno, una volta che si esce, quell'interno mostra tutta la sua violenza proprio alla superficie, nei corpi, questo intendiamo dire, il che non ha nulla a che fare con una banalizzazione della questione in termini di razzismo, ovvero il suolo normativo non include chi si suppone essere stato normalizzato e disciplinato, il deviante su cui si è agito, anzi è questo normativo che non lascia alcuna traccia sugli altri corpi, nessuna traccia distinta; si assiste, non platealmente, ma ricercandolo, a una sorta di spianamento delle differenze che evidenzia così di fatto i corpi tracciati da quelli in cui non si è mai agito con la reclusione ma solo col livellamento. Cinematograficamente, si tratta forse di far risalire a un'altra superficie, di far scivolare la traccia, da una superficie ad un'altra, nel tentativo di creare uno spazio, che non evidenzia le differenze perché sregolate, perché infrangono una norma, ma differenze che infrangono in quanto differenti non rispetto qualcosa ma nella continua differenza. Così, la maggioranza nera che popola le carceri non è se non ciò che è marcato da un certo raggio di possibilità che si dipana a partire da un individuale su cui si insiste un certo contesto, una certa storia e una certa norma, e non una popolazione a cui viene data a posteriori una certa possibilità. Ciò che dal punto di vista cinematografico la Story può mostrare è solo questo, oltre al quale si svilupperebbero le solite rappresentazioni che fanno il gioco, alla lunga, dell'istituzione. In questo senso allora capiamo che non si può fare del cinema una sorta di giornalismo ed è così che The Prison in Twelve Landscapes sfugge anche alla dimostrazione di ciò che è evidente, perché ciò che è evidente sarebbe troppo influenzabile e non toccherebbe la superficie ma solo ciò che si mostra, ciò che si dà spontaneamente. Non è tanto uno sforzo, quello richiesto dalla Story, quanto piuttosto un tentativo di stimolare ciò che è in possibilità ma non per questo spontaneo, un cinema che cerca quei fili esistenti, non ovvi e che fanno del cinema un gesto che va al di là del normativo.


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