Irradiant field


Pensare l'immanenza. Il che non vuol dire pensare a qualcosa che sia immanente, che sia stato immanentizzato; significa, piuttosto, essere nell'immanenza e - come dire - essere pensati dall'immanenza per il fatto stesso di trovarsi in essa. Non è un affare di logica o prettamente concettuale. Certo, c'è una stringenza del pensiero che ci rinvia a questo o, meglio, che rinvia il pensiero stesso a pensarsi - e non apre già questo, forse, un campo d'immanenza proprio del pensiero soltanto? un luogo in cui solo il pensiero sia e sia soltanto se stesso, dunque non possa che pensarsi. È l'immagine del pensiero secondo Deleuze, colla differenza che, ora, quest'espressione dev'essere intesa in tutta la sua portata concreta, diremmo quasi estetica. L'immagine del pensiero non è un pensiero dell'immagine, e l'ultimo lavoro di Laura Kraning, Irradiant field (USA, 2016, 10'), riporta proprio a questo. L'immagine del pensiero è un pensiero del vuoto che non è un vuoto del pensiero, ma pensiero che si ritrova nel vuoto e che pensa se stesso per continuare a svuotarsi e a sussistere in se stesso, nell'atto del pensiero. L'immanenza... Eppure, già con Port noir (USA, 2015, 11') il riflesso era di una tale forza attrattiva e differenziante, oltre che differenziale, da non poter appunto che riflettere, solo che non si era ancora arrivati a questo punto, al punto cioè in cui il riflesso stesso non smetteva di essere tale, riflettendo persino se stesso. Si rifletteva: rifletteva qualcosa, il riflesso. Tutta la sua forza era come data, se non donata, a qualcosa che in esso sussisteva riflettendosi, sussisteva per riflettersi e sussisteva quasi prendendone il posto, del rifletto - sussisteva come riflesso. Con Irridiant field, invece, è il riflesso medesimo ciò che conta, e allora siamo in territori eminentemente dorskyiani, di quel Dorsky che in Variations (USA, 1998, 24') non faceva altro che variare per far variare, variazione variante nonché variazionale di se medesima: il riflesso della Kraning è precisamente questo, il riflesso che riflette e, riflettendo, non fa che riflettere se stesso. In questo senso, bisogna prestare una particolare attenzione al tipo, nonché all'immagine posta in essere dalla regista statunitense: il campo è irradiato (di luce), ma ciò che conta è esclusivamente questa irradiazione, poiché è essa, in istanza ultima e definitiva, a dare il campo. Il campo, in Irradiant field, è il campo irradiato, è il campo che si fa nel momento in cui c'è un'irradiazione: irradiazione del campo, campo dell'irradiazione. Il campo non succede all'irradiazione, ma è l'irradiazione stessa a darsi in un campo, che dunque viene a essere il suo campo, l'irradiazione medesima. Questi grandi congegni che riflettono il sole differiscono la luce, e tale differimento differenzia, procedendola, l'irradiazione fotonica. Non si tratta di guardare alla luce, di guardare la luce. Si tratta, semmai, di procedere, nell'immagine, attraverso la luce e per la luce - verso la luce. Tutto riflette, ma è il riflesso stesso che deve ora darsi, e non può che darsi riflettendosi a sua volta, dunque differendo e differenziandosi: l'immagine rinvia a qualcos'altro, qualcosa che è l'immagine in quanto tale e che può essere vista solo a costo di un'esperienza che ci colga in essa. I pannelli si muovono, l'acqua scorre... e tutto riflette, è riflesso, riflesso che rinvia lo sguardo al di là dell'acqua, al di là dei pannelli. Un'altra immagine? Sì, ma dopo però. Quando si potrà avere un'immagine della luce che non sia la luce dell'immagine, quando cioè l'immagine sarà variazionale e processuale, quando non sarà un che di statico - e noi potremo irradiarci per essa e (soprattutto) in essa. Per ora, intanto, non possiamo che essere differiti a qualcosa che, sebbene solo in apparenza, sta al di fuori dell'immagine, considerando, comunque, che, oltre ad essere una dinamica prettamente tecnica e tecnologica, quella che per ora c'impedisce il passo ulteriore, è anche una condizione essenziale al cinema, il quale, sinora, non può che immanentizzare la luce - non far(si in) essa.

Nessun commento:

Posta un commento