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Non tanto tempo fa, avevamo lasciato Ignazio Fabio Mazzola con I II III IIII (Italia, 2016, 2') e ora lo riprendiamo con un nuovo cortometraggio il quale, sulla scia del precedente, ricerca una sperimentazione che si faccia imminentemente cinematografica, ma di un cinema che pare così a noi essere molto diverso dai suoi precedenti, il che non ci sorprende, avendo intuito come per il regista sia importante non solo spogliarsi di un punto di vista proprio del regista-autore (cosa che si nota subito e in modo lampante in quei cortometraggi quasi ritratto, come S _ S (Italia, 2015, 10') ma anche come sia di fondamentale importanza il ruolo dato allo spazio e all'architettura (come da DO a DA (Italia, 2015, 7') o ancora più platealmente  τοπίο (Italia, 2015, 5'). Ma riprendiamo soprattutto da  I II III IIII dove ci sembra che * 31 12 99 (Italia, 2016, 1') non tanto ne derivi ma cerchi una strada alternativa di un percorso che si sta cercando di sperimentare in maniera forsennata. I II III IIII, dunque, nel quale troviamo un dissolvimento di un'architettura che si fa sempre più anonima, non nel senso spregiativo, senza carattere ma nel senso di impersonale, un'architettura quindi che in qualche modo, nel modo del cinema, dissolve la forma per farne scaturire quei possibili mai realizzati e che ritroviamo in un forsennare caotico proprio caricato nel film. * 31 12 99 ci sembra ripartire proprio da I II III IIII e lo fa in una maniera in qualche modo simile ma nello stesso tempo radicalmente diversa, mantenendo quel carattere di anonimia che è proprio, stavolta, di qualcosa che ci sembra più intimo e vicino a noi, in una spontaneità della visione che sembra un po' ricordare quella di Todd, un'intimità non privata ma impersonale e così propria di tutti quelli che l'esperiscono e Mazzola la ricrea suggellandola in una data di nascita data dal titolo, la quale rimane, anch'essa, senza nome, senza appartenenza a un soggetto, lasciando trasparire una forza evocativa che ombreggia sulla superficie. Ed è proprio questa ombreggiatura che è resa evidente e con ciò questo nuovo cortometraggio ci sembra essere una sperimentazione che gioca su un andirivieni tra ciò che si vede chiaramente e ciò che si percepisce appena, e questa percezione è tale da attuarsi dentro una sfocatura che è anch'essa evocativa e ciò che evoca è proprio il dissolvimento dei contorni, i quali non torneranno mai a ridefinire le cose, a farsi vedere per quello che sono, in un tentativo di aleggiare a qualcos'altro, talvolta perdendosi con lo sfondo, a volte quasi dissolvendosi in aria. Questo qualcos'altro a cui la materia sfugge è proprio la materia stessa, come ciò che viene rappresentata identica a se stessa e certa: si assiste così a un tentativo non tanto di liberazione dalla e della forma, quanto piuttosto un tentativo di ricercare un'indefinitezza che pervenga a delle possibilità, e qui il collegamento anche con I II III IIII, perse nel loro realizzarsi in ciò che sono, e ciò che sono, infatti, raramente riusciamo qui a coglierlo, divenendo chissà cosa. In ballo sembrerebbe esserci non tanto un'indefinito indifferenziato, quanto differenze che non riusciamo a definire, ma solo coglierle in quanto tali, distinguendo le varie scene, e un'evocazione a qualcosa che rimanda prevalentemente a un contorno che cerca di espandersi, non più circoscrivente, non più definente. Abbiamo parlato di evocazione e di espansione, il tutto, si capisce bene, avviene alla superficie delle cose, perché solo e sempre di essa si tratta, nel tentativo così, dissolti ed espansi i confini, di scivolare da materia a materia, andando al di là dei limiti fisici che si rifanno a una spazialità meramente euclidea. Infatti, in * 31 12 99 tali spazi, nella loro sfumatura, vengono ripresi in modo tale per cui, invece che andare da punto a punto, da cosa a cosa, decompressa la materia, sfumando i suoi limiti, rendendoli incerti e così più vicini a una indeterminatezza costituente, vanno da intensità in intensità, passando così anche per tratti semplici, riconoscibili, ma che mai si impongono, anzi lasciano fluire il processo e aleggiano a loro volta..



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