Harbour City


Succede una cosa parecchio strana, in Harbour City (Olanda/Hong Kong, 2015, 14'), ed è proprio succedere, in ultima istanza, ad ammaliare, denotando ma senza saturare la pellicola di Simon Liu. Che succede? Succede che la localizzazione, e cioè il mercato del pesce di Hong Kong, assume i connotati di un divenire che, pur non rinunciando al proprio carattere locale, è come se spazializzasse, se si deterritorializzasse, se corresse sul posto. Non si tratta solo di un luogo. È, piuttosto, l'esperienza stessa del luogo, il quale viene così a essere luogo dell'esperienza ed esperienza del luogo - luogo dell'esperienza del luogo. È come se, in maniera più piana, il luogo agisse su se stesso, riflettendosi ma non per questo ancorandosi a sé, piuttosto autoponendosi continuamente, e dunque senza comunque incarcerarsi, farsi gabbia di se stesso: semplicemente, il luogo continua a porsi, insistendo su se stesso. Il luogo, il mercato del pesce, è tale nel momento in cui si pone, ma non si pone una sola volta; in effetti, si direbbe che esso non faccia altro che porsi, ed è questa insistenza a farlo sussistere in quanto tale, e cioè come luogo. Simon Liu è particolarmente attento a ciò, e il risultato è un film straordinariamente intensivo, che agisce in maniera esperienziale ancor prima d'essere esperito dallo spettatore, il quale si ritrova ora a essere testimone di un evento qual è, per l'appunto, l'insistenza continua del luogo. Del resto, il luogo del mercato del pesce secondo Simon Liu non è affatto un rimasuglio architettonico, una località turistica, bensì specie di un'umanità, di un'atmosfera, di tutto un susseguirsi di cose, eventi e persone che fanno parte integrante di quel luogo. Harbour City è così, certamente, luogo di un'immagine, ma immagine che era già luogo prima di farsi localmente cinematografica. Bisognerebbe pensare, a questo proposito, come a un piano, come al mercato del pesce - luogo puro - inteso alla stregua di una linea retta, monodimensionale; la monodimensionalità di questa retta non è esclusiva, tuttavia. Infatti - ed è la scoperta impressionante di Simon Liu - agisco su di essa delle forze che la formano e la deformano, che la fanno essere tale insomma. Il luogo è popolato da forze, che battono sul luogo e lo determinano continuamente, incessantemente. Ciò che accade, dunque, è fondamentalmente quest'insistenza delle forze sulla purezza del luogo che lo determinano in quanto tale, e tutto ciò non è che esperienza. Esperienza del luogo di sé stesso, ma il luogo stesso non è che quest'esperienza, al di là della quale non resiste che un vuoto incondizionato e impossibile da cinematografare perché, appunto, a-esperienziale. La cosa esaltante - come si sarà ormai intuito - è allora la freddezza di Simon Liu nella cinematografizzazione di questo luogo la cui esperienza non è solo aderente ma immanente al cinema, tant'è che il suo film non è che restituisca l'esperienza del luogo ma è l'esperire se stesso del luogo. Il film come esperimento, il film sperimentale, è un'esperienza, e Simon Liu è molto chiaro su questo, sì che ogni visione di Harbour City è effettivamente una visione originaria di un'esperienza, dunque forsennatamente originale, richiedendo anche la programmazione un doppio apparato di proiettori 16mm. Tale originalità assurge infine al carattere originario che le è sempre stato proprio in maniera così palese da sfondare nell'astrattismo. Un astrattismo concreto, però. I colori, infatti, sono i colori di quel luogo, sono le forze pure che insistono in quel luogo e il luogo come pura retta, ma la purità, ora, non è da intendersi come a-qualitativa, come indeterminata: la purità è invece astratta per definizione poiché estratta da un campo locale che non fa che esperirsi, ed è precisamente quest'esperienza - un'esperienza di pura immanenza - che infine si riflette, si amalgama, si concretizza sullo e si spande dallo schermo, fuori di esso. L'esperienza pura del luogo come centro locale indeterminato, un qui che è ovunque. Un'esperienza d'immanenza la cui possibilità è data dal fatto d'essere sempre e comunque eterna nella sua temporalità, infinita nella sua finitezza, quella propria del mercato del pesce di Hong Kong nella sua insistenza che è morfogenesi cinematografica.

9 commenti:

  1. Cristoddio, ma come cazzo scrivi? Al di là dei contenuti eh, la tua scrittura è terribile sotto ogni punto di vista.

    Finita l'università ti consiglio di rifarti un giro alle elementari e alle medie, così magari potrai usare "morfogenesi cinematografica", assieme a tutti gli altri termini fighi che ti hanno insegnato nella facoltà per cerebrolesi che frequenti, all'interno di frasi costruite meglio (e soprattutto in maniera meno imbecille).

    CIAO DEMENTE! (cit.)

    RispondiElimina
  2. ahahah Ma ultimamente i ritardati vengono a commentare tutti qui?
    Ma poi perché dovrebbe tornare alle elementari e alle medie per usare "morfogenesi cinematografica" e altri terminò fighi all'interno di frasi contenute meglio? Ma che significa? ahahah
    Ma poi perché questa rabbia che ti spinge a commentare? Scrivesse sulla tua home di facebook pure io mi incazzerei al posto tuo , ma perché ti senti autorizzato a commentare qui? Gli hai mandato un film e non gli è piaciuto? Non capisci quello che scrive? Sei malato? Ce l'hai piccolo?
    Yorick perché questi sempre più frequenti commenti?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Termini* (telefono)

      Elimina
    2. Vedi, povero coglione, non sai leggere né comprendere un testo breve e semplicissimo. 'Frasi contenute meglio', tanto per dire, te lo sei inventato tu.
      Non sai neppure scrivere correttamente un commento, vai a rompere i coglioni da un'altra parte.

      Stai messo peggio del povero Yorick, che scriverà di merda ma, perlomeno, non è un analfabeta funzionale come te.

      Elimina
    3. Guarda che te l'ha scritto sopra che è dal telefono, quindi mi sa che quel "contenute" fosse un t9 per "costruite". Capisco la malafede, ma palesarla così rende superfluo se non ridicolo qualsiasi cosa tu vada dicendo.

      Elimina
    4. Il tuo amichetto scrive:
      «Ma poi perché dovrebbe tornare alle elementari e alle medie per usare "morfogenesi cinematografica" e altri terminò fighi all'interno di frasi contenute meglio? Ma che significa? ahahah»

      È riuscito a fraintendere questa frase, e sì che si trattava di ironia assai basilare. Ribadisco: un povero analfabeta funzionale.
      Poi vabbè, devo ancora trovarlo un correttore automatico (o t9, o quello che cazzo ti pare) che cambi costruite in contenute.

      In ogni caso, qui l'unico superfluo, se non ridicolo, rimani tu, carissimo Yorick.

      Elimina
  3. La prossima volta eviterò di commentare dal telefono [ Chiedo venia a Yorick che ora si ritrova ben due commenti che sembrano scritti da teste di cazzo (: ], sarebbe interessante capire il perché di tutta questa rabbia , sarà l'acerrimo nemico di Simon Liu?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma che rabbia? Ti pare che mi possa venire in mente di sprecare un sentimento nobile come la rabbia su un povero cristo come Yorick?!

      Sono pure e semplici constatazioni, caro anonimo. L'amico tuo scrive malissimo.
      Ciao a tutti e due.

      Elimina
    2. Tranquillo, Anonimo con un numero di cromosomi nella norma. Generalmente ho altro da fare che dispiacermi per attaccabrighe con una vita così vuota da commentare blog giusto per rompere il cazzo o, come in questo caso, annoiare e basta.

      Elimina