Fotogrammi #51: Pig Iron


«Io non volevo fare un film dogmaticamente politico a proposito dell'ingiustizia, ma io volevo fare un film guardando lo spazio del quale, per quelle cose che ne emergono alla superficie, riconoscessi il mio amore per quello spazio e percepissi il mio spirito critico nei confronti del controllo di quello stesso spazio... A ogni modo, io penso che inconsciamente tutto il lavoro che tu faccia per creare una certa immagine alla fine (e in qualche modo) rinvenga in quella stessa immagine. Ecco, questa potrebbe essere una dichiarazione d'intenti, ma io non riesco a credere che il pubblico potrebbe riferirtela, potrebbe coglierla; è un sentire sottile, sottopelle... Penso che l'inquadratura di per sé abbia abbastanza l'intensità da farti percepire che potrebbe esserci, in quell'inquadratura, una storia... In fondo, dopo un centinaio d'anni di filmmaking, molte delle immagini sono state fatte, e i miei film sono particolarmente coinvolti nei primordi del cinema, quando le persone mettevano la pellicola nella macchina da presa, la chiudevano e lasciavano che la mdp riprendesse di continuo, registrando un treno che arrivava in stazione per tutto il tempo che permetteva il rullo di pellicola.» (James Benning, On his westerns*)


* in Scott MacDonald, A critical cinema 5.

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