Fotogrammi #50: Void redux



«La realtà è una forma di esperienza. Nei film, voglio aumentare quest'esperienza (o punto di vista) al massimo livello; in ciò, la macchina da presa funge da dispositivo per trasmettere l'esperienza: tutte le sue caratteristiche tecniche sono estensioni dei nostri sensi. Il macro, lo zoom e la messa a fuoco hanno collegamenti diretti con la consapevolezza conscia e inconscia, e il funzionamento della mdp consiste nell'estendere occhi, mani e corpo di ognuno. La funzione di stratificazione o sovrapposizione è dunque una sorta di confluenza magmatica dei propri pensieri... L'obiettivo da raggiungere non è tanto la realtà bensì il senso della realtà in un certo momento. La cattura del momento è una qualità fotografica che è ancora esclusiva della macchina da presa: il grilletto della macchina da presa è il momento esatto in cui l'immagine viene impressa, fotografata - e l'importanza di ciò, di questo "scatto", non è mai lontana dalla mia mente quando riprendo. Se il momento viene percepito come reale, come ciò che accade realmente, allora l'effetto del momento può porre in essere molteplici dinamiche (teatrale, espressionista, horror, surreale etc.). Per me, il cinema è ciò che può più di tutte le altre arti in quanto a impatto, ed è questo che mi attrae - l'intensità, non il significato delle immagini. Le immagini non hanno alcun significato. Questo potrebbe essere il motivo per cui ne sono attratto, il fatto cioè che cinematograficamente il punto di partenza sia che le immagini semplicemente esistono, liberate dal sapere, dal capire cosa stia succedendo, dalla certezza - la verità della loro esistenza.» (Paul Clipson)

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