Exodus



C'è un potenziale enorme nel digitale, potenziale prettamente cinematografico o di un cinema che sboccia verso una nuova era e non stiamo parlando in questo caso di una digitalizzazione delle immagini che le rende quasi false, visibilmente altre, a noi quasi estranee, almeno per ora, potenziale insomma che coglie molto bene Nicolas Provost, il quale riesce a creare qualcosa per la quale riusciamo a non intellettualizzare troppo, con cui riusciamo a trovarci direttamente coinvolti, di fronte al quale dunque ci sentiamo a nostro agio, non percependolo alieno. L'autore ha compiuto due cortometraggi che sono strettamente collegati e non solo perché fanno parte di una video installazione che li vede insieme ma perché trattano di due spazi di un'unica realtà: la realtà di un imminente e probabile futuro ipotizzato da Provost. Il progetto prende il nome di Exodus ed è formato da una prima parte, Exodus (Belgio, 2015, 17') e una seconda, Ego (Belgio, 2015, 3'). Il fascino emanato da entrambi è molto forte e questo potrebbe rappresentare non solo un punto di forza attrattivo, un'estetica allucinata e allucinante, paradossale sì ma estremamente sconvolgente, che ti riempie gli occhi, ma anche un qualcosa per cui è necessario allontanarsi, non solo perché fuori dall'ordinario ma perché in fondo nasconde una sorta di terrore: sono scene che rimandano a una certa solitudine ma tale solitudine non ha nulla a che vedere con una scelta di isolarsi quanto piuttosto un obbligo dato dalla situazione: si deve scappare dalla Terra, non c'è altra alternativa. Il primo cortometraggio mostra proprio questo, una Terra semi-abbandonata il cui fascino fa da esca per gli occhi, la rende estremamente attrattiva, da guardare: nonostante la drammaticità dell'evento non è la sensazione di paura quella che proviamo perché, come anche per Ego, Provost tenta di mescolare immagini a noi familiari, confortanti, ovvero prima, quelle del vecchio west americano, rimandando a vecchi pilastri cinematografici che sono presenti nella mente di ognuno di noi, in un modo o nell'altro, più o meno approfonditamente e poi, scene che rimandano a un viaggio cosmico che abbiamo già visto in Kubrick, con 2001:Odissea dello spazio (USA, 1968, 141') (il riferimento è in Ego molto chiaro). Non si tratta di rivisitare, di dare nuova vita alle immagini, di far proliferare gli archivi, o meglio la memoria è qui stimolata ma è una memoria visiva che cerca unicamente non una rievocazione di immagini quanto piuttosto un collegamento in chi lo guarda, creando dunque una sorta di empatia tra il film stesso e lo spettatore - spettatore che si trova disarmato di fronte a tanta bellezza e che non può che cogliere ciò che ha proprio di fronte ai suoi occhi ogni giorno ma che non focalizza appieno, preso com'è dal quotidiano, dall'emergenza che lo spinge in una continua attenzione al presente. Siamo alla fine del nostro capitalismo e lo zoom per esempio che troviamo in Exodus, uno zoom che pian piano estende la superficie registrata, è proprio il movimento dello stesso capitalismo, che va dal centro alla periferia, per continuare a spostare i suoi limiti interni, in un'espansione costante, fin tanto che arriva a perdersi: non può infatti che perdersi nel cosmo, luogo senza confini, in continua espansione. Prima è stata però necessaria la fuga all'impazzata delle linee, le quali preparano così la visione del cosmo come luogo già schizofrenizzato, che non permette alcuna conquista, alcuna codifica. È questo almeno ciò che mostra Ego: il capitalismo e l'uomo stesso non possono espandersi insieme al cosmo e infatti l'astronauta non sta colonizzando il cosmo, non va verso il buco nero con il fare né dell'imprenditore che sfrutta il capitale, né dell'esploratore che ispeziona alla ricerca di qualcosa di specifico o di nuovo, bensì ci cade semplicemente dentro. È qui che Exodus diventa probabilmente ancora più potente, nel mostrare il viaggio senza scopo, senza alcun fine: di fronte a esso non siamo più spettatori di qualcosa, contrapponendoci allo schermo, che è semplicemente l'altro da sé, un qualsiasi altro, perché non c'è più un io e non c'è più un tu, e nemmeno un qualcosa che ci sta intorno, un terzo che fa da sfondo, non ci sono più mete da raggiungere e colonizzare, non c'è più esterno e interno, c'è solo il cosmo, condizione di pura immanenza...



2 commenti:

  1. Qualche informazione sulla trilogia che ha girato? [Plot Point?]
    Grazie (:

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