Passers by


«Luoghi, oggetti, avvenimenti ci passano accanto... eternamente. In silenzio.»
(Robert Todd)

Poi infine accade che le cose semplicemente perdano il suono, e allora ti rendi conto che, in verità, non l'hanno mai avuto: il suono non è solo un corollario del silenzio ma una via verso il silenzio, ed è sempre un frastuono, il suono, perché l'immagine si eccede da tutti i lati, non fa altro che eccedere, è un istante che brucia, e allora il suono non è che questo incendio che i nostri occhi non potrebbero sopportare, pena la cecità, un incendio così vasto, magnifico, potente che l'occhio, da solo, non può reggere, ma l'immagine basta a se stessa e per quanto essa ponga lo sguardo ciò significa soltanto che lo sguardo sull'immagine è sempre e comunque uno sguardo dell'immagine, interno a essa, proprio di essa. Solo l'immagine, certo, ma questo vuol dire che soltanto l'immagine esiste - e l'immagine è pensiero; che altro è, infatti, il pensiero se non un movimento su se stesso, tutto intorno a sé eppure mai solipsistico, mai vuoto, perché comunque lanciato a una stringenza in cui è al tempo stesso sé e la cosa pensata? e non è questo, forse, il movimento proprio dell'immagine? L'abbiamo visto con Arc of spring (USA; 2015, 11'): solo l'immagine r\esiste e che tale r\esistenza è data dal fatto che l'ente in quanto centro carnale pone all'esterno di sé uno sguardo al quale si dà e che contemporaneamente attira, in un'esposizione che è nucleo opalescente di un'indecidibilità fondamentale, l'immagine appunto, quale indiscernibilità di ente e sguardo, perché l'uno vuole sempre l'altro e, in fondo, non sono che poli di una medesima esistenza, detta immagine. Ma lì l'immagine è ancora troppo pesante, troppo pura. Insostenibile, necessita del suono per poter essere incanalata nella sua totalità, una totalità che data solo allo sguardo l'accecherebbe, ingoiando quel che resta. In questo senso, Passers by (USA, 2015, 8') non è propriamente l'autoposizione di un'immagine impura, accomodante, perché l'immagine, quand'è tale, vale - come si è detto - per se stessa, e l'autoposizione dell'immagine è possibile solo nel momento in cui l'immagine basta a sé: l'immagine è sempre pura, solo che capita che, come polo attrattivo, esso non attragga che ciò che distrugga quand'è semplicemente troppo per esso, per lo sguardo, e dunque è importante sottolineare la vicinanza di questo cortometraggio con il coevo Foutains of youth (USA, 2015, 19'), una vicinanza che fa dell'uno la variazione dell'altro e viceversa, in un continuo compenetrarsi che è lo stesso delle onde del mare; tale vicinanza-variazione, infatti, palesa perfettamente la complessità, nonché la purezza, dell'immagine di Passers by, la stessa presente negli altri due lavori citati di Robert Todd, fino a far emergere chiaramente come questa non sia meno di quelle né quelle meno di questa: l'evento è il medesimo, ma è come se lo sguardo venisse ora inteso come centro percettivo di variazioni a esso immanenti, sicché ciò che accade è ciò che è sempre accaduto, solo con un'altra intensità, che non è affatto un più o un meno d'intensità. L'immagine mantiene la sua purezza, in Passers by, e però ora il suono manca per il semplice fatto che, be', è così semplice, così quotidiano, così paradossalmente naturale. Non che i precedenti cortometraggi non lo fossero; semmai, lo sono nella stessa maniera di Passers by, colla sola e sostanziale differenza che in quest'ultimo penetra così interamente le cose da esporle nella loro più intima nudità, in quella profondità che infine finiscono quotidianamente per nascondere. Del resto, che cos'è il quotidiano se non ciò che brontola, fa rumore, dà fastidio, presenta continuamente pubblicità che camuffa come immagini? e il cinema non è per davvero ciò che nasce nel momento in cui tutto ciò cessa, finalmente? altrimenti è quotidianità, (non più cinema)... Ecco dove Todd trionfa, e dove in fondo ha sempre trionfato: immergersi nel quotidiano, cercare la naturalezza là dove sembra non esserci ed è soltanto nascosta, nascosta dal rumore, dal proliferare d'immagini che non sono tali e però stanno lì a mascherare il fatto che non ci sia nulla da vere - nulla da vedere tranne loro. Una partita a tennis, la rampa da skateboard, un frisbee al parco, la passante, dei bambini che giocano attorno alla fontana... Sono momenti così intensi da lasciare afasici, e l'occhio di Todd è un occhio tanto commosso quanto scientifico, in grado di restituire quei momenti nella loro più profonda intimità e intima profondità. Queste immagini sono immagini quotidiane, così quotidiane che la quotidianità non accetta come immagini, frastornandole di suoni, rumori, baccano, ed è effettivamente commovente ed entusiasmante il modo in cui Todd le restituisca nella loro integrità: senza suono dunque, perché è semplicemente la quotidianità che non percepiamo e che comunque viviamo, che non sappiamo e che comunque sopportiamo, poiché tutto ciò che sappiamo è che la quotidianità che percepiamo è semplicemente insostenibile, ed è davvero Passers by il momento in cui finalmente scopriamo che viviamo nonostante l'insopportabilità perché, al di sotto di essa, c'è comunque qualcosa che è a noi affine, a noi comune. Il silenzio, appunto. E non è forse il silenzio dell'immagine la più profonda comunanza-unione di questa con lo sguardo, che è muto e sordo. È, se volete, la vecchia storia Chao Wen, il suonatore che improvvisamente smise di suonare, perché aveva intuito che suonare una nota significava trascurare le altre, e fu allora, in quel silenzio, che per la prima volta sentì l'armonia di tutte le cose - silenzio, suono cosmico.

5 commenti:

  1. forse è una domanda stupida: è vero che questi artisti nel momento che hanno concluso l'opera non capiscono quello che hanno fatto?? deve essere un altro a spiegargliela? Scusa se sono stupido. Ciao.

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    1. Dipende che intendi con 'Non capiscono quello che hanno fatto'.
      Secondo me c'è (il mio ragionamento è partito dalla musica) sempre l'intenzione di fare , però ecco può capitare che a volte tu faccia qualcosa senza saper diciamo interpretare ciò che provi ma comunque non si può definire con il 'non capire' , alla fine ecco istintivamente e personalmente sai cosa hai fatto.
      Non so se potrei mettermi musicalmente parlando a far musica senza esser ispirato.
      Quindi provando a spiegare meglio a me stesso quello che penso (: se l'arte è fatta su ispirazione è capita dall'autore. :S
      Comunque è un opinione detta da uno che di cinema non sa niente perciò aspetterò con ansia di sapere che ne pensa Yorick. :D

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    2. Che intendi per "capire"?

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