Il sogno dell'India


Scrivo questa recensione senza voglia, quindi, ancora una volta, si tratta di giustificare un gesto, ma in fondo non si è mai trattato d'altro, e non sempre per colpa dei detrattori, che ogni volta mi spingono a ponderare al meglio questa frase, questa critica, questa etichetta, perché anche un'etichetta sul blog va ponderata: per esempio, nel 2015 si può ancora pensare a De Bernardi come a un esponente dell'underground italiano? il che, semplicemente, significa considerare tutta una serie di conseguenze molto complicate, come ad esempio: cos'è l'underground italiano? e cos'è stato? c'è ancora? Tonino De Bernardi ha fatto l'underground negli anni in cui si poteva fare l'underground, dopodiché ha avuto i sovvenzionamenti della RAI, e ora campa grazie a Ghezzi, quindi ancora per la RAI. È sufficiente, questo, ad ascriverlo fuori dall'underground italiano? Forse l'underground si è risolto tutto nella persona e nel cinema di Grifi... dico «forse» poiché, in ultima istanza, non se ne può avere la certezza, e non la sia può avere per un solo e semplice motivo: l'underground italiano, come gesto artistico immediatamente politico, non può essere ontologicizzato, cioè ha un valore esclusivamente etico, ed è questa convinzione, infine, a farmi pesare questa recensione, che sarebbe dovuta essere l'ultima di una terza agiografia, che andavamo scrivendo e di cui stasera abbiamo pubblicato qualche pezzo. Anche lì, perché pubblicare qualche pezzo? Penso: perché erano già stati scritti. Ma non basta, e anzi è disonesto. Non basta dire che erano già stati scritti, perché, per quanto scritti, non erano ancora stati pubblicati, e non erano stati pubblicati perché non ce la sentivamo più. Se «cinema e vita», come dice e scrive De Bernardi, allora non possiamo fare a meno pensare alla sua vita, mentre guardiamo un suo film (e viceversa), ma pensare alla sua vita significa inevitabilmente fare i conti con una persona che è già un Autore, con tutto il fascismo che questa parola porta con sé: ci sono le anteprime ai festival, che lo rifiutano; ci sono i grandi attori, che servono ai film; ci sono i Ghezzi e sovvenzionamenti statali, e ci sono anche le richieste di chi, oggi, l'underground, lo fa per davvero e però si vede sbattere la porta in faccia da chi, come De Bernardi, l'underground, l'ha utilizzato solamente per entrare nel giro. Bisogna che io ponderi tutto questo, per parlare de Il sogno dell'India (Italia, 2015, 92'), e mi viene il vomito. Mi viene il vomito a sentirmi dire cosa sia il cinema da un vecchio che mi cita ancora Pasolini e i Beatles. Mi viene il vomito a vedere un film sull'India e a sentir pronunciare il nome di Gandhi. Mi viene il vomito a pensare che io, a tutto questo, c'abbia anche creduto. Ma: ognuno vive a modo suo, quindi ognuno, in fondo, r\esiste da solo. Porcoddio, ma ci credete che Ghezzi parla bene di James Cameron? e poi compra i film di De Bernardi... No, è necessario ponderare meglio le cose, studiare la situazione, creare dinamiche e dinamismi, inventare spazi e possibilità, bucare i kettling della polizia, altrimenti si finisce sconfitti senza la consapevolezza di esserlo, e allora si plana contro i mulini, in un'estasi di fuoco e rottami. Non si tratta di essere anarchici; semmai, si tratta di uno spinozismo accanito, impossibile da domare, che, come insegna Deleuze, alla fine esaurisce il corpo, logorando l'animo: «Sono queste variazioni, queste sostituzioni, tutte queste disgiunzioni esclusive (la notte-il giorno, uscire-entrare...) che stancano alla lunga». Ma la potenzialità, è quello che conta. Che cos'è la potenzialità? La potenzialità è un doppio possibile, e l'esausto è chi ha esaurito tutto il possibile. Che succede quando si è esausti, quando si esaurisce tutto il possibile? Probabilmente, nulla. Non è che si muoia, ma si cade vittima di se stessi; penso che l'esausto sia quella persona che vive esternamente, che proietta se stesso tutto fuori di sé - il mondo è lui, quindi non c'è più niente da fare: probabilmente, è Sorrentino il grande esausto del cinema italiano, ma non è il solo e, anzi, si può essere esausti in molti modi. Quello di De Bernardi è un modo? Probabilmente, eppure non è così importante. La sua vita si esteriorizza nel cinema, e di questo, a me, importa relativamente. Piuttosto, m'importa sapere che ne è del cinema una volta che sia vita esteriorizzata. È possibile che il cinema debba comunque risolversi nella vita di qualcuno? o, il che è lo stesso, davvero ci resta solo questo? questo stato di polizia, questa politica, questo cinema autoriale, questo clima, questi amici, questa ragazza, questi alberi davanti alla finestra... Non credo che il cinema possa essere tutto qui. Se il cinema fosse così ancora alla vita, allora non sarebbe che un'altra trappola, un altro modo per legarci mani e piedi a terra. Ma Clipson mi dimostra che le cose sono diverse; nel suo cinema, non si tratta più di aver fede in un'immagine, è la sperimentazione spinta all'impossibile, senza tregua, una virtualità che non è nemmeno più tale, pura possibilità, immagine che non si guarda ed è subito schermo di rifrazione per uno sguardo che, finalmente, si ridà al mondo più nuovo, pulito - ancora, uno spinozismo accanito. C'è cinema e cinema, solo che esclusivamente uno dei due può, infine, emarginarci da questo schifo, l'altro, invece e pericolosamente, ci impianta in esso ancor di più: è terribile e spaventoso... Fortunatamente, è solo un aspetto del cinema, un tipo di cinema, quello di De Bernardi, appunto, «cinema e vita», una vita che vive in uno stato di cose così fascista da non poter esimersi dal fascismo medesimo (e Ferretti, questo, l'aveva intuito benissimo, scagliando la sua vita in questo fascismo per lasciar librare l'arte in altri luoghi che essa stessa crea), quindi perché invischiarci anche il cinema, in questo fascismo? Bisogna essere proprio delle brutte persone per farlo, e comunque c'è un'ineluttabilità in tutto questo, una sorta di condanna auto-inflitta che tenta di guadagnare terreno cadaverizzando gli altri, gli spettatori, perché non me ne frega un cazzo dei festival in cui sei andato, caro Tonino, e se perdi un film a citare Rimbaud e a parlare di Rotterdam, mentre mostri l'India di Ginsberg, allora c'è qualcosa che non va, allora forse hai smesso di soppesare i gesti, sei tutto fuorché atto e questa mia recensione si scopre così controvoglia perché, semplicemente, non mi riesce a parlare di cinema ma soltanto della tua vita, alla quale tu condanni il cinema - ciao, demente.

19 commenti:

  1. La mia scommessa è questa: nel giro di qualche mese ti faranno cagare pure i film di Clipson e finirai per definire demente anche lui.

    Postilla: tu hai un sacco di problemi gravi, ma non te ne renderai mai conto.

    Nota a margine: Fascisti! Fascisti everywhere!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non saprei, di solito non scommetto... Ma c'è da dire, anche, che la conta dei miei cromosomi è nella norma :/

      Elimina
  2. @SPARGMÒS: Bah, c'è una problematizzazione sotto, non si sta sparando "merda a caso": si riflette sui film e sì, su ciò che accade intorno ad essi, autori, vicende personali, ecc.. Poco, è vero, ma ci sono cose che rimangono, come Benning, per esempio, e altre che dopo anni (De Bernardi non è stato scoperto negli ultimi mesi) sono state rivalutate. Significa semplicemente muoversi eh, ma da quello che scrivi dubito tu capisca, non ti si potrà rispondere che con un troll, che almeno sei contento e ti diverti. Ciao demente :/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Discutere con gente che cita Clipson senza aver visto Other states, Bright mirror, Another void etc. non è così edificante come credi...

      Elimina
    2. Carissima Caotide, è dolcissimo vederti scimmiottare tic e vezzi del povero Yorick. Suppongo sia inevitabile quando ci si trova ad avere a che fare con una personalità così imponente e carismatica. Qualche aggiustatina qua e là e l'imitazione sarà perfetta, vedrai. Tu continua a impegnarti.

      Al caro Yorick - giustamente orgoglioso del numero dei propri cromosomi (ma a cui consiglierei di fare accertamenti in altri ambiti) - posso solo dire che Clipson glielo si lascia volentieri, tanto modesti ci paiono gli esiti delle sue sperimentazioni quanto immotivati gli entusiasmi a lui dedicati su queste pagine. Se ci siamo permessi di tirarlo in ballo, pur peccando evidentemente di lesa maestà, è solo perché funzionale a illustrare la nostra previsione.

      Del povero DeBernardi, cinematograficamente, importa sega. Umanamente spiace un po' vedere con che gentaglia abbia dovuto avere a che fare.

      Elimina
    3. La parola importante è: "immotivati".

      Elimina
    4. Grandissimo Clipson, il migliore! Ho visto il trailer di Explosions in the sky 2016 e porcoddio... il suono, le sovraimpressioni, le lucine che schizzano veloci sullo schermo! Che avanguardia diocristo, l'immagine ai massimi proprio.

      Elimina
    5. Mi fa piacere che ci siano ancora persona in grado di sparare giudizi sulla base di un trailer e che proprio queste persone vengono a commentare sotto una recensione dedicata al paraculato da Ghezzi

      Elimina
    6. Ma figurati, ce ne sbattiamo i coglioni pure del suddetto paraculato eh.

      Comunque Clipson sicuramente non è paraculato/sostenuto/sovvenzionato da nessuno, meno male!

      Elimina
    7. E io che ho detto?

      Elimina
    8. Sì, ma devi capire che quello che dici tu non ha valore.

      Elimina
    9. Ehi, è vero!

      L'unico che ha valore è Clipson! Ha tanto valore che noi ci mettiamo con la nostra faccia sotto i suoi piedi, senza neppure chiedergli di stare fermo. Può muoversi!

      Porchiddio, al solo pensiero mi sento così immanente che quasi me la fo sotto.

      Elimina
  3. Sei un vero coglionazzo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. È probabile, e però intanto io ho visto Hypnosis Display :)

      Elimina
    2. Gran risposta con una delle innumerevoli declinazioni del principale cavallo di battaglia: "Io ho visto 'X' e tu no!". Puro Yorick!

      Io davvero ti amo da impazzire e seguo il tuo blog soprattutto per questi momenti. Anche perché ormai i tre quarti dei film di cui parli non li ho visti (e non potrei vederli comunque, come sottolineato dal suddetto cavallo di battaglia).

      Elimina
    3. È probabile, e però intanto io ho visto Hypnosis Display :)

      Elimina