Fotogrammi #46: Un'altra schizo-classifica, pt. 1 - I peggiori film del 2015




Carissimi,
saremo molto brevi. L'anno sta per volgere al termine e noi siamo stanchi o vogliamo semplicemente chiuderlo, perciò saremo brevi.
Come saprete, gli anni scorsi, circa la classifica, si era trattato di ordinare in ordine decrescente i film di cui abbiamo scritto, cosa, questa, a cui teniamo particolarmente, perché la classifica riguarda appunto l'EdP, non il cinema in generale (e noi non siamo arroganti né Abiusi né tutte e due le cose insieme), e in tal senso un film non sarà presente nemmeno l'ultimo di Yorgos Lanthimos, The lobster (Grecia, 2015, 118'), che comunque si troverebbe in questa prima parte della classifica e di cui abbiamo fatto una videorecensione, ed è bene che certa immondizia rimanga sul canale YouTube, il quale, peraltro, il prossimo anno cambierà totalmente forma e sarà utilizzato sostanzialmente per tre cose (la nostra prima - e, si spera, ultima - web-serie, recensioni di film da multiplex e un progetto a cui stiamo lavorando e che dovrebbe avere, nelle nostre intenzioni, la forma del vlog ma articolata anarchicamente); a ogni modo e tuttavia, quest'anno, per ragioni molto precise, abbiamo deciso di fare qualcosa di diverso, perché quest'anno è stato diverso, sicché, 'sto giro, la classifica sarà divisa in quattro parti: una prima parte, questa, coi film brutti, una seconda parte con i film belli, ammucchiati in nessun ordine particolare, e infine le ultime due parti colla classifica vera e propria, la prima delle quali andrà dalla posizione 30 alla 11, così da termine, l'ultimo dell'anno, con la top10. Queste quattro parti verranno postate secondo la cadenza di un giorno sì e uno no.
Ora, è inutile girarci tanto attorno, filosofando sull'utilità e l'inutilità di una classifica, poiché, in effetti, le classifiche non hanno alcun spessore ma solo e soltanto utilità, essendo, nei fatti, delle cose che si fanno per riordinare le idee quando finisce qualcosa, sì da fare in modo che quella fine rimanga in tutto il suo finale, che col tempo muta - e insomma si tratta di essere nel finale e di fotografarlo dall'interno: ci piacerebbe quindi che consideraste questa classifica così. Del resto, ci saranno senz'altro film realizzati quest'anno che non vedremo prima dell'anno prossimo, così com'è stato, per il 2014, col capolavoro di Paul Clipson, Hypnosis Display (USA, 2014, 75'). E non è tutto. Infatti, quest'anno è stato l'anno del cambiamento - dal Cinema contemplativo al Cinema dell'immanenza - e dello schieramento (contro qualsiasi produzione), dunque un anno particolarmente turbolento, dove abbiamo dovuto fare delle scelte, che hanno fatto emergere tutta la politicità del cinema, specie quando prodotto e/o vissuto da vicino, pressoché palpato. Pensiamo al film di Claudio Romano, per esempio, Ananke (Italia, 2015, 72'), che chiudeva peraltro, a mo' di promessa, la Schizo-classifica 2014: un buonissimo film rovinato dal produttore, un film di cui noi abbiamo scritto nella sua prima versione, poi lacerata e dimenticata. In maniera più piana: quest'anno non si è soltanto trattato di guardare film e scriverne, ma di relazionarsi alla loro realtà, a ciò che sta loro intorno nel momento della realizzazione e, anche, della loro vita lontana dall'autore, e a questo proposito pensiamo ad Anapeson (Italia, 2015, 38'), di Francesco Dongiovanni, un autore apuliafilmcommissionato che abbiamo iniziato a seguire con particolare attenzione prima di molti altri e che era ben felice di mostrarci i suoi lavori a fini squisitamente utilitaristici, e cioè affinché ne scrivessimo, salvo poi arrivare a suggerirci di eliminare la rece (a noi, mentre a SentieriSelvaggi - chiaramente - no) così da far avere la prima a ilManifesto. Sono solo alcuni esempi, tralasciando (volutamente) il caso De Bernardi, ma crediamo che valgano per dare un'idea del cambiamento in corso nell'EdP: non si tratta più solo di guardare i film ma di star loro addosso, di fare in modo che il blog non restituisca un'opalescenza degli stessi ma sia un cantiere a cielo aperto e in divenire, il più limpido possibile, e in tal senso il 2015 ha per noi significato una cosa soltanto: chiarirci le idee. (E, quando si è in due, è qualcosa di molto edificante, oltre che necessario, da fare, e in questo senso quest'anno i post, quest'anno, sono fioccati, con una media di più di un post al giorno, «alla faccia della pigrizia» dirà qualcuno.)
Perché non basta dire che fare un film sia politico, anche perché forse non lo è affatto; di fatto, bisogna dire che scrivere di cinema sia qualcosa di più vicino alla politica che al cinema stesso, il quale, quand'è tale, non lascia posto alla parola, al Nome del Padre, alla Legge: è qualcosa che precede la Realtà per darsi, più profondamente, nel Reale. È una questione di etica, nient'altro: il cinema è di per sé, e nel momento in cui noi viviamo la quotidianità del film non ci resta che il resto residuale infranto nelle immagini fasulle che proliferano ovunque, ed è precisamente questo resto la politicità del film, ciò che c'interessa mettere a fuoco ogni qual volta scriviamo di un film, perché quando ne scriviamo il film è già finito. Scrivere di cinema è una salvezza.
In questo senso, quest'anno abbiamo iniziato un progetto, r\esistenza, che vorrebbe essere la continuazione cinematografica di questa nostra praxis da blogger, e speriamo sinceramente di finirlo, entro l'anno prossimo, non fosse per il fatto che è proprio da lì che molte cose son cambiate, specie nel nostro sentire il cinema, delle ferite si sono aperte, alcune disillusioni manifestate e, nondimeno, alcune realtà emerse: r\esistenza è stato un progetto che ci ha disillusi, molto, e in sostanza ci ha fatto male; contemporaneamente, è proprio da lì che abbiamo tratto l'energia per continuare, per r\esistere appunto, perché r\esistenza è stato appunto questo: il luogo di un incontro nella forma della sua più pura possibilità... e allora un incontro, certo, può anche fallire, ma, empiricamente, non è sempre così, ed è stato infine grazie soprattutto a r\esistenza che abbiamo palpato la potenza del cinema, come esso entri davvero in una vita, dandole quella spinta necessaria a creare un film che non sia imbastardito da altro che da se stesso. In maniera più sintetica: laddove il sistema cinematografico nutre la vita di cinema, ai cineasti r\esistenti capita di nutrire il cinema di vita, il che è ben diverso.
Infine, e cercando di essere il più descrittivi possibili, senza cioè aggiungere pathos, quest'anno la schizo-classifica dovrebbe essere uno specchio di quanto abbiamo finora scritto, di quel che abbiamo finora fatto, e in questo senso, però, la schizo-classifica non è da pensare esclusivamente nella sua politicità, poiché, in fondo, è palese che il cinema sia r\esistenza e che questo, in ultima istanza, sia un blog di cinema, motivo per cui speriamo onestamente che, sulla sua base, voi possiate orientare qualche vostra futura visione - speranza, questa, che è stata a fondamento del primo noFEST dell'EdP, Alla fine della baldoria, nonché del progetto Visione anarchica.
Ecco, è più o meno tutto, anche perché la stanchezza è tanta, come al solito alla fine di un percorso, che si vuole soltanto chiudere per continuarlo in quello che inizierà. Avant la guerre.

Caotide & poor Yorick



I peggiori film del 2015


Ismail Basbeth, Another trip to the moon (Indonesia, 2015, 90')
Miguel Llansó, Crumbs (Spagna, 2015, 68')
Kyros Papavassiliou, Oi entyposeis enos pnigmenou (Cipro/Grecia/Slovenia, 2015, 82')
Jan Soldat, Haftanlage 4614 (Austria, 2015, 60')
Jan Soldat, Die Sechste Jahreszeit (Austria, 2015, 36')



Daan Veldhuizen, Banana Pancakes and the Children of Sticky Rice (Olanda, 2015, 93')
Nanni Moretti, Mia madre (Italia, 2015, 106')
Matteo Garrone, Tale of tales - Il racconto dei racconti (Italia, 2015, 125')
Tsai Ming-liang, No no sleep (Taiwan, 2015, 34')
Roberto Minervini, Louisiana (The other side) (Italia, 2015, 92')



Paolo Sorrentino, Youth - La giovinezza (Italia/Francia/Svizzera/Inghilterra, 2015, 118')
Claudio Romano & Betty L'Innocente, Ananke (Italia, 2015, 72')
Chantal Akerman, Now (Belgio, 2015, ∞)
Chantal Akerman, No home movie (Belgio, 2015, 115')
 Diogo Varela Silva, Celeste (Portogallo, 2015, 60')



 Ben Rivers, A distant episode (Inghilterra/Marocco, 2015, 20')
Tonino De Bernardi, Il sogno dell'India (Italia, 2015, 92')
Sergei Loznitsa, Sobytie (The Event) (Russia, 2015, 74')
Isiah Medina, 88:88 (Canada, 2015, 65')
Francesco Dongiovanni, Anapeson (Italia, 2015, 38')


13 commenti:

  1. Ma, il film "Now" ha durata infinita, nel senso che non è stato ultimato ancora? In questo caso, come si può valutare un prodotto non concluso?

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  2. Se uno degli scopi di questa pseudo-classifica è orientare future visioni, perché mai dovremmo guardare i film che vi hanno fatto schifo?

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    1. Perché, coglione, la classifica, com'è scritto, includerà anche i film che ci sono piaciuti.

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    2. E grazie al cazzo, testa di minchia, quello s'era capito.
      Ma nello specifico, di questa parte della classifica che cazzo dovremmo farcene?
      È il solito post in cui riversare la tua bile esuberante, mascherando il tutto con le pose da finto-anarchico figlio di papà?
      Vuoi consigliare al tuo lettore di evitare questi film?
      Oppure è un invito a vederne alcuni, considerare quanto siano più validi di quanto affermi, e rendersi conto di come sempre di più tu e la tizia che vai plasmando a tua immagine e somiglianza non capiate una sega di nulla?

      No, davvero, sono curioso...

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    3. Be', proprio dovessi darti un consiglio, su cosa fartene di questa parte della classifica, ti direi di infilartela nel culo, figlio di troia.

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    4. Per una volta almeno ammetti che ciò che scrivi è sostanzialmente carta da culo*. È già un bel passo avanti, bravo!








      *una carta da culo che si dà nell'immanenza, ovviamente.

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    5. Anche Spinoza lo puoi usare come carta da culo, se il tuo cervello arriva fin lì.

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  3. Another trip to the moon non era un capolavoro?

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    1. L'abbiamo rivalutato con il tempo, come molte altre cose...

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    2. Peraltro noi abbiamo parlato di un buon film, di un genere che ormai non c'interessa più. La parola capolavoro, lì, come del resto si evince dalla recensione, è da circoscrivere alla filmografia del regista.

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