Deep sleep


Malta, 2014. Probabilmente Malta non è mai stata così cinematografica come nel 2014, e a dimostrarlo è proprio il cortometraggio di Basma Alsharif, Deep sleep (Malta, 2014, 14'), realizzato, come anche A field guide to the ferns (Inghilterra, 2015, 9'), con l'ausilio di Ben Russell, il quale, peraltro, stava girando, sempre a Malta, sempre nel 2014, uno dei suoi lavori più riusciti, e cioè Atlantis (Malta, 2014, 24'). Ora, salvo a voler cercare l'ago nel pagliaio, impelagandoci in simmetrie che, a nostro modesto parere, non coglierebbero appieno l'opera della Alsharif, che ha ben poco da spartire con il cinema etnografico di Ben Russell, guardiamo Deep sleep come un cortometraggio che radicalizza il trascendentale nell'esperienza etnografica per annullarlo totalmente; nel film di Basma Alsharif, infatti, l'esperienza etnografica equivale all'esperienza cinematografica, e ciò è già palese sin dai primi minuti, quando la materialità della pellicola si manifesta come supporto materiale della visione cinematografica, la quale, comunque, è inevitabilmente inficiata, affettata dall'ambiente che, in effetti, concretizza questo supporto: non si tratta, allora, di dire che la pellicola sia come modificata dall'ambiente che registra, com'è del resto ovvio, ma di sottolineare quanto la pellicola porti su di sé la materialità specifica di quell'ambiente, un ambiente brullo, quando non tempestato di rovine; tuttavia, la materialità che il cinema estrae dall'ambiente è una materialità grezza, impossibile da percepire perché al di là della nostra soglia di percezione, e la cosa eclatante, di Deep sleep, è il fatto che si snodi attorno a questo preciso punto qui, dunque alla coscienza che sia sempre e comunque presente una materialità che sfugga alla visione, la quale, a sua volta, deve farsi - come voleva il Deleuze commentatore di Bacon - aptica. Solo facendosi aptico, lo sguardo può dirsi integro e la visione può essere integrale, e quindi si tratta fondamentalmente di restituire la concretezza, l'attualità, la materialità a un qualcosa che è di per sé etereo, virtuale, aereo. Il che spiega il gesto trascendentale implicito nell'operazione di Basma Alsharif: da una parte, Malta, e, dall'altra e contemporaneamente, uno sguardo su Malta, uno sguardo che, purtroppo, non può che essere privo di quella materialità che comunque si respira, si intende, si sfiora; allora, Basma Alsharif indica, e questo indicare è subito un toccare - visione prensile, sguardo tattile. La (con)fusione tra i due sensi, quello della vista e quell'altro del tatto, deve tutto alla capacità della regista di mettersi in gioco, di entrare nel cortometraggio, di non restituire di Malta solamente Malta, il che darebbe, come si è visto, una visione parziale del luogo, ma di incistare il cinema nel luogo, di fare dell'etnografia un sinonimo del cinematografo, e qui si nota la grandezza, la straordinarietà e l'incredibile acume di Basma Alsharif: entrano in scena come soggetto trascendentale, essa non garantisce la visione (c'era già prima), ma fa in modo che la visione abbia un che di carnale - non visione della carne ma, propriamente, carne della visione, la quale, allora, coinvolge il corpo dello spettatore annullando il trascendentale, che agisce soltanto come anello di congiunzione tra l'etnografia e il cinema, finalmente indivisi, indiscernibili... ed è questa carne, in ultima istanza, a investire Malta nella sua materialità, nella sua rovina, nella sua storia, nel suo tempo che, come mostrano le sequenze finali, fluisce in un eterno ritorno in cui il mio corpo, il corpo dello spettatore, si ritrova tutto fuori di sé, perché, allora, è Malta ad essere dentro di esso.

2 commenti:

  1. Questo c'è modo di vederlo? Come al solito i tuoi scritti e i tuoi consigli danno nuovo impulso a cose che vengono annichilite. A field guide to the ferns era vereramente una cosa grande; leggendo quello che scrivi viene in mente il retinessment di bachelard-minkowski, ma forse sono fuori strada.

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    1. Intendi il retentissement?

      Purtroppo, il film non gira ancora. Ti consiglio di parlare direttamente colla regista.

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