Well, that didn't work (Anlaşılan bu işe yaramadı)





Burak Çevik compie un atto di registrazione particolare in questo Anlaşılan bu işe yaramadı ⁄ Well, that didn't work (Turchia, 30', 2015), se non fosse altro che tale registrazione avvenga e si attui in due modi diversi e tuttavia, pur mantenendo la loro unicità e mai confondendosi, coesistono e sussistono su uno stesso piano: sentiamo così delle voci di una famiglia turca a ridosso delle elezioni, tra discussioni politiche e commenti più personali e famigliari e vediamo varie riprese di Istanbul, in una tranquillità strana per una capitale, quasi fosse una "quiete prima della tempesta", che poi tale tempesta sembrerebbe essere le elezioni stesse. Dicevamo quindi che in Well, that didn't work si compia una registrazione: in effetti, sembrerebbe che Çevik concepisca in questo film soltanto che questa possibilità per il cinema, in un periodo particolare per la stabilità della Turchia, il quale non può che influenzare il modo di fare cinema, perché Çevik è inevitabilmente coinvolto in questa situazione. Cinema come necessità quindi, che però non sembrerebbe ridursi a ciò: se Çevik non vuole mostrare alcun punto di vista particolare, nemmeno per ampliare la consapevolezza - non è, per esempio, Farocki, il quale cerca di aggiungere qualcosa alla nostra conoscenza, mostrandoci un dietro le quinte o una visione più ampia di quella data dai media (per esempio, rispettivamente, An image (Germania dell'Ovest, 1983, 25') e Videogramme einer Revolution (Germania, 1992, 106')) -, è fondamentalmente perché sì, il cinema nasce da una necessità, ma questa necessità non è solo personale - del regista che si interroga della situazione politica - e sociale - il coinvolgimento politico è palese, almeno in quella famiglia che crede ancora nelle elezioni, nella possibilità di attuare un cambiamento per vie democratiche, ecc. -, è anche una necessità che è prima della persona, non perché arrivi a priori, che la preceda in qualche modo dandole un senso che ha un determinato scopo, piuttosto il senso è una produzione, un posteriori che si compie con un cinema che è radicalmente contrario al modo di concepire il cinema di solito (il cinema autoriale è un esempio di cinema che crea un certo spettatore, non che faccia esperire le sue potenzialità). Parlando di quello che è poi accaduto, pare che la volontà popolare di stare meglio nel proprio Paese non basti perché avvenga effettivamente, infatti potremmo dire che questa volontà si scontra con qualcos'altro di cui non ci accorgiamo: non un inconscio oscuro che ci determini, non almeno come lo intende Freud, piuttosto l'impossibilità (o cos'altro?) a smettere di desiderare un certo fascismo: il cinema, nella sua portata rivoluzionaria, spesso o sempre non funziona, non riesce ad attualizzarsi e rimane relegato al cinema stesso. Tuttavia, ciò non implica che questa possibilità non esista, anzi: finché ci sono film del genere si lotta.
  

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