Raimundo



Per Paulo Abreu si tratta  ancora una volta di rendere per immagini la vita di un'altra persona (come del resto aveva fatto in Phil Mendrix (Portogallo, 2015, 70') con Felipe Mendels), ma questa volta il ritratto che Paulo Abreu compie risulta più singolare: Raimundo (Portogallo, 2015, 28') ritrae il regista Raimundo Bicudo durante alcune sue riprese e ricerche e questa volta il film risulta profondamente segnato da questa personalità, sconvolgendo le riprese di Abreu, le quali perdono il loro carattere personale, risultando praticamente compiute a quattro mani: certamente, possiamo dire che ogni film che si occupa così intensamente di un oggetto non può che venire trasfigurato da questo, in una sorta di compenetrazione delle parti, in cui alla fine sia film che oggetto rappresentato mutano grazie al loro incontro, ma in Raimundo tale processo sembra amplificato e così palesato. Come si può infatti vedere, il film di Abreu non può che essere affetto dalla persona di Raimundo Bicudo di modo da costruire un film il quale, non solo contempla al suo interno il lavoro di Bicudo, in una sorta di film nel film (con le riprese di Bicudo che entrano a far parte di Raimundo), ma il film di Abreu non può che riprende i temi cari a Bicudo, ovvero gli alieni, facendoli non solo o, non tanto, propri (ovvero di Abreu), bensì loro (Abreu e Bicudo): vediamo così, per esempio, nella scena finale lo scatenarsi definitivo di questo incontro, dove Bicudo avrà esperienza diretta con gli alieni, unico luogo e momento in cui, per ora, tale esperienza possa avvenire. Ecco che Raimundo sembra costituire l'esempio perfetto di come un autore possa mancare nel suo stesso film ma questa mancanza non costituisce una mancanza negativa quanto piuttosto positiva, arricchente, che ci mostra chiaramente il fatto che l'individuo, l'io del regista non possa che sopperire alla sua identità quando se ne trova di fronte un'altra, Bicudo in questo caso, e la stessa cosa non può che avvenire nel senso opposto, cioè da Bicudo ad Abreu e, anche se questa reciprocità non la vediamo concretamente, sappiamo che essa esiste ed esiste proprio grazie al film, Raimundo: l'incontro di due individualità fa in modo che il soggetto e l'oggetto (ovvero l'altro) periscano proprio per questo incontro, cosa inevitabile per costituire un rapporto, il quale si dà e si manifesta completamente attraverso lo spazio dato dal film. In questo caso quindi la morte dell'altro non è una morte limitante, quanto piuttosto qualcosa di necessario, morte che diventa simbolo di una rinascita possibile affinché questa individualità si compia nel senso più proprio del termine: non la possiamo così più dire come individualità, trattandosi infatti di considerare l'altro come la costituzione necessaria per la propria persona, il film diventa il compimento di un incontro, il quale genera un rapporto che è esterno agli elementi di tale rapporto, è qualcosa d'altro rispetto a Bicudo e Abreu, che si concretizza proprio grazie e tramite il film. Paulo Abreu compie quindi un altro grande ritratto cinematografico, il quale non è un qualcosa di ricreato, riprodotto, in un movimento che va dalla realtà al cinema, quanto piuttosto qualcosa di creato, che avviene sì da un rapporto concreto, ma assume esso stesso una realtà propria: insomma, si tratta qui di spezzare la distinzione cinema-realtà, la quale non ha senso di darsi e non lo ha proprio perché, in fondo, il cinema si presenta semplicemente proprio come la realtà e in entrambe possiamo sperimentare qualcosa che non riusciamo a vedere ma solo ad esperire. Così, se Bicudo vede gli alieni durante le sue riprese o, meglio, esperisce la loro energia, ciò avverrà anche nel film di Abreu ed Abreu stesso non potrà che esperirla con lui, in quanto, in un rapporto, si tratta di pensare ad un noi, il che non significa pensare, parlare, ecc. in ugual modo ma sentire di stare insieme in un campo di forze tale per cui esiste il noi e non più l'io. Raimundo rende tutto questo nello spazio cinematografico, il quale riesce quindi a concretizzarsi e noi non possiamo che farci testimoni di quello che è accaduto, in un passato che continua a presentificarsi nel film.

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