Utopia 1.0: Post-Neo-Futurist-Capitalism in 3D!


Utopia 1.0: Post-Neo-Futurist-Capitalism in 3D! (USA, 2015, 21') prende le mosse da Second Life, un videogioco di realtà virtuale da cui la Berman trae una realtà cinematografica essenzialmente coestensiva non solo - e non tanto - a quella videolughi ma anche - e sopratutto - a quella espansiva, spaziotemporalmente determinata che viviamo quotidianamente; in effetti, il cortometraggio della Berman si discosta ampiamente da altri lavori cinematografici aventi a che fare col mondo del videogioco, come per esempio il capolavoro di Phil Solomon, Rehearsals for retirement (USA, 2007, 11'), o gli sperimentalismi ultimi di Harun Farocki, confluiti nella quadrilogia Parallel I-IV (Germania, 2014, 43'), e va anzi a concretizzarsi come un'esperienza che, in ultima istanza, smantella la videoludicità di cui, almeno formalmente, si compone per rifarsi di un'assenza originaria e fondamentale. L'Utopia del titolo, del resto, è propriamente ciò che manca (Thomas More), e, a latere di ciò, la costituzione comunque di un'alterità che, nel suo svanire, nel suo porsi come un al di là della presenza, si pone in tutta la sua assenza presente; così, l'utopia videoludica diventa cinematograficamente un'eterotopia, eterotopia che in quanto film e non videogioco Utopia 1.0: Post-Neo-Futurist-Capitalism in 3D! è. La canalizzazione dell'apparato videoludico di Second Life, in fondo, non risulta che nella dinamizzazione di rapporti altrimenti determinanti la natura stessa del luogo in quanto tale, e cioè come realtà altra, seconda vita, speculare a una prima, fantomatica vita che altro non sarebbe che quella che viviamo quotidianamente; viceversa, Utopia 1.0: Post-Neo-Futurist-Capitalism in 3D! è immediatamente un luogo sospeso, «luogo senza luogo» il cui unico atto è quello di porsi deponendosi e di trovare in questa medesima deposizione lo sua propria posizionalità: «Se puoi immaginarlo, puoi crearlo», ma l'avatar attraverso cui il giocatore vive una seconda vita vanta ora una consistenza ontologica tutta propria, poiché, appunto, non è più giocato ma visto; facendo dunque scivolare il videogioco nel cinema, non solo Annie Berman transvaluta i valori stessi di Second Life ma pure li assolutizza, cioè li scioglie dai legami che, videoludicamente, li determinano. È per questo che, se Second Life è un'utopia, Utopia 1.0: Post-Neo-Futurist-Capitalism in 3D! è invece un'eterotopia, perché non si tratta più di un'assenza ma della presenza stessa di tale assenza - e il cinema è ciò che, appunto, presentifica, rende presente una tale negatività. Come si può allora capire bene, una tale negatività non scompare ma permane, e Utopia 1.0: Post-Neo-Futurist-Capitalism in 3D! è tale permanenza. Detto questo, però, bisogna considerare anche cose implichi il fatto che, a ogni modo, la negatività, il videogioco non venga cancellato definitivamente; di esso, infatti, rimane la grafica, il che, più profondamente, significa che rimane l'assenza di tempo. L'assenza di tempo che è la natura stessa di Second Life è cinematograficamente devastante, e lo è per il semplice ma non banale motivo che il regista, come insegna Gilles Deleuze, seguendo Tarkovskij, è effettivamente colui che lavora coi blocchi di tempo, colui che li scolpisce. Il 3D del titolo non rimanda ad altro che a questo: c'è solamente lo spazio, manca la quarta dimensione, e questa mancanza è, come si sarà ormai intuito, l'assenza presente di cui sopra, un'assenza che solo il cinema può rendere presente. Cosa rende presente? L'eternità del capitalismo, dunque il suo vuoto. Se il cinema lavora col tempo e il tempo, marxianamente, è ciò su cui si fonda il capitalismo, allora potremmo dire che Utopia 1.0: Post-Neo-Futurist-Capitalism in 3D!, presentando un'assenza temporale, è veramente eteropico in quanto utopico: utopico, però, non designerà più il luogo impossibile (οὐ-) bensì il luogo bello (εὖ-), e non - si badi bene - bello perché lì il capitalismo non esista quanto, piuttosto, per l'irraggiungibilità e l'impossibilità che sono ad esso immanenti. Il capitalismo post-neo-futurista non è uno scherzo, semplicemente non esiste. Esiste lì, nella bellezza impossibile di quel luogo digitale e sintetico. Ora, delle due l'una: tertium non datur? Annie Berman non è una reazionaria, non vuole certo ammettere che, se lì esista il capitalismo a-tempore, qui non possa esistere, essendo questo qui connotato spaziotemporalmente. Piuttosto, la sua critica deriva da un'abolizione del principio del terzo escluso: il capitalismo esiste sia qui che lì, con o senza tempo, ma c'è un luogo, tutt'altro che utopico e sviante le coordinate stesse del capitalismo, che esiste e che vorrebbe dirsi come terzo escluso. Questo luogo è il cinema, il film in sé. Deleuze scriveva: «È la vecchia maledizione a minare il cinema: il denaro è tempo. Se è vero che il movimento comporta come invariate un insieme di scambi o un'equivalenza, una simmetria, il tempo è per natura la cospirazione dello scambio ineguale o l'impossibilità di un'equivalenza. E in questo senso è denaro». E certo c'è un'eternità del capitalismo, tant'è che non basta abolire la quarta dimensione per escludersi da esso, epperò è come se, nonostante tutta la sua impermeabilità e, anzi, all'interno stesso dello spazio sconfinato del capitalismo, esistessero dei buchi, delle eterotopie in cui i rapporti di forza normalmente intesi e determinati fossero sconvolti: chiamiamo - genericamente - questi luoghi Film, il che non significa che, cinematograficamente, il capitalismo non si dia (i film sono e continueranno ad essere prodotti) quanto, piuttosto, che non può dirsi cinematografico un prodotto (del capitale). C'è dunque qualcosa che sfugge al capitalismo e noi chiamiamo questo qualcosa Cinema (ecco ciò che c'è alla fine della ricerca della e cosa trova la protagonista, di Utopia 1.0: Post-Neo-Futurist-Capitalism in 3D!) definendo con ciò tutti quegli ambienti connotati spazio-temporalmente che permettono, all'interno del capitalismo, un'esperienza (plasticizzata, nel caso di Utopia 1.0: Post-Neo-Futurist-Capitalism in 3D!, dall'Oculus Drift) slegata da esso, un evento che non solo sia altro rispetto alla sua tecnica meccanica e tecnocrita ma anche incontrollabile dalla sua polizia.

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31 commenti:

  1. Voglio assolutamente incontrare questo film! A chi devo chiedere per avere un appuntamento? ;)

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    1. Come vedi, è un film del 2015, quindi gira ancora per i festival. Onestamente, dubito che in Italia si avrà mai l'opportunità di vederlo, ma finché la gente continua a frequentare festival di merda e a vedere film di merda è difficile dispiacersi del fatto che, quando capita un film che vorrebbe vedere, non possa recuperarlo (anzi, le sta proprio bene). L'unico consiglio che posso darti, quindi, è di contattare la regista o di visitare i link che ho messo lì sopra, dove vengono aggiornate le proiezioni del film.

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    2. Il discorso dei festival di merda e dei film di merda è dovuto al fatto che si parla sempre più di economia e non di arte. Poter leggere una recensione senza poter vedere ciò da cui ha origine la tua (re)-censione, è come leggere un'antologia. Non fraintendermi, non sto sminuendo il tuo lavoro, bensì mi imbestialisco poiché c'è un deserto da incontrare e viene trattato come un vuoto riempito, usufruito da un'élite. Faccio già parte di "Visioni anarchiche", ma se un giorno il progetto finisse, io rimarrei inevitabilmente con le "pezze al culo".

      PS: vale lo stesso discorso per "Her silent seaming"?

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    3. Infatti vedi com'è andata a finire con Visioni anarchiche e White epilepsy...

      A ogni modo, non è mai stata una questione di élite né, tantomeno, di sfiducia verso il prossimo: semplicemente, finché continuerà così certi film saranno impossibili da visionare, tutto qui. E, detto onestamente, per me questo è inammissibile, perché mi son rotto i coglioni non soltanto di vedermi i film sul mio cazzo di televisore e non aver la possibilità di andare a un festival decente qui in Italia (certo, se escludiamo Bolzano, che comunque tiene botta), ma anche di gente che tanto gli fa andare alla Mostra del cinema di Venezia e poi vedersi, a casetta sua, i film di Clipson perché lo vedono citato e sembra tanto figo vederlo. Insomma, e in maniera molto piana, è molto più politico non passare i film: è un gesto piccolo quanto vuoi, ma non credere che sia egoista, perché ci si crea le proprie possibilità e noi, in Italia, questi film non abbiamo la possibilità di vederli finché continueremo ad andare ai festival, a frequentare i cinema che propongo SOLO ED ESCLUSIVAMENTE merda e ad avere però la credenza di poter vedere anche quello che non passa ai festival o ai cinema, perché questo non si vede e non si vedrà finché la gente continuerà ad avere questa sensibilità nei confronti del cinema. Noi, nel nostro piccolo, non facciamo un'élite, semplicemente abbiamo un blog e creiamo aspettative per certi film sperando che siano sempre di più quelli che vogliano vederli e che, infine, si stufino di non poterli vedere e inizino a cambiare le loro abitudini cinematografiche, boicottando festival, cinema e quant'altro. Alla fine, è sempre e soltanto di destabilizzazione che parliamo, di fare scontri e cose così; scrivere di cinema è soltanto un modo come un altro per far incazzare la gente e continuare a rimanere incazzati noialtri.

      A ogni modo, vale lo stesso discorso anche per HSS e tutti gli altri: passare film che non abbiamo la possibilità di vedere per il nostro atteggiamento nei confronti del cinema significherebbe non soltanto accettare e legittimare la loro invisibilità ma anche e soprattutto l'economia cinematografica che esclude questi film proponendone altri che noi aborriamo. Il che, come vedi, non è un discorso d'élite ma di semplice ed elementare etica.

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    4. TL;DR coglionazzo

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    5. Non mi risulta stessi parlando con te, e però grazie per aver espresso comunque la tua opinione. Per noi vale molto.

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    6. Il tuo progetto è molto chiaro. Tu stai azionando un moto di rivoluzione. Io sono molto contento del tuo lavoro, poiché stai, quasi, piantando dei semi per una suddetta "cura di sé".
      Capisci, inoltre, che mi stai offrendo un "inutile" -artisticamente parlando- e io ne sono, finalmente, felice, perché voglio liberarmi del debito, e soprattutto del civile, ma appena mi avvicino scopro che tutto ciò è un miraggio.
      Io mi incazzo, pure perché "Motion(less): cinema of stasis" costa 70 euro su Amazon e su youtube trovo soltanto "Hotel Monterey" della Akerman.
      Io sono veramente contento di potermi liberare di un Manzoni che mi insegni a scrivere, ma trovo ridicolo che questi film non vengano diffusi in via digitale, in maniera totalmente deterritorializzata, affinché se ne possa usufruire.

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    7. Il fatto che questi film non vengano diffusi è un altro problema, che ha a che fare coi registi. Di fatto, ai registi non fotte una sega di mostrare i loro film; a loro importa soltanto piazzarli a qualche festival. Vale, per molti di essi, ciò che Canali pensa dell'arte, e cioè che è un'auto-affermazione egoica, egotica ed egoista. Alcuni, ciononostante, si salvano, quindi a volte converrebbe andare direttamente alla fonte per recuperare un film.

      Detto ciò, ti ripeto che io non ti sto offrendo dell'inutile perché, di fatto, non faccio nulla di artistico. Il blog è politico, non cinematografico: non si può scrivere di cinema o, meglio, quando lo si fa il risultato è inevitabilmente altro dal cinema.

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    8. Per quello ho scritto che tu costruisci un'interpretazione sul cinema, perché è chiaro che la potenza dell'immagine non può essere "detta", ma solo "vista". Però credo che ti stia sottovalutando: la costruzione di un'interpretazione sul film vuol dire parlare d'altro, ma tu, a priori hai compiuto una scelta. Perché hai parlato di quel suddetto film? Il tuo blog sarà senz'altro politico, ma alla base vi è una scelta: hai scelto di costruire un detto su un'immagine, ma tu sai perfettamente che la scelta ha una causa artistica, in modo da boicottare una certa economia e favorire la visione di un'immagine. L'immagine deve avere una potenza, sennò, la tua scelta sarebbe come favorire un microcosmo economico.
      Per quanto riguarda la scelta registica di non diffondere un film, ma di trovare un posto in un determinato evento che finirà entro una data, e quindi risulterà come evento storicizzato, se mi permetti mi sembra piuttosto borghese. Non mi riferisco alla pellicola, bensì al suo veicolo di diffusione. Io voglio potermi far attraversare dall'immagine in qualsiasi momento, non quando lo decide qualche evento per me.

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    9. Che c'entra la borghesia, scusa? Pure io trovo ridicoli i registi che fanno un'opera e non la veicolano attraverso Vimeo nemmeno quando, quell'opera, si fa datata e i festival non la proietteranno più, ma non credo che utilizzerei la parola «borghese» per descrivere un simile atteggiamento.

      Per quanto riguarda il fenomeno della scelta che tu mi imputi, non sono assolutamente d'accordo: vedere determinati film, peraltro in maniera del tutto estemporanea e casuale, non è un qualcosa che si fa così, come se si fosse chiusi in una bolla; io vedo questo film in un determinato periodo storico, che subisco, come subisco le chiacchiere delle persone che mi stanno attorno. È da questo insieme che derivano quelle che tu chiami scelte e che però, come vedi, scelte non sono: la "scelta" di politicizzare il blog non deriva solo dal film, ma dal film + l'ambiente + le persone + la storia e via dicendo. Entrano in gioco cause che mi fanno agire che è impossibile domare, non fosse altro perché sono di una molteplicità potenzialmente infinita e alcune di esse si pongono addirittura al di là della mia soglia di percezione.

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    10. Borghese nel senso che i registi sanno perfettamente che determinate opere le vedranno solamente coloro che andranno ai festival. Come è possibile una rivoluzione se determinati film rimarranno nel "visto" di un'oligarchia? Borghese in questo senso. Il moto di rivoluzione deve essere nutrito.
      Politicizzare il film è chiaramente un effetto, ma io mi riferivo al fatto di scegliere di censire alcuni film, mentre altri magari rimangono in silenzio, o meglio, non visti. Le cause sono al di là della tua percezione perché tu sei nel biologico; ovvero un giorno incontrerai una morte. Il discorso è che un capolavoro, in questo caso un film, è avulso da delle cause e non è nemmeno frutto di un effetto. Il capolavoro se ne fotte dello storicismo, e tu, da quanto ho capito delle tue censioni, veicolo uno dei molteplici effetti che il film causa, per politicizzare il tuo blog. Tutto questo va bene, perché tu mi offri un'alternativa alla gerarchia e io ne sono molto contento. Chiaramente sono comunque incazzato perché non posso visionare il suddetto capolavoro.

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    11. Borghese nel senso che i registi sanno perfettamente che determinate opere le vedranno solamente coloro che andranno ai festival. Come è possibile una rivoluzione se determinati film rimarranno nel "visto" di un'oligarchia? Borghese in questo senso. Il moto di rivoluzione deve essere nutrito.
      Politicizzare il film è chiaramente un effetto, ma io mi riferivo al fatto di scegliere di censire alcuni film, mentre altri magari rimangono in silenzio, o meglio, non visti. Le cause sono al di là della tua percezione perché tu sei nel biologico; ovvero un giorno incontrerai una morte. Il discorso è che un capolavoro, in questo caso un film, è avulso da delle cause e non è nemmeno frutto di un effetto. Il capolavoro se ne fotte dello storicismo, e tu, da quanto ho capito delle tue censioni, veicolo uno dei molteplici effetti che il film causa, per politicizzare il tuo blog. Tutto questo va bene, perché tu mi offri un'alternativa alla gerarchia e io ne sono molto contento. Chiaramente sono comunque incazzato perché non posso visionare il suddetto capolavoro.

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    12. Suddetto capolavoro che, considerate le modeste capacità di analisi del nostro ospite, sarà probabilmente una solenne cagata.
      Quando poi si renderà conto del fatto che l'invisibilità di certi film non è di per sé indice di interesse o qualità e che sbizzarrirsi in sovraimpressioni un tanto al chilo non è necessariamente sinonimo di sperimentazione cinematografica, sarà troppo tardi.
      Il problema di chi costringe il cinema entro le maglie strettissime di una personale e dogmatica filosofia sulla base della quale si illude di costruire un discorso critico valido o significativo è che l'arte non ha assolutamente idea di cosa cazzo sia.

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    13. Ma chi ha mai detto che l'invisibilità di certi film è indice di interesse o di qualità? Sia come sia, benvenga il fatto di non sapere cosa sia l'arte - e in effetti io non ho né interesse a saperlo né credo che lo saprò mai: l'Arte ha valore nel momento in cui non c'è più niente da dire e l'immagine non vale più nel suo tempo e nel suo spazio ma in eterno e in via del tutto generale, e a me non interessa; a me interessa che un'immagine, nel caso quella posta da "Utopia 1.0", che, peraltro, non ha sovrimpressioni, duri per il tempo che duri, per il fiato che ha.

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    14. Ok, capisco benissimo (e non lo dico ironicamente).
      A questo punto, temo di trovarmi in posizione nettamente contraria perché a me non interessa esattamente ciò che interessa a te (o meglio, non è per me una questione particolarmente interessante).
      Direi che va bene così comunque; semplicemente il nostro non è un confronto che ha ragion d'essere, stando così le cose.

      La battuta sulle sovraimpressioni in ogni caso non era riferita a "Utopia 1.0" che, ovviamente, non ho visto.

      Ciao

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    15. Sì vabbe'... che paraculo che sei, poro Yorick.
      Dimmi allora un film non invisibile che ti è piaciuto o di cui hai scritto negli ultimi tempi...
      E non citare Green Inferno di cui hai parlato benino solo perché, da tipico fanboy quale sei, sei dovuto andar dietro all'opinione di uno scrittore sopravvalutato come King.

      Che pagliaccio...

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    16. Per rispondere alla tua domanda, ecco qui: http://emergeredelpossibile.blogspot.it/p/alla-fine-della-baldoria.html

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    17. Ah ah ah... paraculo come al solito. Tutto cinema non di nicchia, certo...

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    18. È cinema, mica ecologia: non esistono le nicchie...

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    19. Ah ah ah ah. Magnifico!
      Mi hai fatto molto divertire con questi ultimi scambi di commenti.

      p.s. è cinema, mica fisica, che stai sempre a sproloquiare di resistenze. Se continui così mi vedrò costretto a difendere un cinema di conduttanza.

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    20. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    21. Ma come, mi cancelli ora? Che c'è? Il commento di prima t'ha fatto battere i pugnetti sulla tastiera perché prendevo per il culo le tue c/azzatine da tredicenne sfigato?
      Mi sa che sei meno r/esistente di quanto pensassi...

      Dai, ti do un bacino sulla fronte e passa tutto!

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    22. Nope, è che, semplicemente, la discussione si è fatta lunga, andando palesemente OT, e, per rispetto del film, val la pena chiuderla.

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    23. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    24. Yorick ti sei perso. Non perdere mai un'eleganza per rispondere a un comnento. Sto ancora aspettando una risposta.

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    25. Yorick ti sei perso. Non perdere mai un'eleganza per rispondere a un comnento. Sto ancora aspettando una risposta.

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    26. Mah, mi sembrava che si fosse chiusa lì, la discussione. Io non ho molto altro da dire, a riguardo; quello che dovevo dire, te l'ho scritto...

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  2. Voglio assolutamente incontrare questo film! A chi devo chiedere per avere un appuntamento? ;)

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