Steel Mill Rolling



Crediamo che il lavoro di Ross Nugent, Steel mill rolling (USA, 2014, 12'), sia un'opera di resa «omaggio a» e come tale sembrerebbe anche riuscire nel suo intento, in quanto rimanda a certo cinema, che ha a che fare con il vissuto operaio messo in un certo spazio - appunto, lo spazio filmico -, rendendo questo vissuto un qualcosa di slegato dal quotidiano sforzo lavorativo, anche se ad esso rimanda inevitabilmente per associazione di idee e, tuttavia, non crea particolari operazioni per parlare di tale sforzo, preferendo piuttosto collegarsi alle teorie sull'operaismo. Il tutto non rimanda tanto ad una celebrazione dell'operaio in quanto tale, bensì si lega a discorsi sul movimento ed il tempo in fabbrica: il cortometraggio di Ross Nugent esplora un'acciaieria come già un autore a noi noto aveva fatto, ovvero James Benning in Ruhr (USA, 2009, 121'). Tale riferimento è talmente palese che possiamo definire questo Steel mill rolling come un omaggio a Benning, il quale, a nostro avviso, poneva la questione in modo da dissolvere la meccanicità insita in questo tipo di lavori, mostrando un movimento a cui viene sottratta la pesantezza legata allo sforzo ed anche allo stesso tempo, così lungo ed alienante, tempo a cui sono soggetti sia gli uomini che le macchine e la cui finitudine porta l'uomo stesso a ribellarvisi approfondendo la tecnica per accorciare i tempi e, tuttavia, non riesce ad andare al di là dell'alienazione in quanto insita, non solo nella produzione industriale, ma nel lavoro di per se stesso. In Steel mill rolling c'è questa sottrazione dell'alienazione lavorativa, sottrazione che Nugent opera condensando e ponendo, in un punto ben definito e per lui più suggestivo, un fuori fuoco che, sottraendosi all'immagine definita, non crea un qualcosa d'altro, non stimola cioè qualcosa che può essere diverso per ognuno di noi, a seconda della propria soggettività, ponendoci così nell'atto dello sforzo di completare, di definire l'immagine e tuttavia il fuori fuoco crea, per sua stessa natura, una certa destabilizzazione che fa traballare la meccanicità. Lo sforzo di definizione che operiamo si compie in realtà senza neanche tanto accorgersi di esso e questo diventa così metafora della meccanicità di tale lavoro, che si auto-completa in quanto appunto meccanico, cioè ripetitivo, determinato, automatico, mostrandoci come questa meccanicità si fosse già impadronita di noi sebbene spettatori e non operai: Steel mill rolling non ci mostra, operai o spettatori, come si possa sfuggire a un divenire che non è più tale in quanto si è fermato, meccanicizzato, automatizzato, ma compie un tentativo di porre il movimento tramite il cinema. È così che Nugent, lungi dal voler palesare una critica alla Chaplin, crea appunto per questo, e non solo, un film che non trova fiducia in una critica o in un'educazione, ma che non si fa nemmeno mero pessimismo becero, creando così uno spazio imminentemente politico e che crea condizioni di possibilità per conoscere ed affrontare una realtà meccanizzata.  

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