Sound of a million insects, light of a thousand stars


Sound of a million insects, light of a thousand stars (Giappone, 2014, 2') emerge da una materialità affatto virtuale e si compone di questa stessa materialità: è un esperimento, il che, però, non ne fa necessariamente qualcosa di sperimentale; piuttosto, è la via sperimentale che pospone il cortometraggio stesso, alterandolo, e facendolo così scivolare all'interno di una realtà che, appunto, solo seguendo questa via può essere raggiunta. Di fatto, Tomonari Nishikawa seppellisce il negativo di una pellicola 35mm sotto un mucchio di foglie cadute nei pressi della stazione nucleare di Fukushima Dai-ichi, dal tramonto fino all'alba del giorno dopo, e il risultato è di una materialità più impressionante che impressionata, e l'impressione di questa materialità è il suo sguardo virtuale del disastro che, per quanto passato, trapassa inevitabilmente l'attualità in cui si pone Sound of a million insects, light of a thousand stars; tale attualità, concretizzata nella materialità della pellicola e delle foglie, è del resto ciò che inquieta la materia stessa, la fa come vibrare, e da questa sorta di risonanza tremolante, dall'accostamento di due materialità, Tomonari Nishikawa e noi vediamo trarsi una virtualità che è il fulcro stesso della pellicola. Ora, non si tratta di mostrare, politicamente, come il nucleare non decada, come un disastro si perpetui necessariamente nel catastrofico, bensì, come il Woloshen di The lost world (Canada, 2013, 2'), di implicare necessariamente il cinema laddove solamente il cinema può trarre quell'afflato virtuale che è il resto preindividuale di qualcosa che sta nella catastrofe pur distogliendosene, che cioè sta tra il normale e il patologico, nella soglia di ciò che è nuclearizzato (le foglie) e ciò che invece non lo è (la pellicola). Da questo punto di vista, l'insegnamento di Brakhage, in particolar modo il Brakhage di Mothlight (USA, 1963, 4'), si rivela se non addirittura vitale quantomeno prezioso, poiché è proprio la sensibilità brakhagiana di una materialità continuamente trapassata e affiorante un virtuale che solo da essa e solamente per via cinematografica può emergere che qui la fa da padrona, e ciò non va affatto a togliere nulla di originalità alla pellicola di Tomonari Nishikawa; semmai, è proprio in questa vicinanza, in questa comunione di sensibilità che si può scorgere la potenza di un cinema che, potenzialmente, cioè in fatto di potenzialità, non può che darsi in un'identità mai negata e anche impossibile da negare. Così, non è per nulla il gioco di far del cinema, nella sua più intensa natura virtuale, un qualcosa di politico, dimostrando attraverso la sua mostrazione qualcosa che lo trascenda, ma, piuttosto, di riportare il politico laddove il cinema è più forte e intenso, cioè in quella virtualità che solo il cinema può cogliere; in questo senso, il nucleare e la nuclearizzazione emergono virtualmente, ma emergono virtualmente nell'incontro tra due materialità che non si scontrano affatto: ed è qui che bisogna ricercare ciò che ormai non riusciamo più a concepire, sia del politico che del sociale, dell'ecologia e via dicendo, perché è qui - e ora, in quest'ora che va dal tramonto all'alba, in un'oscurità che è sempre la stessa nel suo essere, ineluttabilmente, continuamente altra all'interno di una reiterabilità comunque medesima - che la materia mostra il suo lato virtuale, e lo mostra materialmente e immanentemente, non spiritualmente e trascendentemente. Ecco, allora, che il politico emerge, senz'altro, ma solamente dopo. Così come dopo emergono i bisogni, l'ecologia, le scelte di vita e di morte; prima, invece, non resta che un puro piano d'immanenza materiale che è la reiterabilità stessa delle notti e dei disastri ma anche delle albe e dei desideri, della controfaccia virtuale che, come appunto mostra Sound of a million insects, light of a thousand stars, non è affatto un'alterità rispetto alla materia che ci coinvolge e ci avvolge, ci penetra come noi penetriamo e costituiamo, ma sua controparte virtuale, a essa inestricabile per quanto a essa irriducibile.

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