Orizzonti! Orizzonti!





È una questione di corpi quella posta da Anna Marziano, come sempre del resto, però in questo film tutto sembra risaltarlo e ne deduciamo quindi il suo più intimo significato: Orizzonti! Orizzonti! (Italia, 2014, 12') è un film che mette insieme piccoli sprazzi personali, quelle alterità di cui siamo portati a cogliere e a partecipare tramite il cinema, prendendo come punto fondante la problematizzazione fatta da chi racconta e che si ritrova ai margini dalla o della società. È proprio questo margine che viene posto come il punto di forza e dispiegamento di un percorso fatto per cercare di affermare la propria soggettività, partendo dunque da una ferita la quale non si deve rimarginare o dimenticare per forza, perché costituente della persona (o, se preferite, possiamo dire che questa ferita sia un inconscio che non si fa mai del tutto conscio perché non è vero, come diceva Freud, che per stare bene o essere se stessi, insomma, per smascherarsi, si debba per forza applicare la formula, in un riassunto esemplificativo, «dove era l'Es diventerà Io»). Non sentiamo così il peso della divisione mente-corpo, perché di fatto questa divisione non sussiste e non sussiste proprio in un certo cinema che si occupa di soggettività che sono l'espressione di un corpo (intendiamo il corpo spinozianamente, non pensiamo quindi né all'estremo di una retta in cui c'è la fisicità in un polo e la psiche nell'altro, né ad un soggetto che si contrappone all'oggetto-altro, un soggetto quindi che, quand'anche fosse posto metaforicamente come l'altro, mantiene con questo una certa distanza che non muta il binomio, continuando a rimanere così un soggetto) e il cui corpo è posto in quanto tale in rapporto con gli altri. Ma come sono in questo rapporto? Per rispondere a questo interrogativo possiamo vedere come Anna Marziano cerchi di catturare attraverso il cinema queste persone il cui margine, a volte, è stato sostituito con l'orizzonte, quello del mare, del cielo e del loro incontrarsi, operando così una sorta di metafora in cui ci assumiamo la possibilità che questa possa parlare anche per chi non vuole avere un volto. Infatti, la ragazza che cerca di accettarsi per quello che è, per esempio, è come quell'orizzonte e insieme non lo è: lo è, perché più va avanti con il suo percorso più la meta si sposta in avanti, e può diventare altro perché, per continuare la metafora, il mare finisce e l'orizzonte cambia, diventa l'orizzonte tra terra e cielo, per esempio, ma nello stesso momento non lo è, quell'orizzonte, perché, banalmente, le persone non sono orizzonti, ma esprimono delle potenzialità che sono diverse, sue proprie. Nonostante ciò, quando le parole non bastano, quando nemmeno la metafora basta, quando la donna che si è buttata giù dalla finestra dice che non è possibile, che lei dormiva, ecco che arriva il cinema, un cinema che non ha bisogno di interpretazioni, di trovare duplici o triplici significati, che vada bene per chi ha fede nel femminismo, in dio, nel denaro, nell'altro, un cinema che è aderente ai corpi, a quei corpi che hanno bisogno di vedere dove poter arrivare e che quindi spingono l'orizzonte più in là.


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