Mist







È sicuramente presente il fattore della ripetizione in Mist (Canada, 2015, 5'), che coinvolge sia lo scorrere di un'acqua tumultuosa, sia il coro che fa da eco alla voce femminile e tuttavia possiamo dire che questa ripetizione non è qualcosa di meccanico, che rimanda in qualche modo ad un immaginario da fabbrica, bensì ha a che fare con la natura: può dunque la natura entrare in un discorso sulla ripetizione? Ci accorgiamo subito dal cortometraggio di Allan Brown che il fiume nei suoi punti scoscesi o meno è un sentiero già stabilito solamente perché controllato dall'uomo e la tumultuosità dell'acqua si scontra quindi con una ripetizione che ha intrinseco a sé un qualcosa che le sfugge e che è ancora meno controllabile dell'acqua, ovvero la nebbia che sale dall'acqua, la quale è sì originata da quest'ultima e in parte se ne slega ed è, a conti fatti, ciò che sfugge alla ripetizione intrinseca al fluire incessante dell'acqua ed anche se è sempre un'acqua diversa è pur sempre ai nostri occhi, presa quindi nella sua totalità, un qualcosa che si ripete. La nebbia tornerà poi acqua e lo sarà dunque solo momentaneamente o solo una sua parte, ma quello che ci interessa è il suo sfuggire ad una quantificazione serrata e il suo scacco nei confronti di un fluire incessante. Si può così assistere ad un evento, la cui comprensione ci porta a un qualcosa che non si può afferrare, che potrebbe essere proprio la nebbia di cui sopra, in quanto mette in moto una differenza e in quanto si tratta di un'inafferrabile. Se è questo che si può dire a partire dalle immagini, ad Allan Brown ciò non basta, perché aggiunge un coro, rendendo questo cortometraggio un qualcosa di più politico e che ha a che fare con l'ecologia nel suo senso più ampio, ovvero quello di un interesse per l'ambiente non posticcio e moraleggiante, ma inteso piuttosto e più semplicemente come una consapevolezza delle dinamiche del mondo circostante: i ragazzi, che parlano delle composizioni chimiche - qualsiasi, tossiche o benigne, ma comunque esistenti o supposte tali - presenti nell'acqua, trovano in quanto coro la forza di una presa di coscienza in quanto collettività, mescolandosi così tra le immagini date del fiume. L'eco dei ragazzi è il corrispettivo in linguaggio della ripetitività del fiume, come scrivevamo sopra, e tuttavia sappiamo che al suo interno ci dovrebbe essere una differenza: considerando ciò capiamo bene che in Mist è proprio, e ancora una volta per il cinema, l'immagine in movimento a dare una specie di scacco all'eco, alla ripetizione, così da farci dire ancora una volta cosa possa il cinema, il quale può diventare un modo che abbiamo per sfuggire alle abitudini consacrate e per questo mezzo di critica di chi si predispone all'osservazione del reale.



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