In the dark and deep part of the night






















Ce lo siamo detti anche in altre sedi: ormai, certo cinema, che chiamiamo per semplicità contemplativo, ha fatto il suo tempo e quindi ha poco senso fermarsi in uno spazio già saturo e che rischia di creare solo ripetizioni, di soffocare la persona... In questo senso, quello di Enzo Cillo può e non può essere considerato cinema contemplativo; infatti, In the dark and deep part of the night (Italia, 2015, 10') è un cortometraggio in cui la posizione di un certo sguardo all'interno del film non solo attrae ma anche enuclea, ponendola all'interno di sé, l'occhio dello spettatore, il che fondamentalmente elude ciò una certa storicizzazione del cinema contemplativo attraverso una certa intensità di sguardo che è subito meraviglia - meraviglia di ciò che vede e di chi vede. Così, mentre la videocamera rimane fissa, una sorta di presenza nera acuisce l'intensità dello sguardo e la contemplazione diventa insieme ricerca di una via di fuga e gabbia affatto metafisica. Tale ricerca ci porta a non rimanere completamente nell'intensità che ci avvolge, nell'immobilità dell'elaborazione dello shock dato dall'immagine (se non forse nella prima scena la cui potenza è così forte quanto l'incapacità di ricollegarla con sicurezza a ciò che si conosce), perché questa via di fuga, in questo posto deserto e buio, sembra l'unica cosa che tiene in vita l'unico essere umano su questo pianeta deserto e, contemporaneamente, è anche ciò che pone, per quanto in extremis, l'ambiente-gabbia all'esterno del quale non è che non ci sia nulla ma di sicuro nulla accade... Se in Slow (Italia, 2015, 6') Cillo ci mostrava come un luogo a noi familiare possa cambiare aspetto nella notte e come in realtà sicurezza e inquietudine siano solo due aspetti dello stesso luogo, questa volta In the dark and deep part of the night cerca di sradicare qualsiasi certezza sul mondo data dalla vicinanza con gli altri, che, solitamente, confermano il nostro mondo abituale perché loro stessi ne fanno parte relazionandosi ad esso nel nostro stesso modo: nella solitudine più totale l'uomo non ritrova se stesso (la solitudine è sì benefica ma lo è in quanto rimane la possibilità di contatto) bensì esplora lo spazio del luogo in cui abita perché unico referente; una simile esplorazione, però, è immanente al luogo stesso, e lo spettatore, intrappolato nel personaggio che contempla e, così, ritrovandosi ineluttabilmente coinvolto all'interno del film, scopre l'impossibilità di un atto che sia altro rispetto al muto scrutare l'ombra che permea l'ambiente ed è essa stessa ambientazione. Così, la via di fuga viene cercata dallo spettatore diventa anche l'unica via per una comunicazione, ma questa comunicazione non è da darsi attraverso la parola né con altri spettatori quanto, piuttosto, con le forze stesse del campo, in campo, e c'è quindi una forte permutazione dell'occhio e dell'ombra, quasi che l'ombra ponesse l'occhio, il quale si fa propriamente permutazione dell'ombra, sicché l'unica cosa che possiamo in ultima istanza vedere o constatare è che questa comunicazione non può che essere la tessitura medesima del luogo che circonda l'occhio, lo pone e lo intrappola, il luogo da cui l'ombra emerge e che viene permeato da essa: la videocamera è l'unica certezza su di un mondo che non può essere confermato da altri se non da se stessi, da quella parte di sé in più prossima vicinanza (quasi fratellanza) con l'ombra. Si capisce bene, allora, come Enzo Cillo, lungi dal rivisitare stereotipi contemplativi già degradati e storicizzati, sia più che altro interessato non tanto allo scrutare, al banale contemplare, etereo e disancorato da qualsiasi possibilità che in un certo senso scavalchi il mero (e vuoto?) vedere fissamente, bensì alla contemplazione tale e quale è nell'ambiente e come ambiente, cioè alla contemplazione che è già paesaggio e non soltanto, come solitamente e noiosamente accade, alla contemplazione di un paesaggio, ed ecco l'ombra, quell'ombra che, lungi dal rendere impossibile il vedere, il contemplare, è condizione di possibilità di esso, contemporaneamente ambiente e luogo d'affiliazione del sentire cosmico-individuale con l'ambiente medesimo.

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