Alla fine della baldoria #1: Claudio Romano - ἀρχαιολογία [001]

DATI TECNICI
Regia: Claudio Romano
Formato di ripresa: Video8
Durata: 4:22
Minimal Cinema - Italia, 2015


SINOSSI




NOTE DI REGIA
Recuperare la vita.
Un lavoro archeologico alla scoperta di immagini dimenticate e cestinate, sconosciute.
Per restituire frammenti di vita da un'altra angolazione.
Qualunque fosse l'intento di partenza alla base della "registrazione" originale, esso viene cancellato.
Alla ricerca di un possibile nuovo senso, di una nuova vita dell'immagine.



APPUNTI SPARSI
Sono irrimediabili alcune perdite, come quelle che riguardano libri unici bruciati o semplicemente i libri propri, con le proprie sottolineature e pieghe e mai più ritrovati, mentre sembrano passare in secondo piano le perdite che riguardano il materiale registrato in pellicola, quel materiale che costituisce i ricordi di vite passate e che non viene percepito tanto come una perdita, perché sembra più il naturale decorso della tecnologia, un'obsolescenza che riguarda sia quest'ultima ma anche l'immagine, che perde così il suo potenziale di evocare ricordi. Claudio Romano, ritrovando una vecchia cassetta appartenente a chicchessia, ha così l'idea di iniziare a creare una serie di film, il cui scopo fondamentale non è tanto il recupero di ricordi particolari - non conosciamo i riferimenti di quell'immagine, ovvero il suo perché, e continueremo a non saperli -, piuttosto tenta di iniettare una nuova vita a quel reperto, creando così nuovo potenziale per quell'immagine di cui si è perso ogni riferimento di spazio e tempo e da cui si cerca di fare un lavoro di creazione di senso, un senso che non ha nulla a che vedere con l'originale, perché di fatto non si hanno le possibilità per recuperarlo: non si tenta un'interpretazione del passato e infatti non è questo che interessa a Romano. Il primo ritrovamento di questa serie si trova in ἀρχαιολογία [001] (Italia, 2015, 4'), dove Romano vuole recuperare un'immagine che deriva da un formato obsoleto, il super8, e ciò che a lui importa prima di tutto è il fatto che questo sia un frammento che non voleva più nessuno, cioè un frammento sfuggito alla sua sostituzione: registrando sopra qualcos'altro, il recupero di quell'unico secondo, che esisteva precedentemente ad una seconda registrazione, diventa il recupero di un'immagine a cui è data una seconda possibilità, non solo di esistere ma anche di far esperire qualcosa. È così che Romano ci costruisce sopra qualcosa, inventa un nuovo destino per quel frammento che prima aveva tutt'altra storia, cercando così di dargli una nuova direzione: la cosa su cui si focalizza questo recupero non è tanto il recupero di un'immagine che si sottrae al tempo - nonostante siano palesi le sue rovine -, non è necessariamente dunque il recupero del ricordo a cui l'immagine si riferisce in quel determinato tempo. Quell'immagine ferma tenta la sopravvivenza grazie a Romano, la cui volontà di recupero si impone alla volontà di sostituire quel qualcosa che non voleva più essere ricordato e che ora compare ai giorni nostri con una nuova vita. E questa è un'altra delle possibilità del cinema...

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