Lunar almanac






















Ha poca importanza, qui, se la luna si consideri conquistata o meno - non sono più gli anni '60 - perché, quando Malena Szlam fece Lunar almanac (Canada, 2013, 4'), di certo il suo intento non era quello di raggiungere la luna. Se quest'ultima è sempre stata un oggetto interessante in letteratura, qualcosa attraverso il quale sognare e qualcosa a cui tendere, ecco che la Szlam cambia prospettiva e ci mostra come non sia tanto importante dove si sta guardando, semmai, è importante lo sguardo dell'osservatore che, intenzionalmente, fissa lo schermo. Ha qualcosa di husserliano il discorso ma in effetti è ciò che la Szlam ci sembra faccia, anche se il discorso potrebbe sembrare un attimo strano: nell'effettività, non è forse lei a modificare e ad aggiungere i colori, a doppiare o triplicare la luna, a togliere il sonoro? Sì, tuttavia, ci sembra che la Szlam, oltre che a sperimentare con un soggetto - la luna - ed il suo circostante, ci metta in una posizione tale per cui ci rendiamo conto come sia proprio il nostro sguardo il mandante e la Szlam sia semmai il mandatario dell'operazione e questo perché la luna non è qualcosa che la regista pone come meta, come un fine ma diventa lo sguardo ciò che conta, ciò a cui la Szlam si dedica in questo cortometraggio, per non farlo appassire, per non creargli un'abitudine e, infine, fa sì che sia lo sguardo a creare la visione: la regista sperimenta a tal punto da creare un nuovo calendario lunare, prendendo cioè qualcosa che abbiamo strutturato intorno alle fasi lunari e sconvolgendolo, evidenziando quindi la sua unicità. Un discorso sulla ribellione, dunque? Anche, ma soprattutto un discorso sul cinema e sul fatto che possa far esprimere, non solo le potenzialità di ognuno di noi - mostrando qualcosa di diverso, che non ci azzardiamo a mettere nel campo della fantasia, perché altrimenti sembrerebbe si parli di qualcosa al di fuori della realtà - ma anche farci cogliere come queste potenzialità vadano stimolate attraverso la visione di qualcosa che non educhi, bensì crei: qualcosa che cerchi di trarre dal già dato, qualcosa di nuovo, e questo qualcosa di nuovo altro non può avvenire se non con la produzione artistica. Una produzione che non ha forma, che tenta invece di scavalcarla, o meglio, di creare qualcosa partendo da quelle stesse forme, in una continua forza creatrice che tenta di andare al di là della natura, al di là del calendario lunare, non tanto per dominare, ma per mostrare tutte le sue possibilità. 

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