Schuss!



Film denso e complesso, Schuss! (Francia, 2005, 123') di Nicolas Rey ci lascia inizialmente in silenzio per ore a chiederci cosa effettivamente abbiamo visto. Le lettere di accordi per la zona sciistica di Grenoble, i vari sciatori in vacanza e le loro gare sportive, le voci di lavoratori delle piste di quella zona, gli impianti idroelettrici, la storia dell'industria per la produzione di alluminio in Francia e relativi accordi Francia-Usa-Germania della prima metà del '900.. Tutto ciò forma uno dei più completi documentari che abbiamo mai visto: a nostro avviso, ci sembra che Nicolas Rey utilizzi questo materiale per mostrarci, innanzitutto, una visione più ampia e articolata possibile delle dinamiche che si susseguono in quella zona specifica, per poi fare un discorso più ampio e prettamente politico attraverso il cinema. Come scrivevamo appena sopra, ciò che viene messo insieme è un materiale molto vario, in cui emerge significativo l'intreccio economico-politico, a livello innanzitutto della zona del sud-est francese, con i loro problemi della circolazione automobilistica, per esempio, o gli accordi per la costruzione di impianti per produrre neve, ma anche a livello più ampio, ovvero, l'espansione dell'industria dell'alluminio in Francia e Usa, e blocco della Germania nella sua produzione di alluminio dopo la Seconda Guerra Mondiale. Rey, però, non si limita a questo, e le scene dei turisti o le voci dei lavoratori appaiono altrettanto significative nel film: è proprio nell'alternare ciò che accade a livello economico-politico e ciò che accade nella nostra vita quotidiana - le vacanze, il lavoro - che ci porta a pensare, non solo, semplicisticamente, come non siamo attenti, quotidianamente, all'economia, alla politica, presi come siamo dalle nostre cose (come se, appunto, il film di Rey si limitasse a criticare una visione troppo personale e menefreghista), ma ci mostra anche che non esiste, a nessun livello, un qualcosa che accade "sopra", di cui non saremo mai del tutto a conoscenza, e una specie di "sotto", in cui, per logica, dovremmo stare noi, visto che c'è qualcuno che sta "sopra" ("noi" è, in questo caso, chi non sta ai vertici di un'industria o un governo). E tutto ciò non esiste perché siamo nell'epoca dell'informazione, in cui è essa stessa ad avere importanza, potere, basta guardare gli investimenti in borsa: se hai prima l'informazione corretta su ciò che accadrà a livello politico in un certo Paese, ecco che puoi giocarla a tuo favore e speculare. Ma allora per Rey il cinema è informazione? Questa domanda bisogna porsela perché, in fondo, stiamo pur sempre parlando di un film, e allora ci dobbiamo chiedere cosa ci dice attraverso l'immagine, perché di questo si tratta - altrimenti avrebbe scritto un libro, per esempio. Per rispondere, credo sia fondamentale collocarci nei nostri anni, ovvero, ricordarsi che si sta parlando di un film che svela una situazione degli inizi del '900 fino alla loro metà, circa, e in cui non ci pare ci sia alcun intento di insegnamento grazie al passato: Rey, quindi, ci mostra una situazione già avvenuta, e più che informarci, visto che tutto ciò è già avvenuto e la situazione attuale è cambiata, credo ci metta fondamentalmente di fronte a un fatto, ovvero, che possiamo avere già tutto, le informazioni, i dati e le nostre dinamiche personali che vengono intaccate da essi, eppure, non solo pensiamo ancora che ci sia qualcuno che sta "sopra", legittimandolo con la nostra passività, ma crediamo anche che tutto ciò vada bene, che la struttura che ci domina sia ancora quella giusta, che si tratti solo di sapere cose in più per essere liberi, capire cosa sta succedendo, e cercare di migliorare la situazione. Chiunque può dirci come funzionino certe cose, che chi ci governa pensa ai propri interessi (per esempio, in una lettera troviamo chi ribadisce che la scelta economica è in realtà una scelta prettamente politica), ma, appunto, Rey, decide di fare un film mettendo insieme materiale passato: per informarci dunque? No, e non perché non dobbiamo interessarci di ciò che è già avvenuto, ma perché la scelta filmica non può essere un caso, lo usiamo non solo perché lo preferiamo come mezzo di espressione: il film ci colloca in un "qui e ora" mostrandoci però un "lì e un passato", dunque, è proprio dentro l'immagine filmica, dentro quella neve che confonde i confini, che ci fa perdere l'orientamento, che livella tutto, che ci permette di ricollocarci infine nel nostro tempo, e sta a noi decidere cosa pensare, se continuare così, prendendo atto di ciò che accade, ora come allora, o se decidere di confonderci tra le immagini, prendere consapevolezza di sé, e fare r\esistenza*.


* La r\esistenza non è qualcosa di passivo o attivo bensì un atto effrattivo, com'è effrattivo che la \ si stenda sopra la r.

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