620 Commercial


Se qualcuno, qui, si è posto qualche domanda e ha avviato un percorso per trovare i precursori di autori che ormai abbiamo ben apprezzato, come Robert Todd per esempio (diciamo "ormai" anche se consapevoli di come si tratti pur sempre di una minoranza), si sarà sicuramente ricollegato a Brakhage e, d'ora in poi, penserà anche a Joseph Bernard. Sì, perché c'è una particolare atmosfera che respiriamo, che è quella che scaturisce di fronte a una visione su una vita, vita che Bernard crea grazie al movimento, il quale è ricercato e sperimentato in tutto il cortometraggio. Tale movimento, infatti, si esplica con sovrimpressioni che hanno una particolarità: da una parte c'è l'immagine ripresa, ma ferma, e dall'altra l'immagine in movimento. Quest'immagine in movimento, infatti, non bastava di per se stessa per creare il movimento, da qui la duplicità. Questa duplicità è fondamento di una visione anch'essa duplice perché, se riusciamo facilmente a intuire come Bernard così riesca a creare movimento là dove non c'era - ovvero nell'immagine ferma, dandoci l'impressione che anch'essa fosse stata in movimento, salvo poi renderci conto che il movimento non era proprio di quell'immagine ma era stato creato a posteriori da un'altra immagine -, più approfonditamente possiamo vedere come Bernard ci mostri anche che quell'immagine in movimento aveva bisogno di un'immagine ferma, ovvero aveva bisogno di fermare il tempo per creare quel particolare movimento che da solo non ci sarebbe stato (altrimenti perché la sovrimpressione?), ovvero, per creare vita, c'è bisogno di due opposti, che entrino in relazione, che sono diversi ma che riescano a comunicare (tramite la sovrimpressione) per creare qualcosa di nuovo, una relazione che spinga i due opposti al di là di essi e, come in qualsiasi rapporto, anche umano, creare qualcosa di nuovo che li contempli e li superi. Per fare tutto ciò, 620 Commercial (USA, 1980, 8') viene collocato in una determinata casa, in una determinata via di un determinato paese di un determinato Stato, ma quello che si viene a creare non ha nulla di determinato, perché non possiamo arrogarci il diritto di definire una vita, ma possiamo coglierla, ad esempio, in questo film e, soprattutto, in un film. Ecco perché ci può sorprendere la decisione di Bernard di abbandonare la macchina da presa per la pittura, perché fondamentalmente per noi il cinema è la massima espressione del reale, ciò che può cogliere una vita. Tuttavia, lungi dal pensare di poter giudicare il percorso di un artista così alla leggera, possiamo dire però che è grazie al passaggio dall'analogico al digitale che noi scopriamo questo - ed altri - film di Bernard, e ciò può avere il significato non tanto di una riscoperta ma propriamente di una scoperta. Sì, perché, sebbene il film sia il medesimo, non è affatto il medesimo, e quella vita che coglie il film col Super 8 nell'anno 1980, è riproposta ora, nel digitale, ma questa diventa per noi una nuova vita. Non tanto perché questa vita sia cambiata, l'immagine è rimasta ovviamente la stessa nel modo in cui appare ai nostri occhi, perché in fondo cambia solo il formato con cui la si trasmette, ma la sua forza vitale, che è la medesima grazie alla digitalizzazione, è ora nuova perché ha potuto rivivere una seconda volta, ponendola, così, al di là del tempo e, nel passaggio, vitale: la stessa vitalità che possiamo cogliere guardando il film la possiamo esperire grazie all'uso della digitalizzazione. Ci accorgiamo, così, di essere di fronte al caso in cui il film e la vita cosiddetta reale possono diventare, in un artista, un tutt'uno, ed ecco che l'esperimento di cogliere la vita in 620 Commercial diventa ora, a circa quarant'anni di distanza, più riuscito che mai e ciò che ci fa dire che Bernard è stato ed è, tuttora, un grande regista.

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