Fotogrammi #36: Antonin Artaud e il cinema



«Il cinema mi sembra soprattutto fatto per esprimere le cose del pensiero, l’interiorità della coscienza, e non tanto attraverso il gioco delle immagini quanto attraverso qualcosa di più imponderabile che ce le restituisce nella loro forma diretta, senza interposizioni, senza rappresentazioni. Il cinema arriva a una svolta del pensiero umano, proprio nel momento in cui il linguaggio abituale perde il suo potere simbolico, in cui lo spirito è stanco del gioco delle rappresentazioni. Il pensiero chiaro non ci basta. Esso definisce un mondo usato fino alla nausea. Ciò che è chiaro è ciò che è immediatamente accessibile, ma l’immediatamente accessibile è ciò che serve da scorza alla vita. Questa vita troppo conosciuta e che ha perduto tutti i suoi simboli, cominciamo ad avvederci che non è tutta la vita. E l’epoca d’oggi è bella per gli stregoni e per i santi, più bella di quanto non sia mai stata. Una sostanza insensibile del corpo cerca di venire alla luce. Il cinema ci avvicina a questa sostanza. Se il cinema non è fatto per tradurre i sogni o tutto quel che nella vita cosciente è affine all’ambito dei sogni, allora il cinema non esiste. Niente lo differenzia dal teatro. Ma il cinema, il linguaggio rapido e diretto, non ha per l’appunto bisogno di una certa logica lenta e pesante per vivere e prosperare. Il cinema dovrà avvicinarsi sempre di più al fantastico, quel fantastico che è in effetti, ce ne accorgiamo sempre meglio, tutto il reale; altrimenti morirà. O piuttosto, farà la fine della pittura e della poesia. Quel che è certo è che la maggior parte delle forme di rappresentazione hanno fatto il loro tempo. Da molto tempo tutta la buona pittura non serve a granché d’altro che a riprodurre l’astratto. Non è dunque soltanto una questione di scelta. Non ci sarà da un lato il cinema che rappresenta la vita e dall’altro quello che rappresenta il funzionamento del pensiero. Infatti la vita, ciò che noi chiamiamo la vita, diverrà inseparabile dallo spirito. Un ambito profondo cerca di affiorare in superficie. Il cinema, meglio di qualsiasi altra arte, è capace di tradurre le rappresentazioni di questo ambito perché l’ordine stupido e la chiarezza consuetudinaria sono i suoi nemici.» (Antonin Artaud, Del meraviglioso. Scritti di cinema e sul cinema)

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