(Agiografie #2: Mauro Santini) Lisbona, S. Mamede



Lisbona, S. Mamede (Italia, 2007, '19) fa parte di Giornaliero di città e passanti, una raccolta in tre parti costituita da una serie di riprese fatte da una camera d'albergo, la prima parte a Marsiglia, la seconda a  Lisbona e l'ultima a Madrid. Questi mediometraggi sono molto diversi rispetto ai precedenti lavori di Santini – i Videodiari  in quanto ci mostrano semplicemente cosa accade lì, fuori da quelle mura d'albergo. Non ci sono sovrapposizioni, suoni dilatati o astrazioni varie, e non ci sono perché Santini vuole creare qualcosa di nuovo, più legato alla realtà – il che non significa che i Videodiari non lo fossero, ma ci riferiamo qui al senso più terra terra del termine, ovverosia alla realtà come viene esperita semplicemente, automati(sti)camente dai nostri occhi tutti i giorni quando abbiamo un cosiddetto «buon esame di realtà», e in Lisbona, S. Mamede, Santini ci mostra cosa accade fuori dalla stanza d'albergo a mo' di spionaggio (comunque mai in senso voyeuristico), mentre la videocamera prima esplora l'ambiente da vari punti di vista ed infine si ferma su un punto preciso; qui ora siamo quasi tentati a credere che questo suo punto fermo sia stata accuratamente scelto per riprendere un qualunque tizio x, ma poi ci accorgiamo, quando esce di scena, che, no, non c'entra nulla il qualunque tizio x, e che sta proprio qui il punto: l'autore non sceglie un soggetto, sceglie a malapena l'albergo  che comunque è scelto in base alle possibilità extra-diegetiche rispetto l'assetto filmico – e non sceglie, ovviamente, neanche cosa riprendere (le persone vagano indisturbate dentro la scena e ne escono tranquillamente), ma questo è dovuto al fatto che l'autore manca totalmente. Cosa manca? Manca l'autore. E manca perché fondamentalmente non si tratta altro che di produrre cinema. Produrlo, non farlo. L'autore, in questo caso Santini, è solamente colui che abita una camera d'albergo, anzi è proprio colui che si toglie dal film per fare in modo che il film si produca spontaneamente: spontaneamente, cioè correlativamente alla vita che c'è la fuori. In un certo senso, quindi, potremmo dire che il cinema è precisamente in quella camera d'albergo, ma questa camera d'albergo, e ciò che ci sta dentro, è elisa dal film: la vita è la fuori, e così il cinema, che in un certo qual modo si presenta sempre e soltanto come un qualcosa che è oltre se stesso. Oltre l'autore, certo, ma anche, chiaramente, oltre la mdp stessa, la quale si protrae nello sguardo dell'obiettivo che, appunto, la fa mancare, protraendola solo virtualmente, al di là del proprio corpo attuale e meccanico. Così, Santini esiste, ed esiste resistendo quotidianamente alla sottrazione cinematografica della vita; Santini r\esiste, nel senso che biforca le traiettorie (cinema e vita) per recuperarle in un punto d'intersezione che è cinema e vita assieme, contemporaneamente; in Lisbona, S. Mamede, infatti, vita e cinema si legano e si confondono, mostrando che un'alternativa, anche se bistratta, esiste ed esiste con il cinema. 

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