(Agiografie #2: Mauro Santini) Fotogrammi #34: Notturno



«È ancora da cercare e da farsi il film di situazioni puramente visive e il cui dramma deriverebbe da un nodo costitutivo fatto per gli occhi, preso, se così si può dire, nella sostanza stessa dello sguardo e non proveniente da circonlocuzioni psicologiche di essenza discorsiva e che non sono altro che testo visivamente tradotto. Non si tratta di trovare nel linguaggio visivo un equivalente del linguaggio scritto di cui il primo non sarebbe altro che una cattiva traduzione, bensì di far dimenticare l’essenza stessa del linguaggio e di trasportare l’azione su un piano in cui qualsiasi traduzione diverrebbe inutile e in cui questa azione agisca intuitivamente sul cervello» (Antonin Artaud, Del meraviglioso. Scritti di cinema e sul cinema). 

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