Time like water


Lo spazio aperto, lo spazio chiuso; lo spazio sconfinato, lo spazio confinato - e il confine di questi spazi, anche quando il confine è repentinamente differito. Forse, anche, la consapevolezza che un confine debba pur esserci, anche quando il confine è repentinamente differito. Quando il confine è repentinamente differito? In sostanza, quando manca spazio. È allora che si sconfina, che si porta il confine - tra virgolette - più oltre. Il che non significa allargare lo spazio, poiché lo spazio è di per se stesso illimitato, ma sconfinare il confine, che pure rimane, ma più in là, al di là. Solo così si può capire l'estrema sensibilità palesata da Thorbjorg Jonsdottir in Time like water (Islanda, 2013, 7'), poiché è essa, in ultima istanza, a restituire lo spazio. Lo spazio, in effetti, non si dà mai come tale, in quanto tale: c'è bisogno di una visione. La visione di una ragazza in una stanza, per esempio. Che apre il film, dischiudendo lo spazio, sconfinando il confine. È lo spazio, esteso al d là delle mura della sua camera, delle montagne islandesi, uno spazio «vasto fino a traboccare nel cielo per n parsec in tutte le direzioni»* come quel deserto in cui il cavaliere inseguiva l'uomo in nero. Uno spazio che ha sconfinato il confine, insomma, illimitato. Ecco perché è necessario immaginarlo, poiché, in effetti, non può che essere immaginato, cioè reso per immagine, uno spazio simile: «Lo spazio infinito che sta fuori posso produrlo con l'aiuto dell'immagine, limitandolo mediante essa»**. Certo, si tratta di una limitazione, ma una limitazione senza confini. L'operazione attuata da Thorbjorg Jonsdottir, infatti, non è tanto quella di porre un confine allo spazio ma di enucleare la sconfinatezza del suo confine in un'immagine, che, come tale, non sarà il confine di quello spazio ma il confine del confine dello spazio. Ed ecco, allora, che l'immagine si sdoppia, la necessità di un doppio schermo, non solo per la tracotanza dello spazio ma anche e soprattutto per la deterritorilizzazione del confine, che così viene continuamente differito. L'immagine delle immagini, dunque. Un'immagine che ha in sé due immagini, un film a due schermi: perché il confine di uno schermo sia il confine dell'altro, di modo che, ancora, il confine venga nuovamente differito, posposto, rimandato. La tenda, per esempio, che è di per se stessa confine, trova nella duplicità dello schermo un'interruzione, un qualcosa che disimmetrizza il suo confine, il suo limite, e questa simmetria si apre un varco, qualcosa di incommensurabile che è, a conti fatti, l'eterno, l'infinitamente. Poi, d'improvviso, l'immagine si colora, uno strato si aggiunge senza con ciò ricalcare ciò a cui appartiene quel colore, prima assente: un nuovo strato, una nuova differenza, un ennesimo salto, un altro gap che apre a qualcosa che manca, che è ancora eterno. Infine, l'immagine ci compone, ma senza con ciò suturare i gap lasciati aperti: qui, il cielo si confonde ai monti, e l'orizzonte è soltanto un limite visivo, virtuale per così dire, perché inesistente ma presente nella retina dell'osservatore, il quale, in assenza di confini, pone egli stesso un confine, un limite per non perdersi, per - in una certa maniera - collocarsi, orientarsi; ma lo spazio sconfina il confine, è come il tempo, che procede continuamente, senza limiti. Certo, metafisici, e ciò è però dovuto a un'esigenza dell'osservatore di non perdersi, alla paura post-romantica dello sconfinato... Eppure, lo sconfinato è presente, ed è presente lì, nella memoria di quella ragazza che l'ha dischiuso: e improvvisamente tutto lo spazio si ritrova lì, in quella stanza.


* Stephen King, La torre nera. L'ultimo cavaliere.
** Ludwig Wittgenstein, Quaderni 1914-1916.

7 commenti:

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    1. Continua a perdere tempo a commentare :)

      A ogni modo, a parte essere così sfigato da dover pagare per scopare, evita, per cortesia, certe uscite, non fosse altro per rispetto del regista e del film.

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  3. Rispetto per il regista e per il film?
    AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA
    ma fammi il piaceree
    La fai o no 'sta recensione di fury road o no?!

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