S _ S


Per quanto riguarda l'ultimo lavoro di Ignazio Fabio Mazzola, S _ S (Italia, 2015, 10'), si tratta fondamentalmente di porre un piano di sussistenza, sul quale disporre un dispositivo di registrazione che ponga in essere l'evento. Con ciò, naturalmente, non si vuole dare esclusiva rilevanza al modo in cui il cortometraggio è registrato, piuttosto verificare come ciò sia inevitabilmente dato dalla congruenza tra piano di sussistenza e dispositivo di registrazione, congruenza che, per l'appunto, certifica, cioè fa essere per fede, l'evento su/da essi protratto. È insomma come dire che il cinema non solo ponga in essere qualcosa ma dia anche testimonianza di quel qualcosa, le faccia - per così dire - prendere consistenza. Del resto, che senso ha vivere se nessuno è in grado di cogliere la tua vita? Probabilmente, anzi, nemmeno si vivrebbe. Se infatti la vita implica una certa coscienza di sé, bisogna pur ammettere che questa coscienza è sempre posposta rispetto al sé di cui è coscienza: solo toccando un oggetto, parlando con una persona, agendo in qualsiasi modo io ho la certezza di vivere, di essere (collocato in un mondo), ma questa coscienza non è istantanea, e se quella donna tocca quel quadro la coscienza d'averlo toccato viaggerà comunque quel tanto che basta da far giungere la consapevolezza del palpare in ritardo rispetto al palpeggiamento vero e proprio. La coscienza è in ritardo, ma è proprio questo ritardo, questo scarto tra me e l'altro, a certificare e a certificarmi che, sì, io vivo, io esisto. Si capisce bene, quindi, come l'incontro con l'altro - meglio, l'altra persona da me - sia costitutiva di questa legittimazione, della certificazione della mia esistenza; infatti, solo parlando con un altro che mi parla, che mi guarda, che mi fruga dentro o si ferma alla mia superficie corporea io posso avere una consistenza tale da esistere, ed è più o meno tutto: l'altro si insinua nello scarto tra me e me, permettendo quella legittimazione che ha un di più rispetto al semplice toccare un dipinto, non si fermandosi all'aspetto tattile della mia esistenza. Ora, dopo questo lungo panegirico, si capisce bene come la grandezza del cortometraggio di Mazzola si ritrovi fondamentalmente nel rapporto biunivoco che in esso si instaura tra il film e la persona. Mazzola ha una grande sensibilità, e questo film l'attesta. Come dicevamo, c'è una congruenza tra piano di sussistenza e dispositivo di registrazione, congruenza che, per l'appunto, certifica, cioè fa essere per fede, l'evento su/da essi protratto. Quest'evento è primariamente la vita di una persona, una donna. Con ciò, non vogliamo dire una cosa banale come per esempio che senza il cinema quella donna non esisterebbe, che è grazie al film di Mazzola che abbiamo l'attestazione di vita di una donna, nient'affatto; c'interessa soprattutto, invece, rimarcare un fatto, che secondo noi è un di più nei confronti della semplice attestazione di vita ed è proprio ciò che rende S _ S un gran film, e cioè (ma ormai lo si sarà intuito) il rapporto biunivoco di cui sopra. In effetti, il cinema dà consistenza all'esistenza di quella, una consistenza che non solo legittima la sua vita ma anche e soprattutto funge da coscienza di quella stessa vita, è la coscienza di quella vita. Biunivocamente, peraltro, una coscienza senza vita è vuota, e noi assistiamo così a un dato che, nella sua ingenuità, viene troppo spesso frainteso o trascurato: non c'è cinema senza vita e non c'è vita senza cinema. Ma le due cose, ora stanno insieme: non c'è cinema senza vita perché non c'è vita senza cinema, e non c'è vita senza cinema perché non c'è cinema senza vita. È la vita della donna, infatti, a dare consistenza al film, a legittimare, rendere possibile il film, ma è il film, in ultima istanza, a dare consistenza alla vita della donna. Si capisce bene, dunque, la scelta di tornare a un dispositivo di registrazione che tra virgolette potremmo definire decò e che, ciononostante, non ha nulla di manieristico o di artificiale: la vita svuotata dei nostri tempi si riflette in un cinema privo di senso e di consistenza, e l'operazione di Mazzola, anziché negare la vita di questo tempo, fa ritornare il tempo della vita con un gesto così naturale, così onesto, così sentito che lascia commossi, se non afasici. Un gesto che si protrae al di là del cinema e della vita, fino a convogliare un insieme di giovani seduti al bordo di una strada, cioè l'umanità intera.

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