Łokaj


Łokaj (Inghilterra, 2014, 22') è senza ombra di dubbio uno dei cortometraggi più rarefatti e disperati/disperanti su cui ci sia mai capitato di appoggiare lo sguardo. Il tema della desolazione, della solitudine, ritorna, ma ritorna in maniera differente rispetto a com'era stato posto in Orbit æterna (Inghilterra, 2013, 16'), poiché, se lì la solitudine seguiva a una catastrofe e faceva con ciò parte del catastrofico nei modi che abbiamo cercato di chiarire, qui la solitudine è di per se stessa la catastrofe, la quale dura solo un istante, tant'è che, per certi versi, si potrebbe pensare al cortometraggio di Teo Ormond-Skeaping come a una sorta di variazione su un'unica immagine, che è appunto quella della solitudine dello scalatore che si è perso. Una foto, di nuovo, rimanda alla mente un tempo diverso, ma qui, a differenza di Orbit æterna, durante il quale veniva filmata una fotografia ritraente un volto, traccia di ciò che è ormai passato e non può più essere restituito al presente, la fotografia è il presente, poiché ritrae la montagna nella quale lo scalatore di trova. Una fotografia, quindi, al presente, ma questo presente è ora illuminato da una luce diversa rispetto a quella che pensiamo abbia illuminato quelle fotografie quando lo scalatore le ha avute e che, forse, hanno fatto sorgere in lui il desiderio di scalare quelle montagne: la fotografia del presente è ora investita da un presente che fa dell'altro presente un passato, poiché in esso inscrive la malinconia della perdita, il segno di un'ineluttabilità che, certo, era già inscritto ma in maniera non visibile, non così leggibile. È il presente della solitudine, propriamente la catastrofe. Una catastrofe che mangia il tempo, scongiurandolo e ripercorrendolo a ritroso, come a dargli un nuovo senso: il catastrofico. Un catastrofico, però, che è differito, mandato più in là, poiché qui non resta che l'essenza della catastrofe, che è effettivamente un'assenza. Assenza dell'essenza ed essenza dell'assenza, questi sono i termini chiave per cogliere appieno il cinema di Teo Ormond-Skeaping, un cinema che potremmo definire, congiungendo e (con)fondendo i due termini, cinema dell'æssenza. Il denso minimalismo, del resto, non fa che rendere palmare questo senso di perdita, di un minore che sarebbe dovuto essere un maggiore: è la sconfitta nel momento che antecede la disperazione, la sconfitta in sé, prima della presa di coscienza, dell'effetto sul corpo. L'effetto sul corpo, la disperazione, non può che venire poi, e a Ormond-Skeaping non interessa mostrarla, poiché è già lì, inscritta ma non palese, assenza presente: ed è nello sguardo finale che lo scalatore, rinnovato viandante su un mare di nebbia di friedrichana memoria, getta ai monti che qualcosa inevitabilmente finisce per lasciar posto a un ineffabile che non può più essere reso per immagine senza distruggere l'immagine stessa, e cioè il catastrofico. Ma è in quello stesso sguardo, uno sguardo non visto ma soltanto suggerito, che il nostro stesso sguardo viene rimandato a profondità impossibili da colmare, anche solo o specie con la vista, ed è a quelle profondità sconsiderate, forse, che siamo tutti infine chiamati a rivolgere non solo lo sguardo ma anche la nostra stessa vita.

8 commenti:

  1. Interessante , dove posso trovarlo?

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  2. Peccato .
    Comunque sono giorni che leggo questo blog e devo dire che è molto interessante ,sei l'unico a trattare questo tipo di cinema in italia . Peccato che la maggior parte dei cortometraggi e lungometraggi non riesco a trovarli , mi sarebbe piaciuto vederli. Continua cosi !

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    1. Grazie. Comunque alcune cose girano, magari anche solo nei tracker privati. Avevamo iniziato a condividere qualcosa in The art of vision, ma poi il lavoro era troppo. Dovremmo riprenderlo, però...

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  3. Lo sto vedendo ora " The art of vision ", molto interessante , sopratutto "NightFall" lo cercavo da tanto. Se riprendete il lavoro te ne sarei molto grato . Film che cerco da anni , finalmente posso vederli,sembra quasi un sogno per me .
    Grazie ancora del lavoro che fai/fate per il cinema , forse sei la nostra ultima speranza .

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    1. Le ultime speranze sono i film di cui scrivo e quei pochi - tipo te e me -che ancora hanno voglia di vederli. Buona visione.

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  4. Ma il corto è muto?

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