Louisiana (The other side)




Bene, Minervini, parliamone. Parliamo pure di Louisiana (The other side) (Italia, 2015, 92'), perché tanto non avevamo niente di meglio da fare, e parliamone perché, in fondo, non c'è altro di cui parlare dal momento che, nelle sale, i film che girano sono quelli che già sappiamo tutti e che, rispetto a un Avengers: Age of Ultron (USA, 2015, 141'), la tua porca figura, tu la fai, e la fai con un film come Louisiana (The other side), robe per cui, in altri tempi, o in questi stessi tempi, se in questi tempi il cinema venisse considerato per la sua propria rilevanza, che è in ultima istanza la stessa che noialtri partigiani abbiamo (in altre epoche, certo) attribuito allo Stato e ad altre cose di non secondaria importanza, come per esempio la libertà o, meglio, l'espressione, che altro non è se non il sinonimo accademico di libertà, saresti ora appeso per le gambe a piazzale Loreto, ma puoi dormire sonni tranquilli perché non è - e probabilmente non sarà mai - così, visto e considerato che l'industria culturale, e cioè il potere che si veicola attraverso ciò che alcuni poveri idioti (Fazio) chiamano cultura, sforna, appunto, i vari cine-comics e boiate sorrentiniane varie che non sono posti per altro che per enfatizzare l'aspetto alternativo, veramente (sic) autoriale e schifosamente indipendente del tuo cinema, il quale onestamente - ma davvero onestamente, cioè quasi fossi tuo amico - mi porta a considerare il nulla che tu chiami anima: davvero, se tu fossi mio figlio io probabilmente sarei Anna Maria Franzoni. Purtroppo, l'eugenetica non esiste e tu esisti ancora, sicché altro non mi rimane da fare che parlare del tuo film. Già, ma di che film? Come può, un film, essere un film documentario? meglio: come può un film speciarsi in film documentario? Il cinema registra, e non c'è alcuna differenza tra un film e un documentario, quindi è inutile che ce la meni sin dal poster del film con questa cosa del realismo, dell'osservazione e via dicendo, perché son cose che noi, quantunque fossimo dei poveri ignoranti che, a proposito del cinema, non conoscessimo altro che Peter Hutton, non ci beviamo fin dal principio. E non ci beviamo - tantomeno - il tuo cazzo di modo di girare, con quei colori pastelli che aprono e chiudono il film, facendo così da cornice all'intera pellicola: non c'è poesia in quei colori, anzi quei colori rimarcano solamente un altro fatto, e cioè che tu sia un frocio con la macchina da presa in mano. Frocio, del resto, è il tuo modo di girare: come cazzo ti viene in mente di porre un'immagine così garbata all'inizio e alla fine del film, quasi fosse un idillio, per poi profondere il film di quei colori caldi, avvolgenti e densi, enfatizzati da una macchina molto spesso a mano che vorrebbe aggiungere un effetto vibrante solo perché, in fin dei conti, ti rendi conto che ciò che hai tra le mani è un aborto di celluloide che devi assolutamente rianimare per poter vendere nelle sale? No, davvero, spiegamelo. E spiegami anche, schifosa testa di cazzo, come porcoddio ti viene in mente di porre un'immagine simile. Un'immagine del degrado che non è mai - mai, mai e mai - degrado dell'immagine. Seriamente, come cazzo ti è riuscito? Vai in Louisiana, filmi il degrado e questo degrado non degrada l'immagine?! Come c'insegnano i film di Teo Ormond-Skeaping filmare la catastrofe implica la catastrofe dell'immagine: se io filmo la catastrofe, sono nella catastrofe, perché per filmare, devo essere sullo stesso piano di ciò che filmo, e la catastrofe, alla fine, catastrofizzerà l'immagine filmata. Ora, tu filmi il degrado, e l'immagine che ne risulta non è degradata. La spogliarellista incinta prende i soldi dal cliente colla fica, ed è tutto così esteticamente soddisfacente, accettabile, quasi godibile. Che è, godi? godi nel(lo s)vendere certe persone a un pubblico piccoloborghese che ha bisogno di vederle, queste persone, per riconoscere in loro la dignità che hanno loro tolto? In fondo, non sei così dissimile da uno schiavista, e anzi sei il più abietto degli schiavisti: tu ci godi, infame puttana, nell'ammorbidire i corpi, nel mostrare il degrado nel suo splendore più snaturalizzante. Il tuo movimento non è altro che quello del padrone di fabbrica, che dopo aver sfruttato l'operaio gli regala il panettone e il prosecco per natale: quello che tu mostri non è il degrado, è la tua visione del degrado, e cioè un degrado che genera plusvalore - estetico ma anche/e perciò economico. Economia dell'estetica ed estetica dell'economia, ecco in cosa ti sei andato a infognare: ecco ciò che ti gestisce la vita, che spero verrà un giorno troncata da un branco di negri che, dopo averti stuprato, ti lascerà morente sul marciapiede colla loro piscia addosso. In fondo, questo è l'unico modo che hai per salvarti: che qualcuno ti pisci in viso - e sperando che quella piscia, davanti agli occhi, ti possa far vedere il mondo in una maniera differente, più gialla quantomeno. Per ora, non rimani che uno dei tanti poveri coglioni che sarebbe bene prendere a pugni in gola. In assenza della tua persona però, e avendo io cose di meglio da fare che venire a cercarti in casa, mi accontento del fatto che, in fondo, tu non sia altro che un errore del sistema o, meglio, il prodotto riuscito di un sistema erroneo. Tu e i tuoi cazzo di film. 

36 commenti:

  1. Ah ah ah ah. Minchia se hai sbroccato, bello mio.
    Io non capisco chi cazzo te la fa fare di sprecare così tanta energia e bile per cose che, anche giustamente, ti fanno cagare. Non ne vale la pena, cazzillo mio, fìdati.
    Magari scrivi qualcosa sul nuovo di Lanthimos, quando lo vedi, ché magari qualcosa di interessante su cui discutere viene fuori. Ma 'sta roba lasciala stare, dai.

    Una piccola nota finale su Fazio: il mio rispetto nei suoi confronti è aumentato vertiginosamente negli ultimi tempi; nello specifico, da quando ho scoperto che si incula da solo con un sofisticato sistema di specchi e leve. Uno che fa cose del genere – a ben vedere complesse, profonde e assai poco mainstream – merita una totale rivalutazione e, perché no, una piena riabilitazione intellettuale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A dire il vero non pensavo che mi facesse così incazzare, 'sto film. StPH era un brutto film, ma, appunto, rimaneva tale e niente di più; questo, invece, è proprio inaccettabile.

      Su quel carrista di Fazio, comunque, non discuto: l'odio nei suoi confronti è tale che sarebbe buona cosa anche parlarne, ma lui è una persona così piccola, grigia e insulsa che davvero non merita che due o tre parole di biasimo e tanti saluti.

      BTW, l'ultimo Lanthimos, lo vedo proprio male...

      Elimina
  2. Come mai vedi male l'ultimo Lanthimos? Ti puzza la scelta di un cast internazionale/mainstream, oppure altro ancora?
    Io tutto sommato non mi aspetto un nuovo Dogtooth, ma spero sia un bel film.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mah, la new wave greca mi ha abbastanza rotto le palle, e in quel cinema io non mi ci ritrovo più: sarò cambiato, questo è certo, ma sono del parare che dopo Kynodontas le cose dovessero almeno un po' cambiare, invece s'è proprio fatto un brand. Il cast internazionale/mainstream, a questo proposito, non può che peggiorare le cose...

      Elimina
    2. Se sei rimasto deluso dagli sviluppi della new wave greca, preparati a un altro durissimo colpo: il prossimo film di Reygadas sarà un film di cowboys e per la prima volta userà attori professionisti.
      Magari poi riesce a fare un altro bel film, ma io ho la netta sensazione che stia andando tutto a puttane.

      Elimina
  3. ma poi perché se n'è dovuto andare in Louisiana?

    RispondiElimina
  4. Ma con quei 2 braccini da focomelico che ti ritrovi, chi vuoi prendere a pugni in gola? fai un po' di attività fisica pupazzo gnappo, che ti vedo cagionevole

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Vincenzo, non capisci un cazzo.

      Lui intendeva, ovviamente, pugni in gola dialettici, sostanzialmente metaforici e, in ultima analisi, contemplativi. Se tu non fossi uno stupido filisteo capiresti che trattasi di cazzotti che si danno nell'immanenza.
      Lo stesso si può dire di ogni aspetto dell'esistenza del nostro ospite, del resto.

      A essere onesti, sul nuovo Minervini tutti i torti non ce li ha eh. Non capisce però che lui e Minervini sono in realtà molto simili: individui che uno come Werner Herzog, giustamente, prenderebbe a cazzotti – stavolta dolorosamente reali – per poi aspergerli abbondantemente di saliva.

      Elimina
    2. A parte le provocazioni dei soliti anonimi... pure Herzog non ti piace? Pensavo che alcune sue cose, soprattutto quelle degli inizi e del suo periodo d'oro, potessero piacerti sinceramente. Mi pare che in alcuni suoi film ci siano indubbiamente echi del tipo di cinema che celebri in questo blog,
      Sul fatto che non si tratti di uno dei tuoi registi preferiti ci avrei scommesso, però non pensavo arrivassi a una netta ostilità come quella che dimostri verso Kubrick (lui sì lontanissimo dalla tua idea di cinema).

      Elimina
    3. Di Herzog, apprezzo la persona, l'uomo, ma i film non mi hanno mai detto granché: certo, le prime cose erano interessanti, ma poi...

      Elimina
    4. Guarda, io avrò un'idea di cinema meno radicale della tua per certi versi, ma secondo me di Herzog fino ad Aguirre è tutto imprescindibile, per un motivo o per l'altro. E anche dopo Aguirre ci sono almeno un altro paio di film di peso. Gli ultimi anni, quelli sì, sono totalmente da dimenticare, anche perché per quanto lui non lo ammetterà mai, ha perso ogni vera spinta nei confronti del cinema: è del tutto fuori tempo ormai.

      Elimina
    5. Imprescindibile da che punto di vista?

      Elimina
    6. Nel senso che, considerando il contesto cinematografico fino a quel momento, si tratta di film che hanno una fortissima specificità (sempre secondo me, sia chiaro), un'impronta unica per molti versi, sia dal punto di vista etico che estetico.
      Per capirci, Anche i nani hanno cominciato da piccoli è un film di cui, finora, non ho ancora trovato l'eguale. Idem per Paese del silenzio e dell'oscurità sul versante documentaristico.

      Elimina
    7. Ma tu davvero ti prendi il fastidio di rispondere seriamente a un simile soggetto? Tutto il suo blog è la prova evidente di una mentalità ristretta e tenacemente arroccata nel confini di dogmi tanto asfittici quanto arbitrari. Se hai già dato un'occhiata a questo sito in passato fai caso a una cosa: molti film sono scomparsi dalla categoria capolavori, probabilmente perché poco "radicali" nel senso superficiale e vacuo che il povero Yorick attribuisce al termine.
      Il nostro è semplicemente un povero cristo che sente l'insopprimibile bisogno di votarsi a una simile distorta idea di radicalità al solo scopo di rimarcare una presunta alterità rispetto a tutto il resto. Un classico espediente per convincersi, tra le quattro mura della propria stanzetta, di far parte di una schiera di eletti, unici custodi (meglio ancora: sacerdoti) di un cinema che chiunque altro – quasi per definizione – non sarebbe in grado di capire o apprezzare (anzi, se a qualcuno al di fuori della sua cerchia capita di apprezzare uno dei suoi film preferiti probabilmente lo fa per i motivi sbagliati).
      È il modo più banale e stupido per sentirsi diversi e unici quando le proprie capacità sono tutto sommato meno che modeste. Ne consegue tutta la serie di maldestri sforzi esegetici che affastella in queste pagine: analisi zoppicanti e fuori fuoco malamente sostenute da una sintassi involuta che riflette una irrimediabile confusione intellettuale a malapena mascherata dal solito, trito gergo filosofico, unico retaggio di studi plausibilmente superficiali e in ogni caso più pedanti che autenticamente interiorizzati.

      L'insicurezza, d'altro canto, è una brutta bestia e richiede un certo dispendio di energie per essere sufficientemente dissimulata.
      A ben pensarci, il tutto è incredibilmente triste e – se non fosse per la biliosa sicumera che contraddistingue il nostro – susciterebbe più compatimento che disprezzo.
      Tuttavia, il problema dei sedicenti critici con la sindrome del pene piccolo ([cog]nomen omen) è che per darsi un tono e attribuire una parvenza di sostanza alle proprie claudicanti esternazioni, oltre a esibire come oggetti di scena sigarette maneggiate con dita incerte, devono strepitare e battere i piedini. Va da sé che a individui del genere si può solo ridere in faccia.

      Elimina
    8. Alcuni capolavori son stati tolti perché non mi sembravano più tali: bisogna essere molto idioti e fissati per non andare avanti col pensiero, non produrre un divenire e trovare sempre prelibato il Plasmon che ti danno da bambini. Comunque, invidia di questo stronzo a parte e tornando a Herzog, credo che effettivamente qualcosa di unico ci sia, ma, boh, questo qualcosa non vibra sulle mie corde: splendida la descrizione che ne fece Deleuze, dei film di Herzog, e da sottoscrivere in pieno, ma ora come ora cerco altro.

      Elimina
    9. Noto con tristezza che quello filmico non è l'unico tipo di testo che mette in difficoltà le tue capacità di comprensione. Rileggiti la frase e cerca di coglierne il significato in relazione al contesto di tutto il mio intervento.

      Nessuno dice che cambiare idea e punti di riferimento sia un male all'interno di un percorso di evoluzione e maturazione (anzi, tutto il contrario). Nessuno dice che tu debba mantenere fino alla fine dei tuoi giorni all'interno del tuo pantheon personale quel Pulp Fiction le cui citazioni fino a qualche anno fa magari esibivi in calce ai tuoi post su qualche forum scalcinato. Il problema è che sembra tu sia sempre più alla spasmodica ricerca di una alterità pretestuosa e di facciata, che esclude senza possibilità di smentita tutto quanto non rientra nei parametri (o meglio ancora, paletti) etico/estetici che ti stai imponendo soprattutto perché ti piacerebbe essere diverso da tutti, l'araldo di un cinema più puro e più giusto. Quella che stai mettendo in atto è una involuzione, non un'involuzione.
      Non c'è tanto da stupirsi che dalla lista dei capolavori scompaia il Von Trier che poteva coinvolgerti e sorprenderti quando la tua verginità cinematografica era stata intaccata di fresco, quanto del fatto che, di questo passo, presto scomparirà dalla lista anche Bela Tarr perché troppo poco radicale e diverso, secondo i dogmi della tua nascente religione.
      E poi chissà, magari verrà il giorno in cui in quella lista rimarrà solo un film di Benning. E alla fine, forse, anche quell'unico film del tuo messia verrà eliminato e sostituito da un abbozzo di trailer nel quale saranno montate a cazzo di cane lunghe inquadrature fisse della lanugine nel tuo ombelico, girate alternativamente con una vecchia compatta da 5mpx e con la webcam di un notebook di seconda fascia.

      Elimina
    10. Non sapevo che Deleuze avesse scritto di Herzog, potresti darmi qualche riferimento bibliografico a riguardo? Grazie mille.

      Elimina
    11. "Cinema 1. L'immagine-movimento". Il capitolo sulla trasformazione delle forme, se non ricordo male. Quando parla del passaggio dalla grande alla piccola forma.

      Comunque, Anonimo, io mi sforzo pure di comprendere quello che scrivi, ma quando mi trovo a leggere cose come per esempio «Quella che stai mettendo in atto è una involuzione, non un'involuzione» mi riesce davvero difficile uscirne. A ogni modo, quello che stai dicendo non è accreditato da altro che da un'idea che tu ti sei fatto di me, e, siccome penso di conoscermi un po' meglio di quanto tu possa conoscere il sottoscritto, mi limito a dirti che stai dicendo cazzate.

      Elimina
    12. In effetti nella frase che riporti c'è un typo, perdonami. Volevo scrivere: «Quella che stai mettendo in atto è una involuzione, non un'evoluzione». Comunque voglio risponderti seriamente, riducendo un po' le asperità dei toni del discorso.

      Sul fatto che ciò che dico sia il frutto di un'idea che mi sono fatto di te non me la sento di smentirti, diciamo però che il tuo modo di porti – che per altro si è ulteriormente inasprito man mano che la tua visione delle cose s'è fatta più ristretta – a un osservatore esterno comunica sensazioni non troppo dissimili da quelle che ho esposto nei miei commenti precedenti. Tu hai tutto il diritto di derubricare il mio punto di vista come fosse un mucchio di cazzate, ci mancherebbe; però io non sono poi del tutto convinto del fatto che ogni individuo sia assolutamente in grado di comprendersi appieno. Ma questo è un altro, complessissimo, discorso.
      Poi magari hai pienamente ragione tu e c'è un problema di comunicazione alla base di questa percezione, chissà.

      Che però la tua sia un'idea di cinema che va facendosi sempre più ristretta è una cosa che non riesco a togliermi dalla testa. Non mi pare, ad esempio, che tu sia mai riuscito ad analizzare oggettivamente (per quanto umanamente possibile, eh) un film che non rientrasse pienamente nelle tue corde (io, come ho già fatto, parlerei più di convinzioni dogmatiche però). Non ti è mai capitato di pensare che per quanto lontano dalla tua idea di cinema, da quelli che tu ritieni i parametri etici, estetici e politici più elevati, un film possa essere comunque importante e compiuto, che abbia qualcosa da dire in maniera peculiare e irripetibile?
      Tu poi hai tutto il diritto di pensare che il picco massimo dell'arte cinematografica (o dell'esistenza tutta) sia rappresentato da Benning, ma da qui a restringere una cosa complessa e mutevole come il cinema a un ristretto pantheon di intoccabili, riducendo tutto il resto a semplice rigaglia, ce ne passa. Una simile visione delle cose, a mio modo di vedere, porta con sé un'idea di critica fallace, minata alle fondamenta e, in ultima analisi, totalmente trascurabile nell'ottica di una reale comprensione del cinema.

      E in tutto questo sai qual è la cosa che mi fa più strano? La scarsa (pressoché nulla) attenzione che dedichi alla commedia, se capisci cosa intendo. Una componente tanto ampia, importante e ingiustamente sottovalutata dell'arte, è totalmente espunta dalla tua idea di cinema.

      Concludo dicendoti che lascio spazio al dubbio di sbagliarmi sul tuo conto: magari il tuo atteggiamento rientra nell'ambito della costruzione di una dramatis persona internettiana e forse conoscendoti dal vivo mi farei di te tutt'altra idea. Sulla ristrettezza della tua idea di cinema, comunque, sarei felice di essere smentito.

      Ciao.

      Elimina
    13. Ciò che è deprecabile e dire anche risibile del tuo discorso è il tuo oscillare tra la mia persona e quello che qui viene fatto. Onestamente, ma intendo davvero «onestamente», non me ne frega davvero nulla di quello che puoi pensare della mia persona, del personaggio che c'è dietro l'EdP (siamo in due peraltro, ma tanto importa...) e via dicendo: e questo perché a me interessa davvero poco fare un discorso personale. Io porto avanti un discorso di cui sono il tramite, il che non significa che non sia un mio discorso quanto, piuttosto, che non c'è nulla di personalistico in questo: l'EdP si riferisce al cinema, non a me, e questo non lo capite (intendo tu e chi altri mi critica - anzi, è proprio questo il punto: si critica la mia persona e non il discorso che faccio). Poi, contenti voi, contenti tutti, ma, per l'appunto, importa davvero poco prendervi sul serio finché fate così, e m'importa davvero poco perché non ho tempo da perdere intorno alla mia persona sul blog. Questo, lo faccio altrove, cogli amici, con mio fratello, colla mia ragazza. E il punto è questo: la mia visione è ristretta, okay, ma questo non conta niente, finché è la mia visione; quando riuscirete a criticare il discorso che restringe la visione, che le soggiace e via dicendo, allora, forse, riusciremo a fare un discorso più edificante e meno paleso. Fino ad allora, cordiali saluti.

      Elimina
    14. No beh, io il tuo discorso lo critico eccome; ho fatto diversi riferimenti tanto a questioni formali quanto sostanziali del tuo modo di fare critica. Ma proprio in generale è un discorso ampiamente suscettibile di critiche. Ho scritto, e ne sono ancora convinto, che gran parte delle tue analisi sono claudicanti, fuori fuoco e spesso fallate da una tendenza alla sovrainterpretazione frutto di bias personali molto netti.

      Tu mi dici che dovrei separare nettamente discorso e persona, ma come devo considerare tale discorso se non come emanazione, più o meno mediata, della tua persona? L'idea di te come puro tramite, che non influenza assolutamente il discorso, per il mio modo di vedere le cose, sta a metà tra la smargiassata e la stronzata vera e propria. E lo dico senza offesa, credimi; è che per molti versi non è umanamente possibile. A riguardo qualcuno giungerebbe persino a scomodare la meccanica quantistica, io direi che è meglio lasciar perdere, almeno in questa sede.

      Ma facciamo così: voglio accogliere il tuo suggerimento. La prossima volta che una delle tue esegesi mi sembrerà debole, campata in aria o il riflesso dell'arroccamento pretestuoso che vado rinfacciandoti, ne discuteremo entrando nel merito del singolo film che si troverà al centro della questione. E allora sì, spero che il discorso che ne verrà fuori sarà non solo senza esclusione di colpi ma anche edificante come ti auguri.

      Ciao

      p.s. comunque prima o poi vorrei davvero sentire la tua sul riferimento alla commedia che facevo nel mio ultimo commento.

      Elimina
    15. Quando mai ho parlato di puro tramite? Ti ripeto - per l'ultima volta - che sostenere che le mie analisi siano claudicanti non è propriamente una critica, finché non mostri dove puntualmente il discorso s'inceppa.

      Elimina
  5. Non c'entro niente con la discussione di prima, ma Lektionen in Fisternis non ti piace?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mah, è un bel film, nulla da dire, ma ora come ora non c'interessa quel cinema.

      Elimina
    2. Ma allora scusa perchè devi dire che Herzog è un segaiolo? Dì semplicemente che non ti interessa il suo cinema e basta (che è più che legittimo)

      Elimina
    3. Scusa, ma li hai visti, gli ultimi film di Herzog?

      Elimina
    4. Di post-2000 sinceramente ho visto solo Cave or Forgotten Dreams... e mi è piaciuto un sacco. Poi vabbè, non sarà il suo capolavoro come molti dicono, ma per quel che mi riguarda è un signor documentario.

      Elimina
    5. Recupera anche gli altri...

      Elimina
  6. Ma un po' di Xanax, piuttosto?

    RispondiElimina