Il racconto dei racconti (Tale of tales)


Non si capisce bene quale che sia, alla fin fine, questo racconto dei racconti, e non si capisce - anzi, tanto meno si capisce - quale che sia la ragione di tale velamento, specie nel momento in cui questo velamento finisce per comportare, in ultima analisi, una certa obsolescenza dell'ultima pellicola di Matteo Garrone, intitolata, per l'appunto, Tale of tales - Il racconto dei racconti (Italia, 2015, 125'). E i racconti, invero, ci sarebbero pure, e sono tre, tre racconti sfilacciati tratti da un Basile postumo, che alla fine, pure, s'intrecciano ma senza, però, comportare un reale incontro, il quale avrebbe invece sì fatto emergere quel racconto singolare del titolo. Strano caso di molteplicità? Affatto, Garrone aborrisce la molteplicità, e anziché fare un film a episodi opta per una frammentazione dei racconti, ma questa frammentazione, checché ne pensi Garrone, non porta ad alcun racconto totale, a meno che - cosa orribile - non si interpreti quel racconto singolare del titolo come un'unità che trascenda i vari racconti... e spiace ammettere che, forse, è proprio così che stanno le cose. Certo, non potremmo mica criticare Garrone per aver posto un film squisitamente letterario, anteponendo il racconto (specificità letteraria) all'immagine specificamente cinematografica, ma possiamo invece intercalare questa critica in un discorso più ampio, che porta appunto a considerare l'immagine cinematografica qual è stata posta da Garrone come quell'unità trascendente che è il racconto singolare del titolo: in effetti, i racconti, più che raccordarsi in un finale che, comunque, continua a lasciare molti dubbi sul raccordo dei racconti, sembrano accomunati solamente dall'ambientazione, la quale, a sua volta, viene restituita da Garrone tramite un'immagine più prettamente cinematografica (i campi lunghi, le inquadrature d'ambientazione etc.). Però - c'è un però - quest'immagine, quella cioè cinematografica, subisce la narrazione, subisce i vari racconti, che praticamente la violentano - e si reggono su questa violenza. Non si tratta più, quindi, di sottomettere il cinema alla letteratura ma di far vivere il film su questa sottomissione. Una sottomissione che non può che lasciare sconcerti e allibiti di fronte a un film che nemmeno dal punto di vista della narrazione si regge in piedi, a cominciare proprio dalla gestione dei tempi narrativi e proseguendo, non da ultimo, colla presentazione di impasse banali, che arrivano addirittura a banalizzare il singolo racconto (mi riferisco in particolar modo alla storia dei due amici/gemelli, di cui non si coglie il senso senza, con ciò, annullare il senso). Cosa aspettarsi, del resto, dal regista di Gomorra (Italia, 2008, 131')? Certo non questo. Anche Gomorra, infatti, era episodico, e nonostante sia palesemente un film da cestinare riusciva comunque a proseguire dato un progressivo decentramento dei vari episodi; Il racconto dei racconti, dal canto suo, non è da cestinare ma proprio da rifiutare, e ciò perché esso è fondamentalmente decentrato, parte da un decentramento e cerca poi di accentrarsi in un'unità metafisica, perché manca totalmente, e trascendente, perché non sta sul piano d'immanenza dei racconti. Il che ci porta a un'altra considerazione, e cioè il ruolo dell'autore. Sembrerà banale, ma è importante farla, perché, nonostante il film sia la solita boiata fantasy, Garrone se la gioca come autore, e la sua autorialità è data primariamente come unità trascendente che unisce i tre racconti: è lui la metafisica, la trascendenza, ovvero il nulla e la nullità. Un nulla rispetto alla storia del cinema, anzitutto, perché, se è la storia del cinema non ha storia, è impossibile farne uno storicismo, è altrettanto vero che degli eventi si sono inscritti in essa, e ignorare questi eventi implica necessariamente ignorare il cinema. Che fa Garrone? Si pone come autore, ma un autore colle stampelle. Ozu e Tarkovskij. Ozu e Tarkovksij avevano una firma, e la firma di Benning, ad esempio, è la più bella di tutta la storia del cinema: Ten skies (Germania, 2004, 102') dà la molteplicità, e il fatto che non siano dieci cieli ma un film di dieci cieli si spiega nel momento in cui è il tratto di Benning a tessere un'unione tra i vari cieli, cieli che vengono colti nel loro senso, perché l'immagine cinematografica estrae il virtuale dalla realtà attuale, quindi ne estrae il senso, senso che è l'immagine cinematografica e che quindi Benning ha buon gioco nel rendere omogenea non in modo trascendente ma in maniera del tutto immanente rispetto - ed ecco il punto - il cinema, cioè il virtuale, e non l'attuale/il cielo così come lo vediamo noi. Garrone, questo, non lo fa, e il trait d'union dei veri racconti altro non è che la sua coscienza registica, la quale, allora, si esprime come demiurgica, sì, ma solo a livello narrativo; dopo una prima mezzoretta abbastanza sostenibile (la scena sott'acqua lascia un certo che, specie quando s'alza la sabbia e il sangue del drago marino si espande nell'acqua), tutto ciò che è cinematografico viene relegato indietro, altrove, a un'inquadratura che è soltanto un'inquadratura di raccordo tra i vari racconti, d'ambientazione cioè. Si dirà: ma c'è una morale, ci sarà pur qualcosa. Mah, sì. Qualcosa c'è. C'è l'accettazione del proprio corpo, c'è il fatto che il proletariato sia brutto e cattivo (l'orco), c'è il fatto che, infine, lo spettatore si trova sempre a parteggiare per la famiglia reale o per una sua parte. Nient'altro. E il fatto che la pellicola termini a rape & revenge (rape & ravenge che manco lo Zarchi più in forma, quello di I spit on your grave - Non violentato Jennifer (USA, 1978, 101') cioè) dovrebbe dire davvero molto a riguardo. A riguardo di un film che non è solamente brutto ma inaccettabile. Un film che noi non possiamo accettare nel modo stesso di porsi, perché questo porsi altro non è che la posizionalità di un autore confuso ma ugualmente intento a sottomettere a sé racconto, cinema e spettatore (in chissà quale scala gerarchica, peraltro). Si pensi, a questo proposito, alla scena in cui il gemello/amico va a salvare da quella strana e inquietante creatura il proprio gemello/amico. Sono in un cunicolo, ma questo cunicolo non è buio, cioè non è effettivamente buio: noi ce lo immaginiamo tale. Garrone non accetta il buio, lo evoca soltanto. Ha paura del buio, Garrone. Perché? Perché il buio è ciò che nega l'immagine cinematografica, la quale altro non è se non luce inscritta in una pellicola - avvento della luce che si fa evento della luce, ecco cos'è l'immagine cinematografica. Come un Wylder ignorante a caso, Garrone illumina il buio, ma così non ce lo dà, lo sottrae; sottrarre il buio all'immagine, però, non significa per forza preservare l'immagine: quando il buio è nell'immagine e lo si rischiara per lasciare solamente un'eco di esso, ecco che l'immagine si destituisce, perché, certo, l'immagine si dà quando c'è buio ma non v'è buio in esso, ma è proprio questa differenza dal buio che pone in essere l'immagine. La sorgente della luce è il buio, la luce non nasce da se stessa, e solo la determinazione del buio può negare il buio all'immagine. Non riflettere sul lato oscuro dell'immagine cinematografica, non permette all'Altro di dialogare con ciò che non è altro, cioè noi, cioè l'immagine cinematografica, significa togliere ogni possibile fondamento a quest'ultima. Tirando le somme, quindi, e provando a essere molto sintetici per definire lapidariamente quest'ultima opera di Garrone potremmo dire che Il racconto dei racconti è un film che nega tre volte il cinema. Dalla parte della letterarietà. Dalla parte dell'autore. Dalla parte di un buio illuminato, anziché di un'illuminazione dal buio, di un buio che illumino.

58 commenti:

  1. Di cazzate ne scrivi abbastanza,ma oggi ti sei praticamente superato,sul parallelo tra Benning(capito bene?!!Benning!!),Ozu e Tarkovskij sono cascato dalla sedia...non lo so,quando parli di quella videoinstallazione/boiata/radicalchicstronzata che è Ten Skies ti vengono fuori proprio con una naturalezza che riempie il cuore: "[...]e la firma di Benning, ad esempio, è la più bella di tutta la storia del cinema: Ten skies (Germania, 2004, 102') dà la molteplicità, e il fatto che non siano dieci cieli ma un film di dieci cieli si spiega nel momento in cui è il tratto di Benning a tessere un'unione tra i vari cieli, cieli che vengono colti nel loro senso..."...grazie di esserci <3

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    1. Il parallelo, ce lo vedi te, testa di cazzo.

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    2. questo è tutto? Manco tu capisci quello che scrivi...figurati...indirettamente lo hai fatto eccome il parallelo,già semplicemente elevando Benning ad "Autore" alla stregua di un Ozu...e non credi che questo basti per deriderti? Ma ormai sei talmente lo Sgarbi del web che non c'è manco sfizio più,insulti a destra e manca quasi a comando...che tristezza,sei una parodia,una tristissima deprimentissima parodia...ti consiglio di andarti a rileggere un pò di Debord e la sua società dello spettacolo,per voi blogger montati c'è da specchiarsi in quelle pagine...uff qua ormai la resistenza vera è nel chi vi placa,nel chi vi smonta,e vi riporta sulla terra,ma è sempre di più un lavoraccio...ah e giusto per chiarire non so chi sia quest'altro coglione psicolabile che ha trollato sotto di me,non sono io in ogni caso.

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    3. Debord, lo lascio a quelli del DAMS. A ogni modo, non credo affatto che Benning sia un autore. Ma, questo, l'ho detto più volte, e se ovviamente tu parli a vanvera, boh, io non so che farci. Ozu e Tarkovskij, per me, non hanno nulla a che spartire con Benning, ma nemmeno tra di loro. Parlo di firma, di cifra stilistica, e lo faccio in un dato contesto che è quello della molteplicità. Lì, credo, Benning sia riuscito a realizzare una firma che non ha rivali.

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    4. Conosci due registi da DAMS e li vedi ovunque, fesso. Sei come tutti gli ignoranti: saccente e monotematico. "Realizzare una firma" è un bel concetto, comunque.

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    5. Non conosco registi del DAMS.

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  2. e dopo averti lasciato commento e cuoricino, me ne ritorno a succhiar cazzi, ché non si succhiano da soli.

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    1. Il tuo no di sicuro, dato che scopi solo con il culo.

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  3. La tua è davvero una pessima scrittura. Contorta, ripetitiva, quasi insulsa. Poi c'è un continuo velo di saccenza che, perlopiù, risulta disturbante. Non scrivere su ogni film che vedi o quantomeno prenditi un po' di tempo dopo la visione per farlo. Fai continui (e riduttivi) riferimenti alle filosofie ma non conosci nemmeno il senso della distanziazione.

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    1. Non degno di attenzione uno che pluralizza "filosofia". Scusa.

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    2. Sono anni che gli studi filosofici sottolineano la presenza di visioni e approcci così diversi tra loro da rendere necessario una pluralizzazione di questo campo del sapere. Mai sentito parlare di filosofie del contemporaneo?

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    3. Sono solo parole. La filosofia è una, e cioè una molteplicità: il fatto che ci sia soltanto la molteplicità della filosofia non impedisce che ci siano vari pensieri e via dicendo, ma la filosofia, come tecnica e come discorso, rimane una. È come la luce nella recensione: è unica, ma quando si rifrange, proietta diversi raggi, che appartengono, però, alla stessa luce. Quindi vaffanculo, coglione.

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    4. Ecco lo spessore del tuo discorso sul mondo. Il tuo è un vero e proprio fascismo culturale. Di poco conto, per fortuna.

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    5. Il fascismo, lo fa il tuo pensiero ipocrita e ingenuo. Cazzo, neanche parlassi con una persona che fa i cultural studies - sei davvero degradante per il genere umano. La differenza e la pluralità di cui parli sono fantasmi capitalisti, nient'altro. La filosofia è una e uno è il tempo. Tu appartieni al tempo (e non viceversa), ma ciò non significa che ognuno non abbia un suo tempo. Così la filosofia. La pluralità di cui parli implica un possedimento sulla filosofia che non abbiamo, borghese ghettizzatore di virtualità dei miei coglioni.

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    6. Ritorno al mio commento, di cui hai strumentalmente preso ciò che ti appariva più conveniente. È una scrittura ridondante, povera di contenuti e spesso sterilmente violenta. Se ti convince di più parla pure di una sola filosofia. Ma rispondi anche su questo.

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    7. Non credo che una scrittura possa essere priva di contenuti. I contenuti sono altro rispetto alla scrittura. Quanto alla violenza, poi - be', quella è originaria. Ma se non leggi Derrida è difficile intendersi.

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    8. E chi ti dice che io non abbia letto Derrida? Tu hai forse letto Baudrillard? Non lo so e non è esattamente questo ciò di cui stiamo parlando. Riguardo alla capacità di distinguere così facilmente forma e sostanza di un atto di comunicazione, non ne sarei così convinto. Io poi non ho detto che la tua è una scrittura priva di contenuti, ma povera di contenuti. E questo sì che una scrittura può esserlo. Comunque Francesco, mi premeva dirti che a volte è meglio tacere piuttosto che scrivere qualcosa di inutile o di inutilmente violento. Io mi fermo qui, appunto.

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    9. E da quand'è che un atto di comunicazione si risolve nella scrittura? Maddai... Hai visto il film? Continui a ripetere la stessa cosa senza avvalorarla minimamente. Mi fai pena.

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  4. continuo a non capire come mai una video installazione, che io ho adorato ( Ten Skies) sia per te il più grande esempio di cinema. Non è una critica, voglio davvero capire il tuo pensiero

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  5. e alla fine c'è pure andato di mezzo il povero Basile...

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  6. Stupisciti... sono totalmente d'accordo. E la riflessione sul raccordo fra le varie storie è stato il mio pensiero principale a fine visione :/ insomma, un film davvero deludente, anche se le potenzialità potevano esserci tutte.

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    1. E guarda caso l'unico commento inerente è di uno che ha visto il film... A ogni modo, è palese che questo sia un film fatto per intrattenere preservando comunque una cifra autoriale; secondo me, non c'è riuscito, e non è un fatto di gusti e via dicendo: secondo me Garrone ha proprio toppato, e questo film non piacerà nemmeno al pubblico multiplexiano a cui è diretto.

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    2. Sei un coglione, Yoirck.

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    3. Disse quello che scrisse "Wylder".
      Tua madre si rende conto del danno che ha partorito?

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    4. Errore di battitura. Nei tag è segnato correttamente.

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  7. "Gomorra, infatti, era episodico, e nonostante sia palesemente un film da cestinare"
    Tu hai cestinato il cervello, coglione.

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  8. Recensione pretenziosa. presuntuosa, noiosa

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  9. wow mai visti tanti troll in un unico blog, te li meriti tutti pupazzo gnappo

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    1. Sì, Garrone li merita eccome.

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    4. Questo commento si è addormentato prima di essere scritttttt.....

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  10. E ora che t'ha fatto Wilder? Diosanto in che idea asfittica e talebana (e non radicale, come pensi tu) di cinema ti stai trincerando.
    Io spero vivamente che le tue velleità si limitino alla critica cinematografica e non si spingano fino alla regia. Non oso immaginare che aborti di film verrebbero fuori da una visione tanto distorta e limitata non solo del cinema, ma dell'esistenza nella sua interezza.

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    1. Più o meno questi: https://vimeo.com/124202755

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  11. Io ho visto il film e non vedo proprio come possa essere "la solita boiata fantasy". Di fantasy come si conosce ora non ha proprio niente, anzi. Mi trovo d'accordo con un'altra recensione trovata su internet, che cito: "I tre racconti sembrano proprio le favole raccontate a memoria dalle nostre nonne, dove molti particolari appaiono oscuri eppure verosimili e dove i protagonisti, seppure diversamente impegnati in azioni diverse, si ritrovano in qualche modo legati alla stessa morale. L’ossessione degli uomini e la loro crudeltà è un modo per mostrarne la fragilità, così come certe immagini animalesche sono solo un pretesto stilistico per far riflettere lo spettatore sul proprio modo d’essere e di guardare la vita.". Ho anche apprezzato molto la lentezza del film: lenta abbastanza da farti pensare più intensamente a cosa succede, ma non tanto lenta da annoiarti. Le musiche e le ambientazioni sono stupende e gli effetti speciali perfetti. In conclusione, non penso che tu abbia visto lo stesso film che ho visto io.
    Piccola critica: d'accordo su tutto ciò che hanno detto altri. Ti ho trovato molto ripetitivo e pretenzioso. L'articolo è tanto contorto che quasi non si capisce dove tu voglia andare a parare. Leggendolo mi sembravi il classico superbo che pensa di essere l'unico a intendersi davvero di cinema, e le conferme le ho avute vedendo come rispondi ai commenti che ti criticano. Immaturo e arrogante. Mi piace pensare che tu non sia davvero così, ma ti assicuro che questa è l'impressione che dai. Non ti aiuterà nella vita...

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    1. Se rispondo così, è perché le critiche non sono mai davvero tali quanto piuttosto offese gratuite e spaesate. Per quanto riguarda il film, non so tu a cosa sia abituata, ma definirlo un film lento mi sembra eccessivo.

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    2. Grazie per avermi risposto!
      A mio parere dovresti ridurre drasticamente le parentesi e le virgole, eliminando le parole inutili ai fini della frase. Questa frase: "[...] Garrone, questo, non lo fa, e il trait d'union dei veri racconti altro non è che la sua coscienza registica, la quale, allora, si esprime come demiurgica, sì, ma solo a livello narrativo; dopo una prima mezzoretta abbastanza sostenibile (la scena sott'acqua lascia un certo che, specie quando s'alza la sabbia e il sangue del drago marino si espande nell'acqua), tutto ciò che è cinematografico viene relegato indietro, altrove, a un'inquadratura che è soltanto un'inquadratura di raccordo tra i vari racconti, d'ambientazione cioè." sarebbe più scorrevole se la scrivessi, per esempio, così: "Questo Garrone non lo fa, e il trait d'union dei veri racconti altro non è che la sua coscienza registica, la quale si esprime come demiurgica solo a livello narrativo; dopo una prima mezzoretta abbastanza sostenibile, tutto ciò che è cinematografico viene relegato indietro, altrove, a un'inquadratura che è soltanto un'inquadratura di raccordo tra i vari racconti, d'ambientazione."
      Ritornando al film, ho scritto "lento" nel senso che alcune scene sono state più lunghe del necessario (es. la regina che si mangia il cuore, la scena lesbica, la scena della pulce che tira la carrozza, il re che cerca la pulce per darle da mangiare...)!
      Un altro punto su cui non sono d'accordo, oltre a quello scritto nel primo commento, è quello in cui parli dei personaggi. Non penso assolutamente che il regista abbia voluto rappresentare il proletariato con l'orco. La morale è legata al comportamento del re, non certo all'orco. Seguendo la tua logica, allora verrebbe anche da dire che il proletariato sa distinguere gli odori più della borghesia/capitalisti. L'orco è semplicemente un orco, è "brutto e cattivo" solo perché sono caratteristiche intrinseche della creatura stessa. Quindi, se secondo te l'orco è il proletariato e il proletariato è brutto e cattivo, i re e la regina cosa sono? Di due re e una regina, uno solo di loro è "buono": un re scaraventa le persone dalla finestra e una regina cerca di ammazzare l'amico del figlio per avere quest'ultimo tutto per sè. Il re "buono", invece, capisce il suo errore (il quale non è dipeso da un suo desiderio passionale, ma dal codice d'onore che lo porta a mantenere la parola data) e chiede scusa.

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    3. Lo spettatore si ritrova a parteggiare per i buoni, i quali non sono tutti reali. Io, per esempio, ho sperato un lieto fine per le vittime innocenti, che sono la principessa, i due fratelli e la sorella ingenua e sottomessa. A conti fatti sono due poveri e due ricchi.
      Ammetto che, appena uscita dalla sala, anche io sono rimasta perplessa sulla morale delle tre storie, ma pensandoci su mi sono resa conto che ogni storia trasmette dei messaggi: facendoci capire bene il carattere e i sentimenti di ogni personaggio, si capisce di conseguenza cosa è giusto e cosa è sbagliato: non è giusto non considerare l'opinione e/o i sentimenti degli altri, specialmente su qualcosa che potrebbe avere brutte conseguenze per questi ultimi, è giusto voler bene ed essere gentili col prossimo, indipendentemente dalla sua quantità di soldi o dal ceto sociale. Non è giusto ingannare gli altri, è giusto accettarsi per come si è. Non è giusto farsi sottomettere o permettere agli altri di renderti infelice, ma è giusto combattere per la propria libertà e/o felicità. Solo perché non tutti i "cattivi" muoiono, non significa che manchi la morale. Di certo non è un film per bambini, ma per adulti, e direi che un adulto è capace di distinguere un comportamento giusto da uno sbagliato senza che il "cattivo" abbia una morte violenta.
      Nel complesso l'ho trovato un film molto particolare, diverso dai quelli che ci propinano di solito. Forse proprio per questo trovo difficile definirlo e classificarlo, nonché impossibile compararlo con un qualsiasi film che abbia già visto, ma tutto sommato direi che è buon film.
      N.B. scrivo "buono" e "cattivo" tra virgolette perché alla fine sono tutti esseri umani, e l'uomo è intrinsecamente sia buono sia cattivo, sta a lui scegliere come rapportarsi col mondo.

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    4. Onestamente, non credo di aver bisogno di consigli di scrittura: scrivo come mi pare, l'importante è che sia sintatticamente corretto.

      Per quanto riguarda l'orco, che c'entrano gli odori? Se vuoi, mettila così: l'orco/proletariato sente meglio gli odori perché lavora, ha a che fare con gli oggetti, mentre il re, il padrone, no (Hegel.)

      Sul resto, non mi esprimo. Non credo che un film debba consegnare delle morali, e se tu riesci a stare al mondo credendo con questa filosofia spicciola da "l'uomo è sia buono che cattivo", allora buon per te, per me non è assolutamente così. Sei abbastanza superficiale, e probabilmente non hai mai visto un buon film in vita tua.

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    5. Se scrivi qualcosa per farla leggere agli altri, è importante anche che sia leggibile. Se ti scocciano le critiche, leva la possibilità di commentare o fai in modo che possa leggere solo tu quello che scrivi! Se non accetti le critiche costruttive e vuoi continuare a fregartene sono affari tuoi, ma questo non significa che devi mancare di rispetto a chi non la pensa come te.

      Penso che tuo discorso sull'orco e il proletariato non abbia assolutamente senso. Sarebbe stato più sensato se ci fosse stato un uomo povero al posto dell'orco, il quale non fa parte assolutamente di alcun sistema gerarchico, politico o economico.

      Da che mondo è mondo i racconti, le fiabe e praticamente quasi qualsiasi opera diversa dai romanzi da quattro soldi hanno lo scopo di dare un messaggio e di far riflettere. Il fatto che tu non abbia trovato un senso a un film basato su di essi fa di te una persona superficiale. La mia sarà pure filosofia spicciola, ma è ovvio non riuscire a capire fino in fondo il film, non avendo letto Lo cunto de li cunti. Immagino che neanche tu l'abbia fatto, basandomi sulle informazioni generali che ho dell'opera e considerando che critichi tutto ciò che è caratteristico di quest'ultima e che il film cerca di trasmettere.

      Ti assicuro che ho visto abbastanza film da distinguere i capolavori da film che sono delle merde, quindi o non hai mai visto davvero un film neanche degno di chiamarsi così o devi allargare un po' i tuoi orizzonti. Non posso sbilanciarmi troppo sul film perché, come ho già detto, non ho letto l'opera, ma considerando recitazione/doppiaggio, ambientazioni ed effetti speciali non può proprio essere considerato un film orrendo! Dico solo questo. Ognuno ha la sua opinione e la cosa più stupida da fare è avere una mentalità chiusa e statica come quella che tu stai dimostrando di avere, non facendo altro che insultare gli altri o considerare la loro opinione meno di zero (a meno che non ti si dia ragione, ovvio!). Ho commentato per cercare un confronto sul film, non per leggere quello che tu pensi che io sia! È evidente che avere una conversazione con te è come parlare al muro, quindi smetto di perdere tempo e, dal tuo punto di vista, di farti perdere tempo :)
      Addio!

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    6. Che paraculo che sei, tl;dr...
      Comunque complimenti per l'atteggiamento ridicolo. Te la prendi affermando che chi ti critica lo fa sulla base di pregiudizi sulla tua persona, evitando di parlare davvero del contenuto dei tuoi post. Poi qualcuno – povero/a illuso/a – si degna di risponderti nel merito del film di cui stai scrivendo e tu liquidi il tutto con due svogliate frasette gettate lì a cazzo o con le più imbecilli tra le formulette internettare. Insomma, quando ti pare i giudizi lapidari, gli attacchi personali e l'assenza di argomentazioni vanno benissimo. Un sepolcro imbiancato.

      Un nota en passant: tu non l'hai ancora capito ma il tuo problema, il più delle volte, è proprio la sintassi, non lo stile.

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    7. Non è che liquidi, è che parliamo due lingue palesemente diverse. Non ha senso continuare la conversazione, non ci capiamo, non abbiamo un linguaggio in comune.

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    8. Ecco, lo vedi? Queste che scrivi, scomodando addirittura il concetto di linguaggio, sono stronzate.

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  12. secondo me sono molto più tristi e ridicoli quelli che vengono qui e si mettono a scrivere righe su righe di appunti e rimbrotti a quello che gestisce 'sto blog.
    Due motivi:
    1. alla fine saranno pure cazzi suoi come scrive e cosa scrive.
    2. le critiche sono di un ridicolo sfrontato: se non capite la sua sintassi (che sarà convoluta, ma alla fine è uno stile), almeno non rompeteci il cazzo con le vostre prediche.

    Yorick, sarai pure un po' stronzetto, ma almeno hai un'opinione.
    continua a rompere loro il cazzo!

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    1. Non avrei un blog se non volessi continuare a farlo :p

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  13. Ah ma allora è un vizio, sono capitato qui dalla recensione di "Interstellar" e ho trovato le stesse frasi articolate e piene di parole che riempiono la bocca e la stessa pretesa di vedere politica e filosofia (qui con l'esempio orco=proletariato).
    Che dire, tu si che sei figo.
    Non ti ripeto le cose dette ieri perchè vedo che praticamente tutti te le dicono e non cambi idea, continuo comunque a spulciarmi il tuo blog...
    Tranquillo, commenterò solo se trovo qualcosa di nuovo o eccessivo, continua così (guarda che ho capito che la tua è una tattica per attirare click, generare critiche con un comportamente del genere per aumentare il flame e fare visualizzazioni).

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    1. Correggo, altri dementi che guardano 'sta merda di film. Evidentemente dopo Interstellar non potevi che perdere tempo dietro qualcosa di simile. Ma, ehi, la sceneggiatura conta! 😄

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