(Agiografie #1: Stan Brakhage) Fotogrammi #33: Stan Brakhage, martire dell'immagine



«Dedico la mia vita a ciò che viene impropriamente detto "Film Sperimentale", e questo in America, perché sono un artista e, come tale, convinto che una personale libertà di esprimersi (ciò che è detto "esperimento" da parte di coloro che non la capiscono) sia l'inizio naturale di ogni arte, e perché amo il cinema e sono stimolato dalle possibilità inerenti al film come mezzo di espressione estetica più che da qualsiasi altra cosa. Ed il film come arte è agli inizi, così che le opere più espressive dei nostri tempi appariranno per forza "esperimenti". Non c'è posto per un artista negli studi cinematografici, perché essi hanno universalmente adottato forme letterarie o teatrali e sono divenuti una estensione del teatro nel migliore dei casi, del romanzo nel peggiore. Non si trova alcuna arte del film negli inamovibili sistemi produttivi cinematografici, né la si troverà per quanto ne so. È possibile che, un giorno, esistano aiuti economici per il film come arte. Coloro che oggi stanno scoprendo cosa potrà essere quell'arte, devono imparare ad accettare disinteresse e insulti, e rimanere in quello stato di indipendenza in cui lo scoprire è ancora possibile. Devono imparare ad usare i mezzi meno costosi di cui dispongono, così che considerazioni economiche non abbiano a costringere i loro sforzi, e ad esprimersi liberamente con un occhio intento per le scoperte che faranno, e a formalizzare la loro espressione nel film curando di costruire la loro forma d'arte dal film stesso, le sue possibilità inerenti anch'essi determineranno, facendo attenzione a non usare il film per qualche facile scopo, un abuso di cui esso ha avuto a soffrire quasi universalmente dai tempi della sua scoperta.» (Stan Brakhage, Metafore della visione)

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