Threshold



Si era detto di Cove (USA, 2012, 7'). E si era detto qualcosa di Cove, quel qualcosa che Cove è. Non per chissà quali capacità dialettiche o esplicative dell'esegeta. Nulla a che vedere con un che di catturabile, Cove. Anzi proprio per il fatto di essere così vago, indefinito e sfuggente si era potuto dire qualcosa di Cove e ritrovare in questo qualcosa quel qualcosa che Cove è. Cos'è Cove? Cove è la vita. E la vita è così: vaga, indefinita, sfuggente. E indefinito, in effetti, è anche Threshold (USA, 2013, 19'), ma Threshold si permea di un'altra indefinitezza, che è quella delle cose impercettibili, dunque al di là del nostro essere, che è spietatamente percettibile e percettivo, materiale, ma in quanto disancorato da una realtà spirituale che non coglie come costitutiva di sé se non permutandola sul versante del materico che è comunque esclusivo. Esiste lo spirito? Sì, se è materico. Questo ci dice la scienza, ma Todd ha la sensibilità necessaria per andare più in là delle imposture scientifiche, essendo cosciente che ogni sapere è potere non per qualche vicissitudine baconiana ma perché è il potere che dà il sapere, legittimandosi con esso, in esso... e l'amore esula da tutto questo. Bisogna essere più precisi, cogliere una realtà in cui l'amore esista, non esulando dal dualismo di matrice cartesiana ma annullandola propriamente, e questa è la grande opera di Todd: un tentativo di abitare la soglia. Non materia o spirito né materia e spirito. Nemmeno al di là del bene e del male. Bensì sulla soglia tra. Tra il bene e il male, tra la materia e lo spirito, in quello spazio anarchico che è indefinibile in quanto è ciò che oscuramente legittima le divisioni, o di qua o di là. Così, Todd ripercorre quel bordo, quello spazio liminare che passa ed è passato, che permette il passaggio senza però tradursi in movimento o nel passaggio stesso; E dirà infatti a proposito di Threshold«The edge of a season, awaiting a crossing. A film inspired by IMAGES». Attraverso sonorità heckeriane, il regista statunitense coglie il lato virtuale dell'attualità reale e scopre la sua natura più profonda e intima, che è appunto quella di essere una soglia - non la vita e la morte, ma tra la vita e la morte. Il che non significa rimpicciolirsi, l'impercettibile di Threshold non è quello di Cove, non è la virtualità della vita (una vita*) ma la virtualità stessa, il virtuale della virtualità: Todd, in Threshold, guarda alle cose piccole, ai dettagli, perché nei dettagli delle cose si scoprono le fibre costitutive delle cose stesse, dai cristalli di neve al bacio degli amanti, colti in lontananza e pervasi da un bokeh che rigetta il loro amore in un universo che non li circonda né di cui fanno parte ma che è loro stessi. La fibra che costituisce il cristallo di neve è la fibra che intesse la trama del cosmo - e il cosmo è la (con)fusione di tutte le fibre, che in tal senso si trovano indistinte nella trama cosmica (senso panico, bokeh). E il punto è questo: scoprire nell'impercettibile la comunanza di tutte le cose, registrare il divenire-impercettibile di ogni singolo ente per carpire un unico fatto, e cioè che questo divenire-impercettibile è lo stesso del cosmo, è il divenire-impercettibile del cosmo. E si resta afasici, sì, ma perché non c'è più nulla da dire. È l'eco di tutti i discorsi della storia, di tutti i cristalli di neve che sono caduti, di tutti gli amanti che si sono baciati, perché quel cristallo di neve, quel bacio, nella virtualità cinematografica, sono davvero un bacio e mai il bacio, come nel Bianco (Italia, 2013, 19') di Santini, sono la virtualità del bacio, della neve - bacità, nevità. Questo, naturalmente, non ha nulla a che vedere con chissà quali astrusi discorsi sugli universali. Non c'è niente di universale, in Todd. È sempre quel bacio, quel cristallo. Quel particolare di quell'ente. Etc. Ma ciò che importa, in Todd, non è l'ente o il particolare a cui ci si riferisce, è la possibilità di indicare: è, appunto, quel particolare, dove nell'espressione «quel particolare» non conta «particolare» ma conta «quel». Quel bacio, quel cosmo. Che è tutto il cosmo, in quel bacio, in quella lampadina, in quel bokeh che rimanda ogni ente a un insieme più vasto che in fin dei conti è: possibile del possibile, immagine dell'immagine. 


* Eugène Minkowski, Il tempo vissuto. Fenomenologia e psicopatologia.

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