Sonderbehandlung




È cosa nota, la temporalità degli amanti è un tempo differente da quello comunemente inteso e quotidianamente vissuto, e questo era già Shakespeare a sottolinearlo e ancora prima di lui Omero; il fatto è che gli amanti sono fondamentalmente creature notturne, e se dalle loro vene, stando a Giorgio Canali, si ottengono vendemmie sempre generose è perché molto spesso il loro tempo non s'incastra con la temporalità quotidiana e comune. Con Sonderbehandlung (Italia, 2008, 8'), Carlo Michele Schirinzi sembra avere ben presente questo dato, ma la sua sensibilità lo spinge ad agire in maniera anomala e disperata, quasi volesse dare una seconda chance all'amore di una coppia, trapassato dal tempo. Come? Di fatto, facendo coincidere la temporalità degli amanti con quella del cinema; quest'ultima, infatti, è sua volta differente da quella quotidiana e comune, sicché il Sonderbehandlung del titolo, che rievoca il trattamento speciale dalle SS, altro non è che l'operazione attuata da Schirinzi sul film stesso, il quale è come diviso in due generi, due etiche, due materialità: da una parte l'esterno notte, dall'altra l'interno di una camera, dove appunto si trovano gli amanti. Esterno e interno sono divisi e diversi per visibilità e visività, e, se da una parte pare si abbia a che fare con un'estetica documentaristica, dall'altra, molto più densamente, ciò con cui ci si ritrova a dover fare i conti è un lavoro di riesumazione e di lavorazione di una pellicola che conserva in sé quella luce che ha toccato, sconvolto e bagnato gli amanti nella loro stanza. È, quest'ultimo, il tempo del cinema. Il cinema, infatti, sussistendo virtualmente, scardina il tempo e fa emergere una virtualità pura di esso che senza confusione potremmo definire temporalità, in opposizione al tempo comunemente inteso e quotidianamente vissuto, ed è questo tempo, in ultima analisi, il tempo degli amanti, lo spazio temporale dell'amore, poiché in esso, in fondo, c'è quest'assurda e disperata promessa d'eternità che infine l'amore non trova mai. In questo senso il cinema, lungi dal proporre un aldilà virtuale e metafisico, scompone il reale attuale cogliendone l'aspetto virtuale che, se è che non esiste, è altrettanto vero che sussiste e insiste al di là e al di qua di esso: Chronos contro Aion, Aion cinematografico nel quale le azioni degli amanti, pur avendo trovato un solo momento per essere, riecheggiano in eterno, poiché non appartengono più all'amante x o all'amante y ma racchiudono in sé, nella loro virtualità, tutte le azioni di tutti gli amanti del mondo e delle ere, eco di quell'amore che è soltanto virtuale.

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