Seen, ever seen (Jà visto, jamais visto)


Jà visto, jamais visto (Brasile, 2013, 53') è l'opera definitiva di Tonacci, ed è definitiva nel momento in cui, di fatto, non si definisce e non si lascia definisce ma sfinisce e, sfinendo, sfugge ogni tentativo di incasellamento, ordinamento o predeterminazione; in effetti, Jà visto, jamais visto si propone sin dal titolo come un proposito per abitare la soglia, la distanza che separa il già visto dal mai visto e che, in ultima istanza, definisce la visione stessa, che, però, è solamente seguente alla pellicola di Tonacci. Il regista brasiliano, del resto, adopera sul materiale filmico un'operazione di montaggio straordinaria, che di fatto fa propriamente scivolare l'immagine: la fa scivolare sulla successiva, e anche su se stessa, e questo scivolamento è ciò che compone scomponendo o scompone componendo l'intero film, il quale assume infine il carattere della riflessione e della finzione, fissando il passato e facendolo frizionare col sogno e/o colla memoria, che, soggettivandolo, non solo se ne appropriano ma anche - e soprattutto, per certi versi - lo deformano, ma questa deformazione, appunto, non dev'essere concepito alla stregua di una sottrazione della forma quanto, piuttosto, come una deformazione necessaria, e sta qui la grandezza e la magnificenza di Jà visto, jamais visto, nel fatto cioè di concepire l'immagine cinematografica come un qualcosa che è al di là del dualismo forma/materia per ricalibrarla su un terreno che, forse, è l'unico che veramente gli appartiene, quello dell'informazione. Cos'è l'immagine cinematografica? L'immagine cinematografica è informazione, e con ciò intendo che la potenzialità, il carattere intensivo e pre-individuale di essa è proprio l'informazione, che solo in seguito raggiunge una forma. Ora, l'informazione di Jà visto, jamais visto, come si diceva, è una riflessione, un ricordo, del materiale d'archivio di film non fatti, musei visitati col figlio e una poesia di Moravia, e il punto è che tutto ciò compone l'intensività del film, la sua materia informativa e informante, che diviene informata solo nel momento in cui l'immagine filmica si stabilizza e, appunto, la deforma. Ecco perché la forma di Jà visto, jamais visto è la forma deformata: perché è la forma dell'informazione, la quale, una volta formata, diviene, appunto, forma, perdendo così da una parte il suo carattere eminentemente informativo e, dall'altro, mantenendolo come risiduale, intrinsecità intensiva e via dicendo. È insomma l'immagine prima dell'immagine, ciò verso cui ci conduce Tonacci, e il punto è che quest'immagine prima dell'immagine sfugge all'immagine, la quale si pone nel momento stesso in cui essa svanisce (da cui il carattere sfuggente e indefinibile dell'opera), ed è proprio questo fatto, nel fatto ciò di porre un'immagine prima dell'immagine a cortocircuitare sin dal principio un'opera che, una volta vista, non possiamo considerare d'aver effettivamente visto.

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