Little block of cement with disheveled hair containing the sea (Pequeño bloque de cemento con pelo alborotado conteniendo el mar)


C'è una sostanziale bellezza che permea questa piccola grande perla dello spagnolo Jorge López Navarrete, Pequeño bloque de cemento con pelo alborotado conteniendo el mar (Spagna, 2013, 16'), ed è una bellezza sostanziale appunto perché immanente alla materia trattata, che con grazia si distende lungo tutto il corso del cortometraggio lasciando infine afasico lo spettatore, che si ritrova come persuaso da quelle nebbie che ammantano un territorio pressoché inesplorato dall'uomo, dotandolo di un'aurea metafisica pari a quella di un film di Tarkovskij. Del resto, la sensibilità del regista, che arriva a scomporre in maniera quasi godardiana il corpo del protagonista, un cavallo bianco, è tale che non può non produrre un'estasi dell'estatico all'interno della quale la vicenda di questo cavallo e di un cane pastore rifulge di una libertà insperata, che sembra provenire da un tempo ormai perduto e che si scopre infine appartenere invece a un'attualità che, però, non è quell'uomo, imprigionato, come mostrano le sequenze iniziali, in un ambito lavorativo che lo costringe e lo soffoca (e del resto è della natura del Capitale schiavizzare...); emancipandosi dall'ambiente umano, infatti, il cavallo e il cane pastore vivono letteralmente un'esperienza di liberazione che è immediatamente un'esperienza di libertà, e la cosa stupefacente è che questa realtà è tangibile, palese, chiara anche per lo spettatore, nonostante la cui umanità è portato a esperire la libertà grazie al potere del Kinoglaz, che, virtualizzando l'attuale, fa scomparire in un punto preciso (il film in sé) le differenze/attualità e dà così modo ai virtuali di proliferare, quasi facendo interagire l'uomo e l'animale in cui concatenamento che è quello del divenire-animale. Ecco la libertà, ed ecco anche la sua musica, che Jorge López Navarrete pone non in maniera extra-diegetica inserendo una banda nel contesto stesso in cui si muovono cane e cavallo, e questa musica fa quasi riverberare la loro esperienza protraendola in una vibrazione sonora che, all'udito, è la stessa per l'uomo e per l'animale e che, come tale, intensifica l'indifferenziazione tra questi due poli, ritrovando al centro di esso l'animalità, la viva essenza che è loro comune. Ed è ciò, in ultima istanza, a stemperare il tono elegiaco che quel minimalismo profonde, manifestando così una forte carica di libertà che è immanente e immediata a quell'animalità che non è perduta ma solamente mistificata dal Capitale e che l'uomo può ritrovare - semplicemente - annichilendosi nella contemplazione più partecipata e sofferta, più entusiasta e commossa che  Pequeño bloque de cemento con pelo alborotado conteniendo el mar offre.

Nessun commento:

Posta un commento