Avengers: Age of Ultron



Certo è molto probabile che il sottoscritto non sia proprio la persona più adatta per parlare di Avengers: Age of Ultron (USA, 2015, 141'), ma c'è anche da dire che il sottoscritto è così umanista, ha così tanta fede nell'umanità che difficilmente riuscirebbe a credere che vi sia effettivamente qualcuno portato a parlare di Avengers: Age of Ultron, e dunque tanto vale incaricarsi del fardello e farla finita, ché tanto domani non tarderà certo ad arrivare. Dunque, che cos'è Avengers: Age of Ultron? In buona sostanza si potrebbe definire la pellicola di Joss Whedon tentando di riportarla a quel periodo in cui il cinema veniva utilizzato in maniera propagandistica dai grandi regimi (URSS, USA e il Terzo Reich), i quali lo utilizzavano non tanto per educare quanto per penetrare nei corpi delle persone, e Avengers è effettivamente un film che penetra nei corpi delle persone e vi penetra, peraltro, in maniera del tutto ideologica: è l'ideologia degli Avengers, ma l'ideologia va qui intesa come idea che non è idea di un corpo, che trascende i corpi e ha dunque bisogno di corpi in cui instillarsi per poter essere efficace, per poter produrre effetti, e per far ciò dev'essere la mente di quei corpi. Del resto, anche l'ultimo degli idioti, guardandolo, si chiederà senz'altro quale sia il motivo di investire $250,000,000 in una pellicola così demente, dove manca il cinema e manca il popolo ma sono presenti catastrofi umane per le quali tutti quei soldi sono necessari per creare effetti speciali in cui, appunto, botte da orbi annientano città e saturano pressoché totalmente il metraggio del film. La trama, in fondo, non è delle più complesse, e quasi l'intero film è costituito da travestiti e robottoni che se le danno di santa ragione, e il punto è proprio questo, che cioè non ci sia davvero nulla nel film e che, però, questo nulla sia costruito, richieda soldi e, dunque, la volontà di piacere, di attirare e mantenere l'attenzione di un pubblico che il film deve prima di tutto narcotizzare, annullare nella sua corporeità. Ora, tenendo presente che la corporeità del pubblico, il corpo dello spettatore, è in realtà un corpo umano sul quale s'inscrive il socius, l'operazione attuata da Avengers: Age of Ultron si può fondamentalmente riassumere nella tecnica che permette di lisciare le striature sociali che cartografano il corpo per poter così ricartografarlo a proprio piacimento: certo, lo spettatore che va a vedere un film del genere è uno spettatore al quale certe cose (travestiti, robottoni, botte da orbi etc.) piacciono, ma il fatto è che ciò non basta per tenere in piedi il film e giustificare un simile investimento sullo stesso, e l'ideologia soggiacente e propulsiva questo insieme di cose è ciò che in ultima analisi sprofonda l'intero campo di forze superficiale per esprimere o, meglio, per addensare e riempire quelle stesse forze, le quali troveranno poi espressione sulla superficie corporea dello spettatore. Ci troviamo così di fronte a una pellicola in cui non contano più le botte da orbi bensì le fazioni che si scontrano: da una parte gli Avengers, dall'altra Ultron. Chi è Ultron? Ultron è la macchina del divenire. Egli è il divenire e come tale non può che essere macchina. La sua frase d'esordio, del resto, non può che essere illuminante a questo proposito: egli è per il divenire e per ciò deve annientare gli Avengers, che rappresentano invece il polo reazionario della stasi, del mantenimento dell'ordine vigente. Insomma, è la solita vecchia storia: rivoluzionari contro reazionari. Ma il rivoluzionario, ora, è solo, e la sua rivoluzione non può che compiersi attraverso la replica e la replica della replica di questo divenire-rivoluzionario, che in effetti egli è, e ciò nel film viene visualizzato mediante la replica del corpo stesso del rivoluzionario (Ultron), che si sdoppia, si centuplica in altre macchine, che sono, in questo senso, macchine di macchine, dunque, stando alla terminologia di Deleuze e Guattari, produttrici di un divenire. E, i divenire, non li bloccano i fascismi (gli Avengers). Così, gli Avengers, che prima si trovano in difficoltà, capiscono infine che l'unica soluzione per poter mantenere il potere o, meglio, per poter mantenere l'ordine vigente che legittima e almeno in parte costituisce il loro potere è quella di creare una macchina che sia una macchina di taglio, che sia cioè una macchina in grado di tagliare il flusso di divenire prodotto da Ultron, cosa che riescono a fare grazie a una gemma dell'infinito. La reazione alla rivoluzione, come al solito, non pretende più, quindi, di uccidere i rivoluzionari bensì di riterritorializzarli: Ultron è la macchina creata dagli Avengers che, però, si deterritorializza, e per riterritorializzare questa macchina gli Avengers creano con la gemma dell'infinito non una macchina da combattimento ma una macchina di riterritorializzazione, la quale, in quanto tale, non è costitutivamente diversa da Ultron ma lo è solo dal punto di vista teleologico. Ultron è la macchina da guerra, grande forza rivoluzionaria, ma la macchina creata per riterritorializzare Ultron è a sua volta una macchina da guerra, soltanto che questa è una macchina da guerra riterritorializzata, quindi, sempre rifacendosi al lessico deleuziano-guattariano, una macchina di Stato. Ed è lo Stato, infine, che la spunta, e la spunta senza mutamenti, senza venire intaccato dal divenire, senza porsi dubbi sulla propria legittimità. Così il film. Ed ecco quindi che subito appare più chiaro l'investimento sul film, nonché la natura stessa dei Marvel Studios: essi, come negli anni del Terzo Reich e dell'URSS, fanno il lavoro dell'ideologia (a volte anche in maniera molto marcata, come quando viene detto a un Avenger che gli USA e una sorta di finzione filmica dei sovietici non sono in guerra e questo Avenger risponde che in effetti gli USA non sono in guerra ma la finzione filmica dei sovietici sì, sottintendo, con ciò, che gli USA sono una buona nazione e che il loro compito è quello di addormentare le guerre, portare la pace), e il fatto che oggi il cinema sia un medium di massa che aliena e mercifica la gente non può che, da una parte, amplificare e potenziare ciò che il cinema era stato nel Terzo Reich, e, dall'altra, non ritrovarsi, nei Marvel Studios, un intento di impossessarsi dei corpi, spossessati dal cinema stesso in quanto non più cinema ma medium di massa, attraverso l'ideologia, quell'idea trascendente il corpo e in cerca di un corpo per essere, dunque di un corpo di cui poter essere la mente (la mente è l'idea del corpo, sosteneva Spinoza). E siamo sempre al solito, vecchio discorso, ma questa volta non è uno scherzo e non c'è alcun complottismo nel dire che è in atto un complotto, che vogliono davvero controllarci le menti. Anzi, è palese che sia così. Meno palese, forse, è il fatto che ci si accorga di tutto ciò o, meglio, che ci si voglia accorgere di tutto ciò. In fondo, il cinema è molto più metabolizzabile se è cinema d'intrattenimento e il pubblico è molto più contento a essere il pubblico della domenica, dei multiplex, ma ciò non toglie che un certo grado di coscienza ci sia dato e che sia appunto questo grado di coscienza a darci la possibilità di divenire o di soccombere, di essere rivoluzionari o di soccombere, e la cosa davvero triste non è tanto che non esistano rivoluzionari, che il potere l'ha vinta, che comunque vada certi film avranno sempre più successo e seguito di altri quanto, piuttosto, la consapevolezza che sarebbe potuto andare diversamente, che un giorno, a guardarci indietro dalla cella in cui (ci) siamo imprigionati, potremmo dire che avevamo una possibilità di scappare, di fare la rivoluzione ma che questa rivoluzione non l'abbiamo voluta fare, perché questa possibilità (di fare e non fare la rivoluzione) è intrinseca al nostro stesso grado di coscienza, col quale paghiamo il biglietto d'ingresso alle casse dei multiplex.

22 commenti:

  1. HAHAHAHAHAHA Ti voglio bene.

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  2. Credo di doverti ringraziare, da quando ho iniziato a seguirti sto rivalutando molte cose, in primis quello che ritenevo il giochino di vedere e discutere di film.
    È curioso che è stato proprio con un film della Marvel ("guardiani della galassia") che qualcosa si è rotto e mi ha spinto a cercare un'alternativa cinematografica, che prevedesse un piccolo spazio anche per me, che mi sentivo soffocato dall'ingombro di quei personaggi colorati.
    Poi sono capitato qui e ho trovato, se non quello che cercavo (anche perché non sapevo cosa stessi cercando), un intero mondo che ignoravo ma che in qualche modo speravo esistesse.
    Alla luce di questo e di quello letto in quest'articolo, ritengo sia importante scrivere anche di questi film quasi quanto segnalare film sconosciuti ai più, in quanto riesci a dimostrare che opporsi a questo cinema non è giocare a fare gli alternativi, ma è volersi del bene e opporsi alla propria mercificazione.

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    1. Ti ringrazio, sei molto gentile. Inutile dirti che certe parole ci fanno davvero bene e anzi non hai idea di quanto siamo felici e fieri di poter incontrare persone come te in uno spazio virtuale e piccolo, ma (r)esistente, come questo.

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    2. E non è l'unico, lui: la stessa cosa è valsa, con diverse dinamiche, per me (e sicuramente per tanti altri). L'Edp è uno spazio incredibile, curato con una costanza e onestà (basterà leggere questo pezzo, anomalo nel titolo eppure così vicino alla linea tenuta vista l'analisi critica) che non si vedono spesso.
      Foucault scriveva: "Come la trama delle relazioni di potere finisce per formare uno spesso tessuto che attraversa gli apparati e le istituzioni senza localizzarsi esattamente in essi, così la dispersione dei punti di resistenza attraversa le stratificazioni sociali e le unità individuali. Ed è probabilmente la codificazione strategica di questi punti di resistenza che rende possibile una rivoluzione, un po' come lo Stato riposa sull'integrazione istituzionale dei rapporti di potere."
      Per come la vivo io, in queste parole sta la forza di questo blog.

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    3. Che testo, quello di Foucault. È davvero bello vederlo citato qui. E, di nuovo, fa davvero piacere che tutte le nostre non siano parole buttate al vento.

      Grazie di cuore.

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  3. Non ho assolutamente idea di che film sia e perché sia costato uno sproposito, ma il post è, more solito, fantastico!

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    1. Bombus! Da quanto!!

      Grazie per il complimento, ma soprattutto per esserti fatto vivo ^^ T'immagino disperso in chissà quale antro del mondo, mentre qui le cose vanno sempre peggio (l'ultimo del tuo Guédiguian è orribilissimo, ahimè). Beato te. Io l'ascesi filosofica la leggo soltanto nei libri di Foucault >.<

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  4. Ciao Yorick, le visualizzazioni dalla Cambogia sono le mie. Mi dispiace per il marsigliese armeno.. orribilissimo, dici? Mi stanno cadendo tutti i miti, una carneficina....

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    1. Parecchio. Lui poi anche molto antipatico. Non so, è come se avesse perso quella carica marxista che dava spessore ai suoi primi film. Ora fa il democratico, dice cose a caso ("La sinistra degli ultimi trent'anni è stata triste, mentre la destra no e per questo ha vinto", ha detto: grande critica politica) e anziché parlare di cinema fa analisi politiche davvero superficiali e infantili. Mah, del resto il pubblico che aveva pareva meno interessato al cinema di quanto lo fosse rispetto alla storia e all'idea politica di Guédiguian. Del resto, gente come Fazio e Vendola non possono essere prodotti solamente italiani: la cultura e la sinistra si fermano a figure simili un po' ovunque, purtroppo...

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  5. Sì, d'accordo, però anche il penultimo (credo), "Le nevi del Kilimangiaro" era "buonista", "politicante corretto" e democratico, come dici; ma funzionava (secondo il mio personale giudizio, ovvio), sollevava problemi non banali. L'unico metro di giudizio che mi è rimasto (non vedo un film da più di un anno, purtroppo) è: "quel film me lo ricordo? O l'ho completamente rimosso? Le nevi lo ricordo benissimo, anzi, grazie per avermici fatto pensare, mi sta scorrendo davanti fotogramma per fotogramma. Nonostante Fazio....

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    1. Mah, a me "Le nevi del Kilimangiaro" è piaciuto molto: certo, è buonista, ma come fa a non esserlo? È tutto perduto, lì, e, il buonismo, ce l'avevo visto come una sorta di ultima speranza, messo lì giusto per non psicotizzare/deprimere ancor di più i personaggi, ma è palese fosse una finzione cinematografica, che in realtà quel buonismo è impossibile e che quelle persone sarebbero state destinate al peggio; insomma, lì ci stava, almeno secondo me.

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  6. D'accordo su tutto, anche se il personaggio interpretato dalla Ascaride mi è sembrato più realistico, una donna "come ce ne sono tante" (magari!); mi ha ricordato molto la mia vicina di casa di un tempo.
    Comunque, quando ho potuto, ho letto spesso il tuo blog, anche se parlavi di film e di registi per me sconosciuti. Adesso per un po' potrò leggerti con più frequenza. Qua è incredibile, sto in un "hotel" fantasmagorico, nella stanza non c'è neanche il letto (amaca), ma il Wi-Fi è una bomba. Riesco a vedere anche i video :)
    Mi è piaciuta molto questa discussione...

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    1. Anche a me, e soprattutto mi ha fatto piacere risentirti. Chissà, forse davvero un giorno ci beccheremo in giro per il mondo. Lo dico sempre quando ti sento e il fatto che non sia ancora successo potrebbe inficiare, però io continuo a sperarci vivamente : )

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  7. primo, ma parla come mangi; Secondo, guardati la gente che si mena invece che pensare ai gombloddi della casta; terzo, no non c'è un terzo

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  8. Finalmente un commento che non sia una leccata di culo atta a ostentare un'intelligenza superiore!
    La recensione non è nient'altro che un mero esercizio di stile per non dire un onanismo trasversale: oltre all'introduzione totalmente lapalissiana, non ha nemmeno senso tentare di parlare di divenire rivoluzionario e reterritorializzazione della macchina per quanto riguarda una pellicola che è costruita proprio sull'assenza di qualsiasi ragionamento; anzi, si basa proprio su una manifesta inutilità, la quale mira proprio a escludere una visione che non sia immediata; è un intrattenimento stupido quanto vuoi, ma puro e semplice. Qualsiasi altra interpretazione comporta non comprendere lo scopo essenziale e unico del film: sarebbe esattamente come dire che Metropolis di Lang è brutto perché è muto. Il fatto che un film del genere sia inutile è un fattore costituente del film stesso, quindi o si introiettta questo fattore, o si rigetta il prodotto in quanto tale per il più banale e abusato dei motivi, ossia i gusti. Alla fine qualsiasi ragazzetto dodicenne che si sia divertito per due ore e venti con le esplosioni e abbia riso, puerilemente imbarazzato, della scollatura della Johansson, è riuscito a capire il significato del film molto più di quanto ci sia riuscito tu.

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    1. Intendevo "puerilmente imbarazzato", non vorrei si sminuisse il mio commento in virtù di un banale errore di battitura, che potrebbe essere erroneamente scambiato per ignoranza.

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    2. Peccato che tutto sia efficace e che l'inutilità anche lo sia, e purtroppo gli effetti son quelli che sono.

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  9. C'è un limite sottile in cui quello che pensi diventa quello che vuoi dire. Non è più voglio dire cosa penso ma è voglio pensare a cosa dire.

    I

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