Ariane's thread (Au fil d'Ariane)


Parliamo pure dell'ultimo film di Robert Guédiguian, Au fil d'Ariane (Francia, 2014, 92'), e parliamone anche senza tener conto della sua opera precedente, Le nevi del Kilimangiaro (Francia, 2011, 107'), perché l'opera precedente, alla fin fine, ci era piaciuta, ma forse ora siamo troppo stanchi per poter articolare un discorso stratificato su più livelli e questa stanchezza ci è data da quelle visioni che, rifulgendo di una luce abbagliante e bellissima, ci abbaglia appunto e non ci dà più la possibilità di poter apprezzare una narrazione così stringente e fascista. Già, perché di fascismo si tratta, e in fondo Guédiguian non è che l'ultimo di una lunga stirpe. Una stirpe di commedianti della domenica, di venditori del Capitale e del Das kapital in senso spicciolo e - ancora - domenicale, di quella domenica in cui si fa festa e la festa è cristiana, occidentale, borghese. Ma parliamone, e parliamo pure d'Ariane, che non ha nulla da fare se non irretirsi, subito dopo un iniziale abbozzo di bal(l)ade, in un luogo che la determina e fa della sua esistenza una trama, dei suoi gesti uno spreco di piacere. E tutto il film di Guédiguian spreca il nostro piacere, il che è un dispiacere, certo, ma solo nel momento in cui il francoide dei miei coglioni gioca a fare il marxista, rabbonendo così un pubblico d'idioti (e facendo tendenza tra la classe media, quella più borghesemente a(c)culturata). Del resto, dacché il cinema è nato, si è visto subito che cosa potesse diventare: Hitler e Stalin l'hanno utilizzato intensivamente, e l'arte del Nuovo Realismo e della Nouvelle Vague altro non dovrebbe insegnare che la presa di coscienza di una tirannia cinematografica, di un'esumazione del cinema dal cinema che ne ha reso un che di tirannico e incredibilmente violento, percioloso; bisognava, allora, far proliferare i cliché, fare in modo che la storia non stringesse l'immagine, e si è poi così arrivati a far proliferare l'immagine stessa di un qualcosa che le era più proprio, ovverosia di quel virtuale che dalla lezione del New american cinema group ha infine visto una meravigliosa intensità virtuale sommergere l'immagine fino a disfarla e, quindi, rifarla, ricrearla in tutta la sua intensità. Ma qui, purtroppo, siamo ancora al lato estensivo della questione, qui la trama è stringente e Guédiguian è l'ultimo dei fascisti proprio per questo, poiché veicola il suo pensiero non attraverso l'immagine ma attraverso una storia che veicola la stessa immagine, asservendola a se stesso. Da qui la musica extra-diegetica ed epesegetica e una macchina borghese che non tende alla visione del negro ma, quando questo grida, se ne sta, appunto, confinata coi borghesi, e almeno da qui Guédiguian avrebbe dovuto capire in che razza di schiavitù è andato a cacciarsi. Ma no, Guédiguian è interessato al suo pensiero, a dire che l'amianto fa male e che è brutto picchiare le donne, cose peraltro tutte giuste ma che, nel momento in cui si trovano al centro di una trama che le predetermina, non posso proliferare e divengono dunque dei diktat incredibili e osceni. Ahimé, povero Guédiguian - lo conoscevo bene... Conoscevo il suo cinema, per cui la classe operaia non va in paradiso, e conoscevo la sua etica, più marxista che marxiana. Cos'è successo? Forse, in effetti, siamo cambiati noi, forse certe visioni ci hanno reso impossibile accettare e sopportare l'impostura di una trama. Ma cambia qualcosa? In effetti, no. Non cambia nulla, anzi è un fatto che Au fil d'Ariane si srotoli lungo un tracciato pretracciato, buono, appunto, per quelle vecchie puttane che giocano al sindacato e votano PD o, se sono radicali, Vendola, e di nuovo si ripone la questione (r/esistere?), che film del genere tentano di subissare, facendola apparire vecchia e rattrappita; bisogna, allora, riformularla, credere in qualcosa d'altro che non sia il cinema, perché il cinema è saturo di questa merda, e nemmeno la gente, perché la gente va al cinema non per vedere o parlare del film ma per poter poi trovare un significato in esso detto e non mostrato, più letterario che cinematografico... Forse l'unica rivoluzione da compiere, ormai, è quella borghese, ma perché siamo arrivati a un punto tale che i fascismi sono stati tutti recuperati e metabolizzati, accettati, resi magnifici, anche da chi si palesa come ultimo dei comunisti. Forse l'unica cosa da fare, in fondo, è ritirarsi nel proprio intimo, stare a casa e guardare un altro film di Todd ancora, oppure uno di Pierce. «E a culo tutto il resto.»

3 commenti:

  1. Ma è possibile che tu sia marxista o erro?

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    1. Più anarchico che marxista, ma in fondo non penso che l'anarchia stia in piedi senza marxismo, per cui...

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  2. Spegnere la tv sarebbe già un buono inizio.Concludere con Guccini non me lo aspettavo,in effetti la frase é sostanza e invito ad agire allo stesso modo.Con Guccini é amore e odio o il classico imborghesito che ci ha traditi ?

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