(Agiografie #1: Stan Brakhage) Fotogrammi #27: Anticipation of the night


«La mia sola personalità "vera" insiste ad affermarsi ovunque, e (naturalmente) trovo impossibile mantenere questo posto. Mi sembra che l'intera società umana cerchi di distruggere ciò che è vivo al suo interno (esemplificato oggi dall'artista) così che essa possa presumibilmente continuare a girare come quella macchina che è, a spese degli uomini che la compongono. Questo l'ho provato insieme personalmente ed oggettivamente nel guardare le vite di altri vivi nelle loro lotte, e particolarmente osservando la morte dell'essere umano medio su cui la società insiste nel periodo in cui quell'essere umano giunge all'adolescenza. So cosa ci si aspetta dal "lavoratore", che ombra di uomo zombi, pappagallo di parafrasi, ipocrita (quello a causa dell'"altro io") deve essere per espletare le sue funzioni e ricevere il suo stipendio, soldi abbastanza per comprare cibi in scatola, una abitazione a cella, uno spettacolo ogni tanto (TV e automobile). Ho potuto pagare i miei film coi soldi dello "spettacolo".) Spesso ho cambiato alloggio, mi sono spostato qua e là per il paese, il che suppongo stupisca parecchi. La ragione è semplice: si tratta della sola chiave privata e personale che io possegga per il coperchio della bara, è il giochetto che mi tiene in vita, un cambiamento di scena e di modo di essere sono quel mezzo, esterno, se vuoi, con cui risveglio me stesso, ri-illudo il sognatore, e così prevengo la morte dello spirito - che è ciò che ho più caro. Cerco continuamente di anticipare la notte, prima che essa ci chiuda intorno del tutto. Ed anche il mio incubo ricorrente, quello in cui cani rabbiosi mi inseguono attraverso una palude e finiscono col farmi a pezzi, è proprio questo, questo cambiare di luogo. Rifiuto di essere tenuto a bada. I cani mi faranno a pezzi se verrò mai preso.» (Stan Brakhage, Metafore della visione)

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