The tin hat



The tin hat (Italia, 2014, 16') è forse l'opera più intensa - e anche complicata - di Giuseppe Boccassini, la quale, comunque, mantiene una certa familiarità con i cortometraggi precedenti, come per esempio Lezuo (Italia, 2013, 17'), nei quali si trattava di filmare il filmato (cfr. Pieghe #6). Ora, questo filmato non attraversa più l'informe oceanico ma trapassa il deforme terrestre, che è quello della guerra. La guerra, scrive Tacito, è il luogo in cui l'occhio viene per primo soggiogato, e Giuseppe Boccassini parte proprio da questa considerazione e, basandosi sui testi di Giaime Alonge, Cinema e guerra. Il film, la grande guerra e l'immaginario bellico del Novecento, e di Paul Virilio, War and cinema: The logistics of perceptioncostruisce un cortometraggio nel quale l'argomento bellico non è che il catalizzatore di una riflessione più profonda, che ha a che fare con lo sguardo; è infatti lo sguardo che, prima di esserne soggiogato, a creare la guerra: lo sguardo dei ministri su una cartina geopolitica, lo sguardo di chi studia le tattiche, lo sguardo dell'aviatore che sgancia la bomba, lo sguardo del cecchino che spara... ma è l'occhio che mira e dirige lo sparo o lo sparo che mira e colpisce l'occhio? Bisogna pensare più in grande, e per quanto Boccassini si soffermi soprattutto su filmati di repertorio, appartenenti a guerre trascorse, credo sia giusto sottolineare un fatto, più proprio dei moderni conflitti, ovverosia il loro alto grado di tecnologicizzazione, che ha portato a cosa come il drone, il quale, a livello di sguardo, forma un unicum in cui è inestricabile il rapporto tra proiettile e occhio: con la guerra si è giunti a un livello tale di sofisticazione che non ha più senso distinguere l'immagine dal dispositivo che la vede, così come il drone rimanda ciò che vede a un pilota a terra che lo guida, cortocircuitando il normale rapporto tra schermo e spettatore. Ora, lo sguardo è una funzione della macchina da guerra, non più solo dello spettatore, il quale si trova a sua volta soggiogato nel meccanismo bellico. Così, attraverso iridi, mascherini fittizi prodotti dalla canna di un cannone (img. 3), primi piani di mitragliatrici e via dicendo, Boccassini restituisce un'immagine-proiettile, nella quale, cioè, proiettile e immagine sono un'unica e medesima cosa (immagine del proiettile e proiettile dell'immagine) poiché il proiettile non è più tanto ciò che uccide ma ciò che viene lanciato da un certo punto per arrivare a un altro, quindi un'informazione, un dispositivo atto prima di tutto a viaggiare, a rilevare e acquisire un obiettivo e via dicendo, ma questa funzione è anche propria dell'immagine in quanto tale, che è, appunto, un segno denso d'informazioni lanciato nell'etere e carpito da uno schermo. Da qui, l'effetto di spaesamento che si prova in battaglia o, il che è lo stesso, durante la visione di The tin hat, ma è uno spaesamento immanente all'immagine stessa, che dunque non viene deformata, sfocata eccetera per ricreare nello spettatore un senso di vertigine e di destabilizzazione ma è essa stessa deforme, nasce così: è la guerra, la deformazione dello sguardo e lo sguardo deformante, elementi che si (con)fondono nella magnifica sequenza dello zeppelin, che letteralmente perde la propria forma e cade a terra, viene restituito allo sguardo come uno strascico bruciante di materia, che, rispetto a quello che era, è già qualcos'altro. Ed è già qualcos'altro anche lo sguardo, prima di tutto lo sguardo, il quale, in un certo senso, arriva a una tale deformazione che assume questa stessa deformazione come propria forma: ed è un nuovo sguardo, dato da quello della guerra, il che non significa semplicemente dire che la guerra ci ha cambiati ma, più profondamente, che le guerre, a noi (post)moderni, ci strutturano proprio.

4 commenti:

  1. Ottima analisi e grandissimo (e sottovalutato) film!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sottovalutato da chi, scusa?

      Elimina
    2. Sottovalutato anche da quei siti che parlano di cinema altro.
      Per fortuna il tuo fa eccezione, quindi ti rinnovo i complimenti.

      Elimina