The fifth gospel of Kaspar Hauser (O quinto evanxeo de Gaspar Hauser)


La Zeitun - ormai è cosa nota - è un forziere pieno di cose belle. Lo si è visto a proposito di Arraianos (Spagna, 2012, 70'), lo si è confermato con Costa da morte (Spagna, 2013, 81'), due film che, bene o male, mantenevano una sorta di legame di fratellanza grazie all'estetica dell'estatico a loro comune, e ora ecco piombare l'esordio di Alberto Gracia, O quinto evanxeo de Gaspar Hauser (Spagna, 2013, 61'), che se per certi versi si distacca pericolosamente dalle due pellicole appena citate, dall'altra esubera un potenziale che le travolge e che, con ogni probabilità, lo presenta come l'opera definitiva e più grande (fatte, ovviamente, le dovute differenze) dell'intero patrimonio Zeitun, e questo perché, in fondo, Alberto Gracia presenta qualcosa di davvero originale, di proprio, e questa proprietà originale altro non è che un origine stessa, che si materializza nell'arco di tutto il film per poi dissiparsi nel finale e rimanere così chiusa nelle barriere filmiche tessute da Gracia. A questo proposito, appare inutile richiamarsi ai vari Herzog e Manuli che han dato una lettura di Kaspar Hauser: la pellicola di Gracia non ha niente a che fare né da spartire con questi, e anzi non si rivolge che a se stessa, in un'estasi dell'oscurità che la dischiude e la occlude facendo emergere ora croci di luce rossa ora campi lunghissimi di paesaggi saturati da colori che, se non li alterano, sono quantomeno portatori di un'alterità che li forma e li informa, pur non essendo a essi trascendenti. La scelta stessa del 16mm, del resto, non può che rievocare quest'idea assieme amniocentica e paradossale di una forma prima della materia, di una forma che tende alla materialità e che non investe ma dà di per se stessa la materia: è la luce, quella luce che Kaspar non vede e che la macchina da presa astrae da un circondario di ombre in cui sono costretti un nano sadomasochista, una ragazza-vampiro, (un tizio vestito da) Batman e via dicendo. L'oscurità permeante e totalizzante di O quinto evanxeo de Gaspar Hauser, infatti, non agisce per la luce ma crea essa stessa la luce, è lo schermo cinematografico, la superficie sulla quale s'inscrivono le immagini proiettate, è la pellicola vergine che, colpita dalla luce, s'imprime, ed è dunque forma, appunto, nel senso che non ha spessore, non ha materia, non ha contorni ma è l'inglobante che ingloba (e fagocita) se stesso. Da qui, poi, la luce - ma la luce non è che una croce di luce rossa, al di là di e contenuta da una finestra (nera) chiusa. È il demonio? Sì, ma solo dopo però, perché prima Gracia non espleta che questa comunione incessante e ferale di tutte le cose, che ancora non sono se non in potenza, pure virtualità che stanno nell'ombra e sono l'ombra stessa. Poi un cavallo giocattolo, poi ancora un cavallo - bianco, bellissimo - che si libera in una corsa all'aperto, e non è ancora la libertà, poiché quella non verrà mai, solo la maniera speculare di presentare ciò che era già stato presentato all'inizio, colla (sostanziale?) differenza che all'inizio era indeterminato e ora invece è determinato, quindi scisso, in un certo senso perduto; quella comunione panica ha subito una disgregazione e ora non sussistono che oggetti parziali di kleiniana memoria che cercano un confronto attraverso l'attribuzione di un'alterità a oggetti che non capiscono più e che prima invece gli appartenevano perché erano loro, quegli stessi oggetti, quegli ambienti. Ecco il senso di O quinto evanxeo de Gaspar Hauser, che ne fa quasi una bibbia apocrifa* (altro che Vangelo!): un ritorno alle origini impossibile e comunque inemendabile, impossibile da concretizzare e comunque impossibile da non perseguire, perseverare. È un fallimento, senz'altro, ma è un fallimento necessario, poiché soltanto ciò porterà l'Uomo, un essere vivente a caso, a dimorare nel ventre della Natura e ascoltare la sua voce, la vibrazione che irradia e che coniuga tutto: «Ti chiedo, dal mio luogo sacro, di profanare le mie catene e di costruire la tua storia con esse». Allora, e soltanto allora, la vibrazione, che comunque implica un certo vuoto e, quindi, la molteplicità degli elementi, nonché la loro disgregazione, può far da tramite a un pensiero puro, che vada al di là della materia e faccia trionfare la forma, nella quale appunto ogni cosa è se stessa perché è l'altra, e tutto è Uno. Dal panetesimo si passa così a un radicale panteismo, che però è solo teoretico, perché praticamente è andato perduto, ma questa teoresi basta a risalire la serie causale e tornare a quel cinema delle origini che non è l'origine del cinema ma attraverso il quale questa può essere pensata. Non si parlerà più, quindi, di fallimento, poiché l'Uomo non è caduto dall'Eden, è proprio l'Eden che s'è sfatto, ma di capacità dell'ente di ritornare, anche solo teoreticamente, a quell'Eden, e in fondo forse non è altro che questo il senso della vita: pensare - e pensare ciò che può solamente essere pensato.


* A questo proposito, c'è chi ha parlato di un Vangelo apocrifo ma è utile dissolvere i dubbi: se di testo sacro si tratta è senz'altro la Bibbia. Nella Bibbia, infatti è raccontata l'origine, ma, per l'appunto, Gracia, checché se ne dica, non procede in maniera biblica ma precede la Bibbia stessa: non soltanto i giorni della creazione non sono sette ma sei, ma questi stessi giorni sono bipartiti in una creazione che è già avvenuta e che è speculare al tentativo di ritornarvi.

4 commenti:

  1. Incredibile! In appena due giorni hai tirato fuori due film che (in)seguo da non poco tempo (White Epilepsy e questo Gracia).
    A questo proposito volevo chiederti se potevi (ri)aiutarmi (qualche tempo fa mi hai passato Man with no name di Bing) nel reperire queste due opere. Ti ringrazio.
    Ciao!

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    1. Di oQEdGGH stanno stampando i DVD, quindi probabilmente si avrà occasione di reperirlo; purtroppo, per ora, mi è impossibile passartelo, visto che la Zeitun mi ha esplicitamente chiesto di tenere il film per me. ViS, comunque, so che irrispettosamente se ne frega di queste cose, quindi magari lui potrà aiutarti.

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  2. Ok grazie. Fai bene a rispettare certe richieste. Ma dici che possa avere qualche chance se io stesso scrivessi alla Zeitun?
    Invece per quanto riguarda Grandrieux?
    Ciao

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    1. Mah, non so, prova a chiedere.

      Grandrieux è impossibile proprio, mi spiace.

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