Simulacri #10: No país das amazonas




No país das amazonas (Brasile, 1922, 72') è «uma estupenda licão de coisas». Ce li immaginiamo, Santos e la sua troupe, all’inizio del ‘900, tutti intenti e indaffarati per pensare a cosa registrare, da che angolatura, in quanto tempo.. è un documentario e si dà per scontato che non vi sia recitazione, è una non-fiction, ma anche nei manuali sulla storia del cinema ci scrivono che non esiste una non-recitazione, che «la consapevolezza di essere osservati dalla macchina da presa ne modifica gesti e parole», però subito dopo ci scrivono «ma essi "interpretano loro stessi", non un ruolo scritto da uno sceneggiatore»*. Ma quell’«interpretare», anche se loro stessi, come può valere per chi non sa cos’è una cinepresa? A noi tutto ciò sta bene, in fondo la maggior parte di noi, forse, ha sperimentato la registrazione di una videocamera su di sé, in famiglia o tra amici, e sa che c’è un’interpretazione, anche quando sei a tuo agio e ti sforzi di essere naturale. Ma chi era ripreso in quei momenti, senza consapevolezza del cinema, della videocamera, dell’interpretazione di sé, non può modificare il processo di costruzione della sua esperienza. Allora la domanda che mi preme attualmente è: cosa/come possiamo registrare senza alterare la manifestazione originaria ed immanente della vita? Sulla questione non ho risposta, ora e forse nemmeno poi, ma mi sembra che il nostro periodo sia il migliore per tentare almeno di rispondere, non fosse altro per la debolezza delle istituzioni storiche che ci davano una strada da prendere e cogliere quell’al di là dell’e-stasi. Possiamo ripartire da Santos per fare ciò? Lui ci dice semplicemente che No país das amazonas è «uma estupenda licão de coisas» e l’ha fatta per noi. Non per gli uomini del 2015 di Santos, quelli che credeva sarebbero stati tali. Ma per noi che viviamo il presente, questo 20 marzo 2015. Santos ha imposto la mdp a quei luoghi degli anni ’20 dell’Amazzonia – probabilmente sì per tramandare e tradire qualcosa e l’ha fatto in vista del futuro – ma ne siamo noi i fruitori e se vogliamo davvero cercare di dargli un senso non credo che sarà – solo – quello della riscoperta storica né quello della catalogazione ma quello dello stimolo e punto di partenza per superare le barriere vincolanti del documentario, del contemplativo, dell’autore, del soggetto, delle maglie della psichiatria, del retaggio borghese dei nostri genitori, della violenza, del mercato, della stessa mdp. E non so a cosa porterà, cercando di non cadere in inutili e svianti fascismi.


* Paolo Bertetto & Andrea Giaime Alonge, Introduzione alla storia del cinema.

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