Free range / Ballad on approving of the world (Free range: Ballaad maailma heakskiitmisest)



È davvero un brutto film, Free range: Ballaad maailma heakskiitmisest (Estonia, 2013, 104'), e non parlo della fastidiosa e ammiccante estetica laccata a vintage; eppure, Õunpuu non ci aveva abituati proprio così male, almeno a considerare quel The temptation of st. Tony (Finlandia, 2009, 114') che aveva esterrefatto e allibito i più. Che è successo? Di fatto, l'estone sembra aver intrapreso la strada della narrazione più sincopata, spianando così del tutto il campo a una serie di cose, come per esempio la comprensione, che non è più data dallo spettatore per mezzo di significanti non significati immediatamente (i vari simboli di The temptation of st. Tony, appunto) ma deriva direttamente dalla pellicola e, più specificamente, da una mente autoriale che si riversa interamente in essa. È questo, tutto sommato, ciò che dà fastidio, perché nonostante i vari Benning, Grandrieux, Pincus, George e via dicendo abbiano fatto fare al cinema dei passi da gigante, ci si ritrova, con l'ultimo film di Õunpuu, di fronte a un'idea autoriale particolarmente forte, che finisce per saturare ed esautorare il film. La trama, in questo senso, diventa il monologo dell'autore, l'esposizione delle sue intenzioni, dei suoi timori, delle sue conclusioni, e tutto il cinema che c'è attorno sta, appunto, di contorno, e non serve ad altro se non a veicolare quello che Õunpuu ha in testa. Cos'ha in testa? Si direbbe un dilemma abbastanza borghese, scompaginato nella vita del protagonista, che ad un tratto si trova di fronte a un aut-aut eterodosso e, almeno secondo il sottoscritto, particolarmente artificioso: essere se stessi o essere nella società? La vita ci pone di fronte a delle decisioni, e secondo Õunpuu la società non può che essere un luogo in cui si entra con una decisione, che peraltro implica un sacrificio eccetera eccetera, ma è un sacrificio che si fa a mente lucida, razionalmente, e che soprattutto non riguarda il proprio corpo. La pellicola diventa così quella di un intellettuale annoiato, un regista che crede d'aver perso qualcosa ma che, in fondo, gli va anche bene così, e non si accorge, invece, che la società non si presenta dopo; al contrario, la società sta prima, e sta prima nella misura in cui non esiste una società ma soltanto un insieme d'individui i cui rapporti sono regolati esternamente (si veda, a questo proposito, la distinzione tra organismo e organizzazione operata da Canguilhem nel suo capolavoro, Il normale e il patologico): la società, Fred è sempre stato nella società, perché la società stessa non è che un campo potenziale in cui si è individuati e che a sua individua. Dunque, qual è il dilemma? Non certo scegliere se stare in una società, quanto piuttosto se vivere la società in maniera più godereccia oppure prendere il toro per le corna e farsi una vita così come una certa società vuole. Le due alternative, però, stanno in seno alla società ed elidono l'individuo nella sua corporeità. Non cogliere quest'ultimo punto è abbastanza pericoloso, e Free range: Ballaad maailma heakskiitmisest è un film molto pericoloso.

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