Fotogrammi #23: Gilles Deleuze e il cinema sperimentale americano



«Il cinema sperimentale americano giungerà fino a questo, e rompendo con il lirismo acquatico della scuola francese, riconoscerà l'influenza di Vertov. Per tutto un aspetto di questo cinema, si tratta appunto di pervenire a un'azione pura, così com'è nelle cose o nella materia, tanto lontano quanto si estendono le interazioni molecolari. Brakhage esplora un mondo cézanniano di prima degli uomini, un'alba di noi stessi, filmando tutti i verdi visti da un bambino in una prateria. Michael Snow fa perdere ogni centro alla cinepresa, e filma l'interazione universale d'immagini che variano le une in rapporto alle altre, su tutte le loro facce e in tutte le loro parti (La région centrale). Belson e Jacobs risalgono dalle forme e dai movimenti colorati alle forze molecolari o atomiche (Phenomena, Momentum). Ora, se c'è una costante in questo cinema, è appunto la costruzione di uno stato gassoso della percezione, attraverso mezzi diversi. Il montaggio intermittente: estrazione del fotogramma aldilà dell'immagine media, e della vibrazione aldilà del movimento (di qui la nozione di fotogramma-piano, definito dal procedimento dell'anello, in cui una serie di fotogrammi si ripete con eventuali intervalli che permettono la sovrimpressione). Il montaggio iper-rapido: estrazione del punto d'inversione o di trasformazione (dato che l'immobilizzazione dell'immagine ha per correlato l'estrema mobilità del supporto, e il fotogramma agisce come elemento differenziale da cui risultano folgorazione e precipitazione). Il ri-filmare o il ri-registrare: estrazione della grana di materia (il ri-filmare produce un appiattimento dello spazio che assume una tessitura pointillista alla Seurat, che permette di cogliere l'interazione a distanza di due punti). Sotto tutti questi aspetti, il fotogramma non è un ritorno alla fotografia, ma piuttosto, secondo la formula di Bergson, la presa creatrice di tale foto “ripresa e scattata nell'interno delle cose e per tutti i punti dello spazio”. E, dal lavoro del fotogramma al video, si assiste sempre più alla costituzione di un'immagine definita attraverso parametri molecolari.» (Gilles Deleuze, Cinema 1. L'immagine-movimento)

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