«Cosa può il cinema?» Cadenze #9: Archeologia del simulacro #1


Cosa può il cinema?
Sono graffi questi. Sono graffi su di una pellicola, sono graffi su un un muro. Nell'oscurità non esiste differenza, non esiste la variazione del nulla, si perde ogni cosa, non sussiste memoria. È terribile quel momento in cui si prende coscienza dell'attimo in cui non si esisterà più, in cui diviene lucido l'istante dove ogni luce andrà ad affievolirsi nel silenzio del nero. Ci si aggrappa così alla luce, con le unghie e coi denti, alla sopravvivenza, per un momento ancora, per restare ancora, per essere ancora, per non disperdersi ancora. "Arriverà il giorno in cui dovremo andare a cercare i segni delle unghie nelle camere a gas per ricordarci dell'Olocausto." È il buio; e allora si graffia, si spezza l'oscurità, si squarcia il nulla. L'atto di creare la propria sindone da vivi, direbbe qualcuno. È il gesto estremo, un attimo ancora. 
"Luce!" Una vita ad inseguirla, una vita a catturarla, per mappare un uomo, un'esistenza, attraverso le sue vibrazioni, ormai parte del proprio codice genetico. "Luce!" La terza parola di un figlio mentre indica all'insù, già conscio di quella meraviglia, gli unici occhi a poterne captare la magnificenza. "Luce!" a Rotterdam, una malattia a pedinare il corpo, in piedi, nel delirio, le braccia protese in avanti, a richiamare quelle immagini che lo avevano scelto, lo avevano attraversato, ma non erano mai state sue. Ci si aggrappa alla vita, con tutte le forze, in mezzo a quell'oscurità che terrorizza, la solitudine di quella stanza, il respiro terrificato di quella massa di persone intorno a te. Quell'attimo percuote, sconvolge, annichilisce. 
Ripenso a Stan che cercava di recuperare le immagini, di riportarle a sè. E me lo figuro stanco, sopraffatto dal dolore, le immagini che lo innondano, lo colpiscono, nemmeno più la forza di tenere gli attrezzi in mano, e allora, pur di raggiungere la luce di lì dietro, a grattare con le unghie, a togliere la terra per vedere le stelle. E intanto il gas sale, riempe i polmoni e brucia tutto, e quelle pareti di pietra sono solo graffiate, nulla più, e la luce cade nel buio.
Cosa può il cinema?

PellicoleChinese Memories di Stan Brakhage,
Notte e nebbia di Alain Resnais
Autore del testo: Maurizio Marras

Nessun commento:

Posta un commento