Tabatô



Un uomo esce dall'aeroporto con la valigia in mano. La mdp lo segue mentre si allontana. Improvvisamente si sente uno schiocco, l'uomo cade a terra: uno sparo? La macchina stacca su un incidente d'auto alle sue spalle, l'uomo si rialza e procede verso il suo villaggio. Tabatô (Portogallo/Guinea-Bissau, 2013, 13') è la storia di quello sparo: uno sparo che non c'è stato ma che è comunque effettuale, nella sua virtualità. Ci troviamo in Guinea, ed è dove João Viana girerà, quello stesso anno, A batalha de Tabatô (Portogallo/Guinea-Bissau, 2013, 78'): Tabatô è un villaggio di musicisti, ma è anche vittima di un paese, la Guinea-Bissau appunto, dove la povertà e la guerra dilagano e rischiano così di spezzare la melodia che quelle genti hanno in cuore di produrre; Fatu, la figlia dell'uomo che ha fatto ritorno al suo villaggio, morirà dopo aver danzato un'ultima volta, mentre il suo ragazzo, dopo averla seppellita lontano dalle altre donne, troverà un tamburo: «La battaglia è cominciata. La battaglia di Tabatô. Noi combattiamo per la pace. Dobbiamo fermare la merda che è in corso nel nostro paese. Signori della guerra, andate all'inferno». È dunque una battaglia giocata su due livelli, ma questi due livelli sono come in corrispondenza biunivoca tra loro, e João Viana, portoghese nato in Angola, ha la sensibilità necessaria per non drammatizzare o, peggio ancora, rappresentare ciò gli abitanti di Tabatô vivono quotidianamente sulla loro pelle. Ecco, è probabilmente questo il punto forte del cortometraggio, il fatto cioè di fare del cinema un qualcosa di aderente alla realtà, qualcosa che non spezza o non produce nulla ma recupera ciò che accade e semplicemente lo ridà, scoprendo un nuovo campo d'intensità che è in fin dei conti lo stesso, sebbene lo sia con le rispettive differenze, dovute comunque alla diversità strutturale che divide e fa comunicare la virtualità del mezzo cinematografico e l'effettualità di ciò che (un po' troppo spudoratamente) definiamo realtà: Tabatô esiste davvero, e João Viana, col cinema, non fa altro che cogliere l'intensità che è comunque immanente alla Tabatô filmata, concreta, focalizzandosi - per così dire - sull'aspetto musicale, che pur non esautorando completamente la quotidianità di Tabatô è comunque un campo d'intensità che, se delimitato, e in effetti il cinema lo delimita, porta a considerare la dinamica in corso in quelle terre sotto un aspetto che a occhio nudo probabilmente non sarebbe coglibile, perché la battaglia di Tabatô è combattuta proprio su questi due fronti: la frenesia e il caos della guerra contro lo spirito dionisiaco di un popolo che trova nella musica il suo più profondo vitalismo.

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