Sieniawka


Film incredibile, questo Sieniawka (Polonia, 2013, 126'), esordio alla regia di Marcin Malaszczak, e ciò non soltanto per la forte struttura contemplativa, fatta di lunghi piano-sequenza a macchina fissa che rievocano un'oggettività o, meglio, una destituzione dell'autorialità tipica di quel documentarismo che, discostandosi dal reportage, vuole far emergere direttamente dalla pellicola una realtà inevitabilmente ricreata dal doppio movimento con cui è ripresa dalla mdp e riprodotta dal proiettore, che la sorregge e lo fa essere quanto, più che altro, per la calamità con cui il film si pone, quasi Sieniawka stesso fosse soprattutto una calamità che capita al cinema e nel cinema facendolo implodere dall'interno. Si esagererà, forse, ma il punto è che l'esagerazione è direttamente proporzionale alla forza propulsiva che calibra la pellicola di Malaszczak, che, appunto, ha tutta l'aria dell'apparizione, dell'accadimento che, pur accadendo in uno spazio immanente, sembra provenire da un altrove che trascende questo stesso spazio; in questo senso si parlerà di una calamità, perché proprio come una calamità, che capita in un territorio (il cinema, in tal caso), si dirà di esso che è sceso sul territorio, la cui normalità, nonché la sua stessa integrita, è appunto data dal fatto di non presentare certi eventi, i quali, dal canto loro, disgregano un equilibrio altrimenti stabili e – si direbbe – monotono. Come un terremoto o un uragano, però, bisogna considerare che anche Sieniawka nasce, se non a causa, quantomeno internamente allo spazio in cui accade, ed è la stessa forma, che rievoca nomi di punta del cinema contemplativo (Ming-liang, giusto per fare un nome), a suggerirci di considerarlo con cautela e disciplina, pur conservando e anzi sottolineando la sua originalità, che in fin dei conti lo determina e da cui, peraltro, trae tutta la propria forza. Dunque, cos'è Sieniawka? Sieniawka è un ambiente o, meglio, la soglia che divide due ambienti, l'esterno e l'interno. L'esterno è costituito da uno spazio post-apocalittico in cui, fondamentalmente, si sopravvive; l'interno, dal canto suo, è l'ospedale psichiatrico nel quale, invece, si vive – già, ma come si vive? Uno dei punti salienti della pellicola di Malaszczak è da ritrovarsi nel fatto che la vita manicomiale, seppur contrapposta a un'ambientazione che ha in sé del catastrofico, è palesemente una vita, per nulla indifferente a se stessa: nello spazio manicomiale, gli internati camminano, discutono, ballano – in sostanza, vivono la propria vita, che è indifferente e indipendente non dai corpi che la incarnano ma dai ritmi vitali che non la riguardano (lo spazio esterno, appunto). Contrapponendo esterno/interno, dunque, Malaszczak fa questa cosa affascinante e importantissima di ridare dignità all'anormale, e ciò gli è possibile considerando l'anormale come un altro normale, con norme biologiche che gli sono proprie e che si sono costituite in un ambiente, che è sia l'organismo che il manicomio, particolare, differente dall'esterno post-apocalittico; tuttavia, non si deve considerare tutto ciò come una sorta di compianto o di benevolenza nei confronti dell'anormale, dell'uomo di sragione: tutt'altro, è semmai un ricerca dell'origine e dell'originalità dell'anormale, colto ora nel fascio di possibilità che gli è proprio e che è diverso rispetto a quello del cosiddetto normale. Fin qui, comunque, Sieniawka è solo un gran bel film – quindi cos'è che fa di esso il capolavoro che a conti fatti è? Il fatto, incontrovertibile, che si tratta di una realtà cinematografica, che si autopone nel momento in cui è ripresa e che è posta nel momento in cui è ridata. Posta dallo spettatore, ovviamente, che fruendola la introietta, la metabolizza e la esterna nel film che per lui Sieniawka è. Lo spettatore gioca a questo proposito un ruolo fondamentale, poiché egli è al contempo all'esterno e all'interno, è cosciente sia dello spazio post-apocalittico che di quello manicomiale, e in tal senso si può ammettere che egli abiti la soglia che non solo divide i due spazi ma è nei confronti di questi neutro, di una neutralità particolare, però, poiché non si tratta più di non essere né normale né anormali, bensì di essere al di là dell'anormale e dell'anormale, in quella soglia – appunto – che neutralizza e in quanto tale non considera la normalità e la normalità. Questo è il grande gesto di Malaszczak, e questo è – al contempo – la straordinarietà di Sieniawka.

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