To be and to come back (Ser e voltar)


«Il cinema è molto lento» dice Xacio Baño al nonno, mentre questo è in posa, in mezzo a un bosco, per essere ripreso, e basterebbe questa semplice esternazione per poter sostenere che il regista spagnolo abbia veramente capito tutto e che questo suo Ser e voltar (Spagna, 2014, 13') sia un pezzo da novanta come pochi, che nel suo piccolo riesce in un'impresa enorme, e cioè mostrare il cinema che è al di là di ogni singolo film come una sua emanazione; eppure, Ser e voltar è qualcosa di molto piccolo e intimo, sicché riesce difficile, dopotutto, poter pensare che le cose stiano davvero così, qualora non le si consideri come irriducibili l'una all'alta: è questo il punto, ciò su cui si gioca l'intero cortometraggio di Baño, nel fatto appunto di ridurre se stesso per poter arrivare all'osso, allo scheletro di cui tutto il resto è carne e polpa. Così, il regista torna nella casa dei nonni e li riprende mentre sono nel bosco o danno da mangiare alle vacche o stanno in cucina a leggere, ed è tutto così maledettamente naturale e perfetto che riesce difficile, infine, cogliere la vita e il cinema e non, come invece succede, la vita-cinema che Ser e voltar esprime e in un certo senso è. Che cos'è Ser e voltar? Ser e voltar è ciò che può il cinema, è espressione o segno del fascio di potenzialità proprie del cinema. E cosa può il cinema? Nient'altro che questo: attuare una doppia cattura sulla vita, cioè catturare la vita ed essere catturato da essa. Il movimento che ne consegue e che caratterizza l'arte cinematografica risulta dalla dialettica tra questi due elementi, e il tempo che Baño letteralmente riprende dai ricordi dei suoi nonni e dalle loro giornate è un tempo che diventa subito spazio, luogo del cinema, nel quale la vita affronta una nuova forma di eternità.

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