The immaculates (Gli immacolati)


Chi sono gli immacolati? Ronny Trocker gira Gli immacolati (Francia, 2013, 13') in una realtà altra, virtuale, come quella di Last days in a lonely place (USA, 2008, 22') e ancora diversa, e il cortometraggio inizia pura a mo' di fiaba e subito la fiaba si soffoca, diviene realtà, già, ma chi sono gli immacolati del titolo? Una voce narrante ci introduce in un bosco, il quale darà in una cascina disfatta, che a sua volta si aprirà sul paese, ed è qui che si consuma un fatto atroce: lo stupro di una sedicenne da parte di un paio di zingari, che abitano la cascina sul limitare del bosco. La notizia fa presto il giro del paese, e per quanto questo sia di per sé tollerante, la furia accieca gli animi e i cittadini arriveranno a dare alle fiamme la cascina in cui abitano gli zingari, quindi chi sono gli immacolati? Non certo la ragazza, che si scopre aver mentito sull'accaduto, né tantomeno i paesani, pervasi dall'odio come sono; si direbbe siano gli zingari, ma in effetti non c'è motivo di crederlo, perché «immacolato» significa puro, non intaccato, e questi non sono puri, perché l'aria che respirano e il tempo in cui vivono sono inquinati da quel razzismo quiescente, sempre pronto a risvegliarsi. No, non esistono immacolati nel cortometraggio di Ronny Trocker, e il fatto che egli decida di incanalare questa storia in una virtualità che non ha nulla di reale porta all'amara considerazione che, di fatto, la purezza sia qualcosa di irreale, forse perduto, sicuramente non più presente bensì appartenente a quel fantomatico «c'era una volta» ripetuto più volte nel corso della pellicola, e che, insomma, sia rinvenibile esclusivamente in un tempo e in un luoghi che siano altri rispetto all'hic et nunc che viviamo e abitiamo: è un cortometraggio fiabesco, Gli immacolati, e perciò è fondamentalmente disperato, cioè senza speranza, perché quel «c'era una volta» equivale a un «non c'è più», e in fondo sta qui la forza incredibile e insieme spodestante del film di Trocker, nel fatto cioè di esser consapevole di poter ritrovare la grazia solo nella virtualità, essendo essa ormai inevitabilmente perduta nel mondo in cui ci è dato vivere.

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