The good behavior (O bom comportamento)


O bom comportamento (Brasile, 2014, 19') è un film semplice. Tratta di un campo estivo in mezzo alla natura, e tutto sommato si potrebbe chiudere qua, perché il cortometraggio di Eva Randolph non va oltre ma è come se si fermasse per alcuni istanti e contemplasse lo scenario che egli stesso dischiude per poi lasciare i ragazzi alle loro vite sbilenche e fragili; in questo senso, è tutto molto discreto, in O bom comportamento, ma è una discrezione quasi etnografica, che pare voglia tentare di cogliere l'essenza di quella gioventù, studiare le implicazioni di un contatto tra corpi, riflettere sulle relazioni chimiche che intercorrono tra una persona e l'altra quando almeno una delle due è innamorata e, insomma, riuscire a penetrare la vita nel momento stesso in cui questa si mostra autenticamente per la prima volta. È un esperimento scientifico, dunque, e perciò non si deve intendere il buon comportamento del titolo come una descrizione, come volesse dire che il tema trattato nel cortometraggio è un buon comportamento, ma lo si dovrebbe interpretare come una sorta di schema a priori che, a mo' di rete, andrà a reticolare l'esperienza tracciata in O bom comportamento: è un preconcetto di cui non possiamo liberarci, e la trama, la materia di cui si compone la pellicola sarà inficiato da esso, dal fatto che siamo impossibilitati di assistere a un evento senza immediatamente connotarlo moralmente. Ma non c'è nessuna morale, in O bom comportamento, solo quest'evento in cui la vita si mostra, e per quanto lo spettatore sia costituzionalmente inadatto a coglierla, quello che succede è puro, al di là del bene e del male, si direbbe quasi animalesco nel suo sfuggire a qualsiasi categoria - morale o concettuale - che gli si potrebbe affibbiare: è qualcosa che riguarda l'amore, la paura di non essere all'altezza, l'adattamento all'ambiente e la consapevolezza che l'ambiente possa indissolubilmente intaccare qualsiasi cazzo di onestà, anche sentimentale, per mezzo della quale si tenta di esprimere - con la massima cura - la propria persona per mostrarla all'altro, che può essere un'altra persona ma anche una cascata, l'acqua di una piscina, un albero. Ecco, O bom comportamento descrive questo stare sul baratro che è, in fondo, l'essenza stessa del sentirsi innamorati, perché è solo allora che ci si scopre in tutta la propria originalità e irripetibilità ma è anche allora che ci si sente fragili, destabilizzati e angosciati (a metà strada tra la felicità e la disperazione, cioè), che ci si conosce insomma, e questo accade una o due volte nella vita, perché raramente ci si innamora, per il resto si confonde l'amore con qualcos'altro, ed è davvero magnifica la Randolph a cogliere l'istante preciso in cui questo sentimento si trasforma in evento e a riuscire così a descriverlo, a delinearlo in un cortometraggio che è quasi un'etologia dell'essere umano, ripreso in tutta la sua autenticità, che solo l'amore, appunto, può far emergere.

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